Ultimo atto della stagione 2017/18 tedesca. All’Olympiastadion di Berlino, tanto caro a noi italiani, va in scena la finale di DFB Pokal tra Bayern Monaco ed Eintracht Francoforte. Competizione che negli ultimi anni ha permesso ai tifosi tedeschi di godersi qualche sorpresa, visto che la Bundesliga è ormai da sei stagioni monopolio bavarese. Dalle nostre parti è la stessa storia, non dimentichiamocene.

 

Sulla panchina dell’Eintracht siede per l’ultima volta Nico Kovac, annunciato poco più di un mese fa come il prossimo allenatore del Bayern. Tempistica nel dare la notizia che non è stata presa particolarmente bene dalle parti di Francoforte, dato che è arrivata in un momento cruciale della stagione. Oltre alla già annunciata finale della DFB Pokal, c’era in palio anche un posto in Europa, alla fine tristemente sfumato. Quattro sconfitte e una sola vittoria, il bottino di Kovac dal giorno della notizia del salto di qualità.

La festa dell’Eintracht dopo l’ultima uscita stagionale (Alex Grimm/Bongarts/Getty Images)

Un atteggiamento “egoista” come l’ha definito il direttore sportivo dell’Eintracht Fredi Bobic, quello dei bavaresi, che ricorda molto il caso Mario Gotze, il cui acquisto venne ufficializzato poco prima della finale di Champions League tra Bayern e Borussia Dortmund, alla quale il giovane talento non prese parte. I primi ad alzare la voce in Europa, gli ultimi a farsi problemi in patria. Einstein disse che la moralità ha la massima importanza – ma per noi, non per Dio. Se c’è un Dio della Bundes, quello è il Bayern Monaco.

 

Calcio tedesco che non sta vivendo uno dei suoi momenti migliori sotto l’aspetto della qualità. A sottolinearlo è stato il pessimo rendimento di gran parte delle squadre teutoniche nelle competizioni europee durante questa stagione. Se la regola del 50+1 sta iniziando a mostrare i propri difetti, d’altra parte la società bavarese e il suo atteggiamento prepotente in patria non sono assolutamente da sottovalutare. Nelle ultime stagioni i maggiori talenti della Bundesliga sono puntualmente finiti in Baviera:  Lewandowski, Neuer, Hummels, Kimmich, Süle, Wagner, Rudy e quest’anno Goretzka.

Caduta verticale (Lars Baron/Bongarts/Getty Images)

Togliere alle dirette concorrenti le uniche striminzite possibilità di competere, per poter così mantenere il proprio controllo sul torneo nazionale. Modus operandi che va di pari passo a quello della Juventus, unica società italiana in grado di tenere il passo delle potenze europee in ambito economico, che quindi si permette – nonostante l’aumento dei prezzi del calciomercato – di portar via giocatori fondamentali per le rivali, come Pjanic ed Higuain. Uccidendo così sul nascere la questione campionato. Successo che però stenta ad arrivare per entrambe al di fuori dei propri confini. Neanche una finale di Champions per i bavaresi dall’acquisto di Gotze, che segnò l’inizio di questa politica arrogante sul proprio territorio. La Juventus arriva, ma fallisce lo step finale da ormai quattro anni.

 

Interessante nella gara di questa sera sarà poi l’ennesimo “scontro” tra i fratelli Boateng (Jerome è però fuori per infortunio). Interessante sarà, soprattutto, vedere l’ultima di Kovac sulla panchina dell’Eintracht. L’ennesima prepotenza del Bayern Monaco, voce grossa tra voci bianche. E lo scenario è noioso più che mai. Con buona pace della competitività.


Foto di copertina Lars Baron/Bongarts/Getty Images