Finalmente Jannik Sinner. A onor del vero, l’avverbio di tempo non è certo un grido liberatorio, non si tratta sicuramente di una gioia a troppo rimandata. Tutt’altro. Il tennista altoatesino continua a macinare record di precocità del tennis nostrano – talvolta anche di quello internazionale – e con il trionfo nel torneo ATP 250 di Sofia, Bulgaria, diventa il più giovane italiano ad aver vinto un torneo del circuito professionistico.

 

 

È un avverbio che celebra piuttosto la voglia di tutti gli appassionati di veder sollevare quelle braccia al cielo. Ci siamo abituati ormai da un anno, da quella vittoria dal sapore di predestinato conquistata al torneo NextGen di Milano (che ospita il migliori prospetti del tennis mondiale), all’idea di avere un cavallo di razza nel gotha del tennis mondiale.

 

Sinner Milano

Sinner lo scorso a Milano, dopo la vittoria della NextGen. (Photo by Julian Finney/Getty Images)

 

 


FRATELLI D’ITALIA


 

Eppure, troppo spesso abbiamo lodato talenti che non sono mai sbocciati, quasi più nell’illusione di poterci iscrivere nuovamente nella mappa mondiale tennis che nella reale convinzione di ritenerli all’altezza del compito. Fabio Fognini doveva e poteva essere il nostro asso da calare nel circuito, ma un carattere fumantino ha troppo spesso imbrigliato il talento purissimo che, ahinoi, si è espresso in forma compiuta solo oltre i 30 anni (e che ora, complici infortuni molto seri, sembra difficile rivedere a quei livelli).

 

 

Un paio di primavere fa abbiamo seguito con il nodo alla gola la galoppata stupefacente di Marco Cecchinato a Parigi, fermatosi solo a un passo dall’ultimo atto per mano dello specialista del rosso Dominic Thiem. Ma poi bruscamente ripiombato nelle sabbie mobili di una classifica traballante costruita intorno a quell’unico slancio di gloria.

 

Poi Matteo Berrettini, che l’anno passato ci ha tenuto con gli occhi incollati allo schermo nella notte fonda di New York, e che sembrava essere la nostra stella nel firmamento del circuito.

 

Tuttavia anche il romano, nonostante una classifica invidiabile, non è riuscito mai a trovare la continuità nei tornei della ripresa post-Covid. Le cocenti eliminazioni nei primi turni di tutti i tornei giocati gli hanno compromesso l’accesso alle Finals in programma la prossima settimana, senza dimenticare che la cambiale dei punti, dilazionata per volere dell’ATP a causa della pandemia, non ha ancora presentato il conto salatissimo per la mancata riconferma della semifinale della scorsa edizione di Flushing Meadows. Fortunatamente, a 24 anni, ha ancora tutto il tempo per riscattarsi.

 

Berrettini Roma

La delusione di Matteo Berrettini a Roma, dopo la sconfitta contro Casper Ruud, una delle eliminazioni più clamorose del tennista romano in questo 2020. (Photo by Riccardo Antimiani – Pool/Getty Images)

 


L’ANNO DELLA SVOLTA


 

Ecco perché volevamo toglierci questo peso il prima possibile. Sinner in questa strana stagione di tennis ha fatto una scorpacciata di punti e scalpi invidiabile, che però rischiava di concludersi con i complimenti di tutti, pacche sulle spalle incoraggianti, ma nessun titolo in bacheca. Invece adesso trovano un senso ulteriore (e ancor più concreto) tutte le vittorie prestigiose inanellate negli ultimi mesi.

 

 

A Roma è stata la volta di Tsitsipas, a Parigi di Zverev. Sempre agli Open di Francia è stato proprio lui il giocatore ad aver messo in maggiore difficoltà il più grande di sempre sulla polvere di mattone, diventando il primo ad agguantare i quarti di finale all’esordio nel Roland Garros dal 2005, quando un giovanissimo Rafa Nadal andò anche oltre portandosi a casa la Coppa dei Moschettieri.

 

«È stata dura nei primi due set. Sinner è un giovane talento, con forza e velocità».

(R. Nadal dopo la vittoria su Sinner a Parigi)

 

«Sinner è una persona umile, questa è una cosa positiva. Ha margine per migliorare, ha un talento enorme e grande umiltà».

(R. Nadal ai microfoni de La Gazzetta dello Sport)

 

A voler proprio essere puntuali, nemmeno ora è lecito considerare definitivamente sbocciato il talento di Sinner. A 19 anni, essere entrato nella storia del proprio Paese come fenomeno di precocità non conferisce una dimensione internazionale all’impresa. Cinque dei primi dieci tennisti al mondo hanno avuto un percorso analogo, otto dei primi venti, in una prospettiva che non rispecchia certamente un carattere di eccezionalità.

 

Jannik Sinner, un lampo di luce nel tennis italiano. (Photo by Clive Brunskill/Getty Images)

 

 

Anzi, è doveroso ricordare che il torneo non certo era dei più competitivi, se è vero che la testa di serie numero uno era il Denis Shapovalov, numero 12 del seed, e l’ultima, l’ottava in tornei di questa dimensione, addirittura Marin Cilic, lontano parente del giocatore ammirato qualche anno fa a New York e Londra, sprofondato oggi alla posizione numero 41 della classifica mondiale, solo tre posizioni davanti allo stesso Sinner.

 

 

In finale, il tennista di San Candido ha affrontato il modesto canadese Vasek Pospisil, trentenne senza titoli in bacheca che galleggia intorno alla settantesima posizione in classifica mondiale. Ecco perché il trionfo di Sinner deve essere interpretato come una tappa obbligata, per nulla scontata, ma necessaria per proseguire un percorso di crescita che aspira a ben altri allori.

 

 

 


A CACCIA DEI GRANDI


 

Semmai, il ragazzo dell’Alta Pusteria, ha lanciato per l’ennesima volta segnali incoraggianti più che con le vittorie, con gli atteggiamenti che ha mostrato. In questo 2020 il vero salto di qualità sembra essere stato sul piano mentale, dove Sinner ha mostrato una solidità invidiabile che sembra essere influenzata dall’immancabile componente teutonica dei suoi geni.

 

 

È nella gestione fredda e attenta dei match che Sinner ha stregato tutti in questi mesi. Una centralità mentale che non ha mai ceduto il passo agli eccessi latini riscontrati troppo spesso nei suoi connazionali, risvegliati come un demone interiore dalle pressioni e dallo stress. Tecnicamente solido in tutti i fondamentali, l’altoatesino ha dimostrato una gestione tattica delle partite sempre lucida e precisa, e un’intelligenza tennistica fuori dal comune.

 

Sinner Nadal

Sinner e Nadal, dopo i quarti a Parigi. (Photo by Julian Finney/Getty Images)

 

 

I margini di miglioramento sono enormi, specie al servizio, dove una certa discontinuità tecnica di rendimento complica l’andamento dei match dell’azzurro. Ma le qualità, innate, sono davvero quelle da predestinato: queste non si possono insegnare né allenare, ma risiedono nell’indole dei più forti.

 

 

Allora complimenti a Sinner per il primo titolo professionistico ottenuto, ma le celebrazioni ce le riserviamo per un altro momento. Lo aspettiamo alzare altri trofei in palcoscenici ben differenti, e siamo sicuri che se Jannik Sinner è davvero sulla strada buona per diventare quello che tutti ci auguriamo, non potrà che sottoscrivere queste parole. Perché il peccato di Sinner non può essere quello di non arrivare.