Editoriali
16 Dicembre 2022

Francesco Ghirelli, è ora delle dimissioni

Con la riforma naufraga anche un sistema di potere.

L’Assemblea straordinaria dei club di Lega Pro, nella votazione di ieri mattina, ha bocciato ufficialmente la riforma del format proposta dal presidente di Serie C Francesco Ghirelli. Fortunatamente, viene da aggiungere a noi di Rivista Contrasti ma soprattutto a tanti appassionati, che possono tirare un sospiro di sollievo dinnanzi all’iniziativa portata avanti nelle scorse settimane dal numero uno della Lega Pro – e, permetteteci di dirlo, anche dalla stampa amica accondiscendete.

Quella pazza, folle idea di trasformare la Serie C in una NBA dei poveri naufraga dinnanzi all’incredulità del suo fautore e di alcuni adepti, colpevoli di aver peccato di presunzione e di aver trascurato le perplessità sollevate dai club e dalle altre leghe. Una sconfitta che evidenzia le difficoltà di un presidente trasformato in despota, pronto a passare sopra chiunque gli si opponga o a sbeffeggiare pubblicamente chi contesti il suo potere. Timori che hanno spinto, infine, le società di Serie C a chiedere la votazione segreta all’assemblea: un modo per non esporsi e non incorrere in possibili “ritorsioni”.



In effetti, nelle settimane precedenti alla votazione in assemblea il presidente della Lega B, Mauro Balata, e il suo corrispettivo della Serie A, Lorenzo Casini, avevano chiesto a Ghirelli di discutere della riforma prima nel Consiglio Federale, cercando di applicare un discorso generale al sistema calcio. Richiesta ovviamente declinata da Ghirelli, convinto di poter procedere indisturbato dato l’assenso dell’amico di lungo corso, Gabriele Gravina, e il momentaneo sostegno di alcuni club. Così il presidente della Serie C dava per scontato di potersi presentare il 19 dicembre, nel Consiglio Federale, con una riforma del format già approvata.

Peccato però che Ghirelli abbia dovuto fare i conti con una realtà completamente diversa.

Gli ipotetici 10 club contrari, come titolato da alcuni giornali e twittato da qualche giornalista accondiscendete, si sono trasformati improvvisamente in 24 con un solo voto considerato nullo. Numeri che hanno portato alla non approvazione della riforma per il mancato raggiungimento dei 2/3 dell’assemblea (40 voti), la quale ha visto “solo” 34 voti favorevoli. 24 club al contrario hanno avuto il coraggio di testimoniare come il re fosse nudo e, seppur segretamente, di farsi sentire ed esporre la realtà di una riforma indigesta, priva di una visione, di un senso logico e di dati affidabili.

Una riforma che puntava all’accrescimento economico mediante la vendita di questo “straordinario format” nell’obiettivo di conquistare il mercato asiatico, e proposta ai club con un PDF con su un titolo di ‘Repubblica‘ sulla generazione Z, la quale sarebbe attratta solo dagli highlights e dai videogiochi e non dalla gara di 90 minuti. Un’illuminazione avuta in estate durante un soggiorno al mare, come affermato dal presidente Ghirelli in assemblea quando, abbagliato dal sole, ha «sentito un bambino dire al papà che non avrebbe visto la gara di Marcell Jacobs ma solo gli highlights».



Adesso però Ghirelli deve fare i conti con la realtà. Questa bocciatura è l’ennesimo fallimento della sua presidenza, aggiungendosi a tante altre proposte respinte o comunque non applicate, come le gare alle 12.30 (poche società finora hanno sfruttato questa fascia oraria) o il VAR a carico delle società di Lega Pro. Per non parlare del mancato supporto del governo alla crisi del covid e di una Serie C con enormi problemi strutturali, cose di cui abbiamo parlato più e più volte. Infine questa pessima figura in assemblea.

«Mi impegno a non arretrare di un centimetro nella riforma del calcio italiano».

Con queste parole, in un comunicato stampa del 25 novembre, Ghirelli rispondeva alle critiche sulla riforma. Adesso però, senza essersi mosso di un centimetro, si ritrova spalle al muro, con una leadership in forte discussione. Non vogliamo cadere nella solita retorica esterofila italiana ma all’estero, un presidente che avesse visto respinta la sua riforma, si sarebbe dimesso. Soprattutto laddove sempre più persone iniziano a remare contro di lui dall’interno, a non rispecchiarsi più nei suoi modi e contenuti. La bocciatura è così un chiaro segnale, se non proprio una metaforica defenestrazione, di società che finalmente, approfittando del voto segreto, hanno espresso la proprio contrarietà ad una proposta sbagliata nei contenuti e nei modi.

Per questo il presidente Ghirelli, alla cui gestione abbiamo sempre dedicato particolari attenzioni, dovrebbe avere la dignità di fare un passo indietro e rinunciare all’incarico finora ricoperto, inaugurando un nuovo percorso politico in grado di ascoltare la voce dei club e delle altre leghe, e che curi gli interessi collettivi a discapito di quelli personali. Dimissioni necessarie per non buttare al macero la sua storia professionale.

Anche perché, ci chiediamo, a cosa serve rimanere in carica al vertice della Lega Pro – e alla vice presidenza della FIGC – se la propria proposta di riforma è stata bocciata dagli stessi club che si rappresentano? Con quale credibilità Ghirelli si siederà, il 19 dicembre, in Consiglio Federale? Il presidente potrebbe far leva sulle società (34) che si sono espresse favorevolmente sulla riforma ma, oltre a tutti i problemi enormi e strutturali del campionato, è davvero una Serie C spaccata e dilaniata quello di cui abbiamo bisogno? Interrogativi, posti nuovamente, ai quali speriamo di trovare presto risposta.

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