13 luglio 2014, al Maracanà si sta svolgendo la finale della coppa del mondo tra Germania e Argentina. Il risultato è fermo sullo zero a zero, quando al minuto 88 Joachim Low decide di far entrare Mario Gotze. Prima che il classe ‘92 metta piede in campo, il commissario tecnico decide di mostrargli tutta la fiducia che prova nei suoi confronti:

“Mostra al mondo di essere più forte di Messi”.

Risulta essere una delle sostituzioni più azzeccate della storia, visto che al 113’ del secondo tempo supplementare il gioiellino tedesco decide la finale con un gol bellissimo, regalando alla Germania la sua quarta coppa del mondo. Gotze ha solo 22 anni e quella sera diventa l’idolo di un popolo intero. Che sia proprio lui a decidere la finale è il miglior modo per il calcio tedesco di suggellare quella rivoluzione iniziata quasi dieci anni prima. Mario è uno dei migliori frutti nati grazie agli investimenti tedeschi nel mondo del pallone, rappresenta il nuovo che avanza, uno di quei giocatori che nessuno si sarebbe sognato di vedere con la maglia tedesca fino a qualche anno prima. Esile fisicamente, che fa della sua forza principale l’enorme tecnica a disposizione. Un fantasista eccellente, un numero dieci che non ha una vera e propria posizione nel rettangolo di gioco, ma rende al meglio solo quando è libero di fare ciò che vuole. Uno così non avrebbe mai trovato posto nel pragmatico calcio tedesco.

Il gol di Gotze che vale la finale dei Mondiali in Brasile

Il gol di Gotze che vale la finale dei Mondiali in Brasile

Mario rappresenta al meglio l’idea che la DFB aveva in mente quando decise di rifondare il calcio tedesco dalle fondamenta. Costruire in casa propri i fenomeni che avrebbero dovuto riportare la Germania tra le grandi e lasciarsi dietro le spalle il prototipo di calcio fisico. L’ascesa del ragazzo è la prova che dimostra come il piano abbia funzionato. Dopo essersi laureato campione d’Europa con la compagine under 17, ha scalato tutte le categorie prima di aggiudicarsi un ruolo decisivo nella nazionale maggiore. Il gioco che il fantasista è in grado di esprimere è un’assoluta novità in terra germanica. Viene battezzato il Messi tedesco, un paragone che sarebbe fuori luogo per chiunque. Anche se la differenza con l’argentino è evidente, Mario è il miglior talento in circolazione, capace di portare in un calcio che fino a poco tempo fa era tutto forza fisica e pragmatismo, lampi di genio e giocate tecniche degne del joga bonito sudamericano. Il ragazzo dà colore a quella Germania grigia e noiosa. Se dovessimo posizionare in un piano cartesiano la carriera del ragazzo in quella sera di Rio de Janeiro, andrebbe sicuramente sul secondo quadrante, dove sia l’asse delle ascisse che quello delle ordinate sono di segno positivo. Dev’essere stata un’estate piena di ottimi propositi quella del 2014 per Mario, inconsapevole che da quel momento tutto sarebbe andato a rotoli. Le prime avvisaglie erano arrivate l’anno precedente, quando il passaggio del fantasista al Bayern Monaco aveva fatto molto discutere, dato che la società bavarese ne aveva dato l’annuncio prima della semifinale di Champions League tra Borussia Dortmund e Real Madrid. Come se non fosse bastato un tradimento simile, Mario saltò la finale tutta tedesca di quell’anno, contro la sua futura squadra a causa di un infortunio. Da quel gol contro l’Albiceleste non si è più avuta traccia del vero Gotze. Quel Mario che aveva formato un tridente sfavillante con Reus e Lewandowski, guidato da Klopp in panchina, stava scomparendo in un lontano ricordo sfumato dal tempo. Un Dortmund capace di vincere due campionati nazionali consecutivi e arrivare ad un soffio dalla Champions League nel 2013.

Mario Gotze e Jurgen Klopp, suo secondo padre

Mario Gotze e Jurgen Klopp, suo secondo padre

Dopo la prima discreta stagione con la maglia bavarese, i due anni successivi alla corte di Guardiola sono stati molto ben al di sotto delle aspettative. Un calciatore lontano anni luce da quello che eravamo abituati a vedere. Compassato, macchinoso, incapace di essere decisivo. La maglia da titolare solo nelle partite meno importanti, un lento e inesorabile declino. In molti, tra i quali il suo procuratore, diedero la colpa del suo peggioramento a Guardiola, reo di non aver utilizzato nel migliore dei modi il numero diciannove. Ma come ha scritto il biografo del catalano – Martì Perarnau – proprio sul giovane talento Guardiola impegnò la maggior parte del suo tempo per trovargli la posizione più congeniale.

