Calcio
25 Gennaio 2022

Non saranno i playoff a salvare la Serie A

L'ennesima pezza per coprire il buco.

Il calcio italiano non sa più a che santo votarsi. L’ultimo è Santo Spettacolo, patrono di un campionato senza più visione ed idee, che prova per mezzo di scenografici colpi di coda a nascondere tutte le magagne accumulate nel corso degli anni. È questo il senso delle ultime dichiarazioni apparse sul Corriere dello Sport da parte del presidente della Figc, Gabriele Gravina, che rilancia nuovamente il tema dei playoff nel massimo campionato di calcio italiano.  

«I playoff? È il momento di provare. Negli anni Novanta nessuno credeva ai tre punti per la vittoria, e invece ha funzionato. I playoff in Lega Pro e Serie B sono una garanzia di visibilità e successo. Sarebbe un errore non testarli anche in Serie A, salvaguardando comunque il valore del merito sportivo raggiunto in classifica».

Gabriele Gravina, presidente Figc – Corriere dello Sport

Così il numero uno del calcio italiano sintetizza la proposta di introdurre degli scontri diretti, stile NBA, che ravvivino l’aspetto commerciale e l’interesse nei confronti del campionato nazionale: 4,6 oppure 8 squadre coinvolte per i playoff scudetto e probabilmente altrettante per i playout. Uno stravolgimento dettato da esigenze economiche per un campionato in crisi, la via più immediata per cercare di mettere una pezza ai problemi del calcio italiano senza pensare ad alternative sul medio-lungo periodo.

Prendiamo la Premier, un campionato che certamente può avere dei limiti ma che, dal punto di vista dello spettacolo e della commercializzazione, è per distacco il migliore al mondo: avete sentito parlare di playoff, malgrado la presenza di quelle 6-8 top squadre pronte a renderli un prodotto fortissimo sul mercato? No, perché il campionato funziona. E i playoff non ci sono nemmeno in Spagna, Germania, Francia, in nessuno dei maggiori campionati europei; ci sono in Belgio, ecco, e forse non è un caso.

Insomma l’introduzione degli spareggi in Italia, come al solito, sarebbe una pezza per coprire il buco. Invece di pensare ad agire sulle cause – e quindi a come rendere più appetibile il campionato, per gli sponsor ma anche per gli spettatori – si propone di agire sugli effetti. Una scarsa lungimiranza che d’altronde riguarda la nostra governance sportiva, la quale non è mai stata capace di attuare misure concrete per rilanciare il calcio nazionale (l’unico tentativo, quello delle squadre B, sappiamo tutti come è finito).



Così negli altri Paesi l’approccio è molto più pratico, a partire dalla Francia. Il campionato transalpino, inutile girarci intorno, è il meno affascinante tra i 5 grandi europei, ma proprio per questo ha deciso: dalla stagione 2023-2024, le squadre partecipanti alla Ligue 1 passeranno da 20 a 18. Per citare il presidente della Lega Calcio francese Vincent Labrune:

«È un’ottima decisione che mostra l’unità del nostro movimento. Soprattutto, ci permette di creare le condizioni per un ambizioso piano di riforme per il futuro».

Ora è chiaro che questo non basti per rilanciare un campionato con limiti strutturali, ma è un primo segnale ben più ragionevole dei playoff, che innanzitutto renderebbe la Ligue 1 più avvincente e poi farebbe anche risparmiare una manciata di impegni. Noi al contrario continuiamo ad invocare colpi di teatro per mascherare un immobilismo ormai cronico. Si parla di rendere più spettacolare la Serie A, e si propone come detto la pezza (e la scorciatoia) dei playoff: ma perché non partiamo invece dalla riduzione delle squadre pure noi?

E poi, quanto è importante per la riuscita del “prodotto” la stessa cornice? Uno stadio ben curato, pieno di tifosi e con un’atmosfera coinvolgente? All’estero in questo senso si è lavorato molto meglio, e i dati pre-pandemia parlavano di una percentuale di riempimento degli stadi che in Premier si attestava al 95%, in Bundes al 91%, in Liga al 70%, in Ligue 1 al 68% e in Serie A al 63%: dietro addirittura alla Ligue 1 e di ben cinque punti, rendiamoci conto.


