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Basket
17 Ottobre

La lenta agonia della Scandone

Un pezzo di storia del basket italiano (e di Avellino) che fallisce.

Ore 12.30 del 29 luglio 2021. Il tribunale di Avellino dichiara il fallimento della Scandone 1948. Settantatré anni di storia vengono spazzati via dal parquet dopo aver incantato l’Italia intera, facendo innamorare i propri tifosi e conquistando i cuori di chi non sapeva nemmeno dove fosse l’Irpinia sulla carta geografica. Dopo una lunga agonia, iniziata nell’estate del 2019, la Scandone è stata radiata dal Consiglio Federale della FIP, perdendo la matricola 000204/1948, tra le più antiche della penisola.

La Scandone crolla inesorabilmente insieme alla Sidigas, di Gianandrea De Cesare, società di distribuzione di gas con sede a Napoli ma operativa sul territorio irpino, con interessi sparsi in tutta Italia, in particolar modo in Sardegna.

Fino a luglio 2019, De Cesare, ad Avellino, era considerato una divinità: aveva risollevato le sorti della Scandone nel 2011, e nel 2018 aveva acquisito il titolo sportivo dell’US Avellino 1912, vincendo anche il campionato di Serie D e la poule scudetto. L’imprenditore del gas con il suo modo di fare, gentile e timido, era riuscito a creare intorno a se una schiera di seguaci che vedevano in lui una sorte di salvatore dello sport in Irpinia, fantasticando su possibili politiche di multiproprietà, fondendo il basket ed il calcio sul modello spagnolo. Ma la divinità ha presto lasciato spazio alla più fragile delle umanità. Le prese in giro sono durate fino al 9 luglio del 2019 quando la notizia dei sequestri, effettuati da parte del tribunale di Avellino nei confronti della Sidigas, mettevano a repentaglio la sopravvivenza di entrambe le società sportive.

de cesare avellino scandone
Sulla destra, Gianandrea De Cesare

Un sequestro da oltre 97 milioni a carico delle società Sidigas Spa e Sidigas.com, entrambe di Gianandrea De Cesare. I reati ipotizzati a vario titolo sono false comunicazioni sociali, omesso versamento di Iva, sottrazione fraudolenta al pagamento delle imposte e antiriciclaggio. L’inchiesta iniziò dopo la segnalazione del giudice dell’esecuzione del tribunale di Avellino per una procedura di esecuzione immobiliare tra Eni e Sidigas. Il magistrato avrebbe verificato la presunta insolvibilità di De Cesare rispetto ad un credito di circa 12 milioni di euro (in realtà oltre 20 milioni con gli interessi di mora), vantato dall’Eni nei suoi confronti. Al posto di Gianandrea De Cesare viene nominato Dario Scalella nuovo amministratore delegato dell’azienda e il custode giudiziario Francesco Baldassarre (ricordatevi questi nomi).

Prima però un po’ di storia. La Scandone affonda le proprie origini nel 1948 quando il professore Troncone costituisce la prima società di basket cittadino, ovvero la “Forza e Coraggio”. La squadra viene composta da giocatori irpini e partecipa al campionato di Serie C campana. Nel 1950 la società si affilia alla “Libertas Avellino”, altra piccola realtà sportiva cittadina. L’anno successivo, il club viene affidato al Coni, poi al professor Fausto Grimaldi, che decide do chiamarlo Felice Scandone dal nome di un giornalista di origini irpine, morto combattendo nei cieli di Marsa Matruk il 10 settembre del 1940. L’ascesa verso i campionati professionistici inizia con la conquista della Serie C2 nel 1984. L’arrivo tra i professionisti dell’A2 arriva nel 1996-97. Tre anni dopo, la conquista della massima serie dove rimarrà per ben 19 anni, vincendo anche una Coppa Italia nella stagione 2007-08.

Ecco la reale dimensione di questo club, che da piccolo sogno di provincia si è ritrovato a possedere il secondo budget dopo l’Armani Milano nel massimo campionato di Serie A.

