Papelitos
24 Settembre 2022

Se i giornali sportivi muoiono, di chi è la colpa?

L'addio di Federer, il nulla della carta stampata italiana.

Questo papelito non è dedicato agli indignati dell’ultima ora, a quelli che “oggi si è ritirata una leggenda come Federer, dov’è il suo faccione in prima pagina!?”, “perché Raspadori e non FEDAL?” che si tengono la mano amorevolmente. Non fatevi ingannare: molti di questi avranno visto sì e no due incontri di tennis. Chi ha davvero amato il tennis di Roger Federer è in lutto perenne – vale a dire in un lutto da cui non si esce – e non ha tempo per indignarsi sulle prime pagine dei quotidiani sportivi nazionali.

Come se poi, tra l’altro, non fosse sufficientemente chiaro a tutti – mica da ieri – come funzionano le dinamiche commerciali della i) carta stampata e ii) dei media nazionali in generale. Chissà com’è che la De Filippi va in prime time e il l’approfondimento sulla secolarizzazione delle religioni alle 3 di notte. Buongiorno mondo deontologicamente puro e santo: ma dove diamine siete stati finora? In qualche modo, diciamolo pure sussurrandolo, Contrasti nasce per questo (pacca sulla spalla). Contrasti nasce per dare voce a ciò che voce non ha (più), per dare risalto a ciò che lo merita a prescindere dalle views, dai likes e dai dindini. E allora ecco i nostri approfondimenti cultural-sportivi, i nostri editoriali scorretti, i ritratti memorabili su personaggi fuori tempo massimo.

Entriamo per un secondo nella mente megamind degli editori del CorSport e della Gazza. Ieri, mandando in stampa quelle prime pagine (24.09) all’indomani del ritiro di uno dei più grandi sportivi (non tennisti) di sempre, amato trasversalmente da tutti gli amanti dello sport in generale, dicevamo; ieri i quotidiani sportivi mandando in stampa GIACOMINO RASPADORI che porta l’Inghilterra in Serie B di Nations League (perbacco che notizia!) commettono un errore gravissimo, ma mica dal punto di vista giornalistico (se lo pensate, uscite dall’utopia di un mondo ideale e retto che è morto da un po’ di tempo): SOPRATTUTTO da un punto di vista comunicativo e mediatico!

Non possiamo credere, no signore, che GIACOMINO RASPADORI e il suo inutile gol all’Inghilterra vendano più delle lacrime strappalacrime della coppia Fedal, unita in un’immagine tanto forte come forse se ne ricordano poche nella storia dello sport. In quelle lacrime dei due antagonisti (sportivi) che hanno segnato una generazione (pure due, probabilmente) di amanti dello sport c’è lo stesso peso di altre memorabili immagini rimaste nella storia: i pugni chiusi di Tommie Smith e John Carlos a Città del Messico, lo scambio di borraccia tra Coppi e Bartali, la corsa trionfale di Pietro Mennea a Mosca nel 1980. Ecco, fermiamoci su questo punto della questione, senza scandagliare anacronistici e sensazionalistici stupori quando ci accorgiamo (eureka! in salsa alzhemier) che il vecchio e caro giornalismo sportivo è diventato ormai una delle tante vetrine sul nulla che avanza. I giornali moriranno, ma mica per colpa degli altri.

SUPPORTA !

Ormai da anni rappresentiamo un’alternativa nella narrazione sportiva italiana: qualcosa che prima non c’era, e dopo di noi forse non ci sarà. In questo periodo abbiamo offerto contenuti accessibili a tutti non chiedendo nulla a nessuno, tantomeno ai lettori. Adesso però il nostro è diventato un lavoro quotidiano, dalla prima rassegna stampa della mattina all’ultima notizia della sera. Tutto ciò ha un costo. Perché la libertà, prima di tutto, ha un costo.

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