Così anno dopo anno assistiamo a una desertificazione degli stadi, complici anche i prezzi esorbitanti dei biglietti che allontanano sempre di più (e come dargli torto) i tifosi. Per non parlare della condizione di quegli stessi impianti sportivi, spesso fatiscenti o risalenti ai tempi ruggenti dell’Italia produttiva degli anni ’70/80. La burocrazia, la poca chiarezza del Credito Sportivo e la mal gestione dei comuni italiani poi fanno sì che la maggior parte degli imprenditori getti la spugna su qualsiasi genere di riqualificazione. Pensiamo ai lavori al Dall’Ara di Bologna, per cui ci sono voluti 3 anni di consulenze tecniche solo per approvare il progetto presentato dal club rossoblu.

In sostanza, sono molti di più i progetti bloccati che quelli finora approvati e conclusi.

Per concludere, non è un caso che in Italia sia scoppiato lo “scandalo” dei prezzi di cartellino gonfiati: così le plusvalenze fittizie, unica fonte di reddito al di là dei diritti televisivi, con la complicità di qualche occhio chiuso hanno portato diversi club ad aggiustare i propri bilanci. Tutto questo fino a quando il covid non ha scoperchiato il vaso di Pandora, evidenziando tutti i limiti di sostenibilità (e di visione) del calcio italiano.

SUPPORTA !

Ormai da anni rappresentiamo un’alternativa nella narrazione sportiva italiana: qualcosa che prima non c’era, e dopo di noi forse non ci sarà. In questo periodo abbiamo offerto contenuti accessibili a tutti non chiedendo nulla a nessuno, tantomeno ai lettori. Adesso però il nostro è diventato un lavoro quotidiano, dalla prima rassegna stampa della mattina all’ultima notizia della sera. Tutto ciò ha un costo. Perché la libertà, prima di tutto, ha un costo.

Se ritenete che Contrasti sia un modello virtuoso, un punto di riferimento o semplicemente un coro necessario nell'arena sportiva (anche quando non siete d’accordo), sosteneteci: una piccola donazione per noi significa molto, innanzitutto il riconoscimento del lavoro di una redazione che di compromessi, nella vita, ne vuole fare il meno possibile. Ora e sempre, il cuore resterà il nostro tamburo.

Sostieni

Gruppo MAGOG

Il triste destino delle Squadre B
Calcio
Michelangelo Freda
29 Luglio 2022

Il triste destino delle Squadre B

Una riforma fallimentare (e rinnegata).
Lo strano caso del Campobasso
Calcio
Michelangelo Freda
28 Luglio 2022

Lo strano caso del Campobasso

L'ennesima nota stonata in Serie C.
Ciriaco De Mita e l’Us Avellino
Calcio
Michelangelo Freda
26 Maggio 2022

Ciriaco De Mita e l’Us Avellino

È morto oggi, a 94 anni, un autentico uomo di potere.

Promozioni

Con almeno due libri acquistati, un manifesto in omaggio

Spedizione gratuita per ordini superiori a 50€

Ti potrebbe interessare

Il Milan non è più forte ma merita lo Scudetto
Italia
Gianluca Palamidessi
15 Maggio 2022

Il Milan non è più forte ma merita lo Scudetto

Siamo a novanta minuti da un miracolo sportivo.
Giovanni Galeone, il marinaio del pallone
Ritratti
Jacopo Gozzi
23 Settembre 2022

Giovanni Galeone, il marinaio del pallone

Un uomo di cultura, quindi di calcio.
Juric e l’elogio del calcio dinamico, non fisico
Papelitos
Gianluca Palamidessi
18 Settembre 2022

Juric e l’elogio del calcio dinamico, non fisico

La Serie A è indietro anni luce rispetto agli altri campionati.
Giuseppe Pastore: l’Italia vive una crisi di attaccanti e attaccati (alla maglia)
Interviste
Gianluca Palamidessi
22 Settembre 2022

Giuseppe Pastore: l’Italia vive una crisi di attaccanti e attaccati (alla maglia)

Intervista sulla Nazionale ad uno dei più bravi e preparati giornalisti italiani.
La strage dello Stadio Olimpico
Cultura
Alberto Fabbri
23 Gennaio 2022

La strage dello Stadio Olimpico

23 gennaio 1994, la Mafia alza il tiro contro lo Stato.