La Scandone accumula un debito di 23 milioni di euro. L’idea di multiproprietà targata Sidigas, tra le poche in Italia, si schianta in meno di un anno dall’acquisizione anche del pacchetto calcio, mettendo a repentaglio le due realtà sportive avellinesi. Un dato quest’ultimo che va tenuto in grande considerazione, dato che il capoluogo irpino, di circa 56mila abitanti, poteva vantare una squadra di basket nel massimo campionato da oltre 10 anni e un club di calcio nel campionato di Serie B (prima dell’esclusione datata 2018). Insomma una provincia con una forte vocazione sportiva, che tramite i suoi club cercava di ottenere un posto al sole dopo i fasti vissuti tra gli anni ’70 e ’80.

de cesare avellino
A sinistra Goffredo Solimeno, al centro Gianandrea De Cesare

Ornata da intrighi politici, la vicenda giudiziaria della Scandone merita un’ulteriore riflessione. Come abbiamo visto poco fa, il club di basket irpino aveva accumulato un debito complessivo di 23 milioni di euro. Una cifra alta, considerando la situazione economica del basket italiano. Nonostante tutto, i legali vicini a Gianandrea De Cesare erano al lavoro per la presentazione del concordato da presentare al tribunale di Avellino per evitare il fallimento. Una procedura lunga, tortuosa, che forse non avrebbe comunque salvato il club, ma che in quel momento rappresentava l’ultimo disperato tentativo di salvataggio. Invano.

Essendo la Scandone controllata da Sidigas, il nuovo amministratore nominato Dario Scalella e il custode giudiziario Francesco Baldassarre decidono di nominare il vecchio braccio destro di De Cesare, Goffredo Solimeno, nuovo liquidatore della Scandone al posto di Luciano Basile. Inizialmente la scelta sembrava incomprensibile, almeno fino a quando il 9 luglio viene annunciata la nomina di Solimeno e, il 23 dello stesso mese, presentata una relazione informativa dove si sottolinea la rinuncia alla prestazione della proposta di concordato – spegnendo di fatto ogni possibilità di salvezza della Scandone. Il 27 luglio del 2019, il tribunale firma la dichiarazione di fallimento, due giorni dopo depositata in cancelleria e poi resa pubblica. 

Pagina 4 e 5 della sentenza di fallimento del tribunale di Avellino datata 27-7-2021

I tifosi, in tutto questo, sono chiaramente le uniche vere vittime. Nonostante la doppia retrocessione subita in un primo momento dalla Scandone, i vari appassionati hanno viaggiato per l’Italia per sostenere la propria squadra. Purtroppo la situazione non era facile. Se per la squadra di calcio la vendita è stata più veloce data la ricostituzione avvenuta appena un anno prima (nel 2018 la squadra fu esclusa dal campionato di Serie B e costretta a ripartire dai dilettanti), per il basket la strada era impervia. Inizialmente si immaginava che la Scandone vantasse un credito nei confronti della Sidigas di almeno 10mln, una cifra congrua alla situazione debitoria del club (chi vi scrive ipotizzava un debito tra i 16 e i 18mln di euro) e fra appelli, interviste e apparizioni, la classe politica dava l’impressione di poter salvare la Scandone. Per due anni fu cosi soprattutto a causa della pandemia, che ha sospeso i problemi a tempo indeterminato.

Fino alla decisione del tribunale. In quel momento, i tifosi non hanno potuto far altro che accettare la realtà, sostenendo la Scandone negli ultimi giorni della sua gloriosa storia.

Lo sport italiano perde così una delle pagine più belle del basket italiano degli ultimi 20 anni. Una piccola realtà di provincia, nata e vissuta con i cittadini, cresciuta nelle palestre dei licei del capoluogo irpino, che dopo aver vinto una Coppa Italia e accarezzato una finale europea ora non esiste più. Il basket avellinese è ripartito dalle ceneri con la DelFes, iscritta nel campionato di Serie B, e con il Basket Club Irpinia, che milita già da anni nel campionato di Serie C. Nessuna delle due al momento rappresenta i valori e il significato della Scandone, ma c’è sempre la speranza che in futuro qualcosa possa rinascere: un po’ come come accadde, a Bologna, per la Fortitudo.

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