“Si spaccava la testa per capire come ottenere da Gotze le prestazioni che aveva fatto vedere a Dortmund. Non ha dedicato a nessuno il tempo che ha dedicato a lui”.

Dopo tre stagioni fallimentari dal punto di vista personale, Gotze decide di tornare a casa. Dalle parti di Dortmund però nessuno si è dimenticato dello sgarbo di tre anni prima, e alla notizia che il ritorno sta per concretizzarsi, la reazione dei tifosi è eloquente: “Milano o Madrid, l’importante è che non sia Dortmund. Vaff*****o Gotze”. Il ritorno alla casacca giallonera fa sognare tutti gli appassionati di calcio, ma purtroppo la stagione è addirittura peggiore delle precedenti. Solo sedici presenze e due gol, prima che il 27 febbraio il Borussia Dortmund comunichi la notizia sconvolgente: È strettamente e urgentemente indispensabile esonerare Mario dagli allenamenti. Il ragazzo soffre di una grave forma di miopatia muscolare, che potrebbe costringerlo addirittura al ritiro dall’attività agonistica. Tale malattia è classificata come “affezione muscolare caratterizzata da un’alterazione strutturale e funzionale delle fibre muscolari”. Le cause di questo problema sono molteplici: malattia generativa (distrofia muscolare), metabolismo cellulare alterato (il suo caso) o infiammazione del tessuto muscolare. La conseguenza è il dimagrimento delle masse muscolari di tutti e quattro gli arti, una diminuzione della forza e della contrazione muscolare che comporta la sensazione di fatica, causata dall’incapacità del corpo di bruciare grassi e di inviare stimoli ai muscoli, nei quali si riscontrano difficoltà anche nello svolgimento di azioni semplici come salire le scale. Figurarsi quanto possa essere difficile allenarsi ad un ritmo professionistico.

Joachim Low a colloquio con Mario Gotze

Joachim Low a colloquio con Mario Gotze

La carriera di Mario si è spostata velocemente sul piano cartesiano e ora si trova sul terzo quadrante, quello dove i due assi hanno segno negativo. Un impensabile addio al calcio a quest’età sarebbe un’enorme perdita, in primo luogo per la Germania che dovrebbe fare a meno della stella intorno alla quale ha già sognato in passato. Oltre alla nazionale di Berlino, sarebbe tutto il mondo del calcio a risentire della sua mancanza, che andrebbe ipoteticamente ad aggiungersi all’addio prematuro più sofferto della storia, ovvero quello di Marco Van Basten; il Cigno di Utrecht dovette ritirarsi a soli 29 anni. I problemi fisici non ci hanno inoltre permesso di goderci a pieno due monumenti come Ronaldo – il vero fenomeno durò troppo poco, fino all’infortunio con la maglia dell’Inter – e Maradona, la cui caviglia subì una riduzione della mobilità quando militava nel Barcellona. Pensare a cosa sarebbero stati in condizioni ottimali fa venire i brividi. Ultimo in ordine cronologico, e ormai quasi dimenticato, è il caso della giovane promessa interista Felice Natalino, costretto ad abbandonare i campi da calcio a soli 21 anni perché affetto da una cardiomiopatia aritmogena, la stessa malattia che causò la prematura morte di Piermario Morosini. Mentre la pazienza e i soldi investiti dal Barcellona per curare un piccolo Leo Messi ci permettono, oggi, di godere dei capolavori dell’argentino. Tra il pessimismo generale che aveva causato lo stop di Gotze, i tedeschi erano riusciti comunque a trovare il lato positivo della vicenda, ovvero l’importanza di aver capito quale fosse il problema. Nel weekend è arrivata la notizia che tutti i tifosi sognavano di sentire; Fox Sports ha riportato che Mario sta bene e le cure stanno avendo effetto, tanto che i medici gli hanno dato il permesso di ricominciare a praticare un po’ di sport. Meglio non si potrebbe concludere che con le ottimistiche parole del direttore sportivo del Borussia Dortmund Michael Zorc: “La cura ha effetto. Mario è sulla strada della guarigione. Se continuerà ad andare tutto per il meglio in estate tornerà ad allenarsi con i compagni.