Calcio
08 Gennaio 2019

Poison Lasagna. Arsenal, agonia ed estasi

Intervista con i ragazzi di Poison Lasagna, magazine indipendente di Londra.

Poison Lasagna è l’ultimo progetto editoriale di Eighteen86, un-official Arsenal store con sede a Londra, che da qualche anno si occupa di rimettere in moto il merchandising Gunners, dai primi anni 2000 in giù, fino ad arrivare agli anni Ottanta. Ed & Max, che abbiamo intervistato, hanno avuto la pazienza di rispondere a qualche domanda sul loro ultimo progetto, la fanzine sull’universo Arsenal.

 

Li ringraziamo per averci gentilmente concesso alcune immagini esclusive dal loro primo numero.

 


 

Come vi è venuta in mente l’idea di creare un magazine cartaceo? Per di più su un argomento così specifico, in un periodo in cui sappiamo bene che l’online ha la meglio sulla tradizionale carta stampata. Dando una rapida occhiata alla vostra rivista, due aspetti, sugli altri, saltano all’occhio: l’estetica e l’aspetto per così dire «esoterico» del pianeta Arsenal. Basti pensare alla vostra maglietta “The agony and the ecstasy”.

Abbiamo sempre letto The Gooner (il più celebre e duraturo fanzine dell’Arsenal), da quando, piccoli, andavamo ad Highbury ed eravamo soliti leggere qualcosa, prima della partita o tra un tempo e un altro. Entrambi (Ed e Max, ndt) ascoltavamo hardcore e metal, luoghi musicali in cui la “zine” era parte della cultura. Poi, qualche anno fa, io e Max abbiamo girato un film insieme, dal titolo Whose Game Is It Anyway?, sulla nascita delle football fanzines nel Regno Unito, e di come da qui iniziò un movimento di protesta contro la direzione che il gioco del calcio stava prendendo. Ho anche iniziato a collezionare fanzines degli anni Ottanta e Novanta, mentre stavamo girando il film. Insomma, avevamo messo su un bel po’ di materiale. Il passo successivo era quello di farne uno noi stessi. Ci sono voluti due anni di lento e paziente lavoro, tra la raccolta del materiale inedito, quello fotografico e quello narrativo. Ma ora, finalmente, lo abbiamo stampato!

 

The Agony & The Ecstasy

 

Le persone credono che le football fanzines stiano morendo, o siano addirittura già morte, ma non è il nostro caso. Le fanzines più antiche non hanno mai realmente modificato il proprio approccio alla carta stampata. Parlare di tattica, di calciomercato, di questo o di quel giocatore, è qualcosa che compete più al blog. In altre parole, con Poison Lasagna abbiamo pensato che saremmo stati più seguiti e apprezzati, essendo magari meno attenti alla stretta attualità (è ciò che accade quando si stampano due numeri a stagione anziché uno al mese), ma proprio per questo più focalizzati sulle questioni del tifo gooners. La nostra volontà è quella di inserire più fotografie di quanto normalmente troveresti in una fanzine. Indagando, oltre a questo, le questioni strettamente sociali, di come queste ultime trovino sfogo fuori, e dentro, lo stadio.

 

La vostra attenzione sui dettagli che caratterizzano la giornata tipo del tifoso Arsenal è straordinaria. La nostra domanda è: quale importanza riveste, secondo voi, la cultura del tifo?

 

Uno dei protagonisti della nostra fanzine, a esplicita domanda, ha risposto: “i tifosi sono i guardiani dell’eredità culturale di un club. Non puoi mai fare affidamento sulle società perché, in fondo, si tratta di materia economica. Le società sono interessate a vedere da dove viene l’ultimo penny. I tifosi, al contrario, vedono il club con occhi diversi. Noi vediamo la nostra squadra come costante delle nostre vite, siamo focalizzati sull’identità e ce ne prendiamo cura”. Credo che questo riassuma bene il concetto. Sarà un cliché, ma football without fans is nothing. Per noi è importante documentare chi vive di Arsenal, celebrandone la storia e le tradizioni. La nostra speranza è che Poison Lasagna possa contribuire, anche in misura minima, a far capire a chi non è con noi perché l’Arsenal è così importante per la nostra vita.

 

Cieca fede. Una delle tante, e straordinarie, storie presenti nella fanzine

 

Il calcio sta vivendo un momento molto particolare. Mentre i soldi muovono gli interessi di giocatori e società, i tifosi sono lasciati al loro destino. Molte proteste (soprattutto in Premier League) sono state fatte negli anni passati, ma qual è la vostra opinione in merito? Può il volto «miliardario» del calcio fare a meno di quello più «povero» (popolare)?

Ci sono state varie proteste che sono scoppiate qua e là nel Regno Unito ma nessuna di queste è durata a lungo. The Unified Football Supporters Organisation ha fatto un ottimo lavoro nel promuovere l’immagine del tifoso, ma questa organizzazione non è di protesta. Nonostante ci sia stata un’impennata di proteste nelle varie divisioni, non penso che queste abbiano fatto molto scalpore. Solitamente i club iniziano a interessarsi di queste proteste quando i tifosi disertano lo stadio. Nessuno si aspetta che la Premier League diventi una sorta di utopia socialista dei tifosi ma sarebbe bello se i fans non venissero spennati per vedere una partita di calcio. I prezzi dovrebbero scendere, questo è chiaro. Ma, ancora una volta, quale incentivo avrebbe la società a far questo se la gente continua a comprare in ogni caso i biglietti ad un prezzo molto alto?

 

Personalmente, penso che ciò che le società dovrebbero fare è vendere i biglietti ad un costo ridotto almeno agli under 18. L’età media della Premier League, allo stadio, è di 41. Nel 1989 più del 25% degli spalti era occupato da under 24. Chi viene incolpato per la poor atmosphere negli stadi inglesi oggi? Non le società, ma i tifosi. Ovviamente il clima stadio non può che peggiorare con meno ragazzi sugli spalti e prezzi più alti. Un altro provvedimento che la Premier League dovrebbe attuare è mettere al riparo i posti in piedi.

 

Esoterismo ed essoterismo

 

Un’ultima domanda sull’Arsenal. Abbiamo scritto in passato di Wenger e della decadenza Gunners dopo l’addio da Highbury. Ora, sotto Unay Emerey, le cose stanno finalmente cambiando. Quali sono le aspettative dei tifosi? Credete che l’Arsenal possa tornare la squadra che ci ha fatto sognare nei primi anni 2000?

Emery ha il nostro pieno appoggio, e sempre lo avrà. Sono ben felice di accettare qualche stagione, per così dire, traballante, senza trofei; deve costruire la sua squadra e ha bisogno di più di una, o due, finestre di mercato. Siamo a metà stagione, ma già dall’inizio l’atmosfera allo stadio è irriconoscibile rispetto alle ultime stagioni, in positivo. La gente è diventata più paziente coi nuovi giocatori, e si respira, in generale, un’atmosfera più positiva e pulita in società. Dobbiamo avere pazienza e vedere cosa accadrà. Sono certo che c’è una minorità che sarebbe in grado, senza farsi troppi problemi, di andare contro Emery se le cose dovessero andare male nella seconda metà della stagione. In quel caso, diremmo a quella minorità di tenere la bocca chiusa e di dargli un po’ di tempo per provare a cambiare le cose. Up The Arsenal!

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