Papelitos
04 Gennaio 2026

Alla Fiorentina ci mancava Solomon

Come spaccare ancora di più l'ambiente viola.

Fate uno sforzo di fantasia: che cosa succederebbe se un Aleksandr Vladimirovič Ivanov qualunque, ipotetico giocatore russo, arrivasse in Serie A e il suo pedigree social, drammaticamente più ricco del suo palmarès, includesse, tra altre porcate, un post in cui si sostiene che i terroristi ucraini si sono fatti da soli l’attacco missilistico verso l’ospedale pediatrico nazionale specializzato ‘Okhmatdy’ di Kiev?

Ve lo dico io: turbini, tempeste, bufere mediatiche, sdegno, commissioni parlamentari, Parenzo indignato, scioperi. Al contrario, se Manor Solomon, un ventiseienne israeliano, di ruolo ala sinistra, che ha fatto faville giusto nella B inglese e vanta 6 presenze nella prima metà di stagione al Villareal, viene preso dalla Fiorentina e si appresta a solcare i campi di tutta Italia, nessuno si scervella domandandosi se le colpe dei governi ricadano o meno sugli atleti.

Alle prossime Olimpiadi invernali, gli atleti russi saranno costretti, di nuovo, a gareggiare senza bandiera e senza inno – pur non avendo mai sostenuto progetti genocidari o plaudito ad assiologie di sterminio.

E tutti abbiamo ancora in mente gli occhi lucidi di Andrey Rublev, chiamato, pur essendo dichiaratamente pacifista, a una continua ammenda per l’operato di Putin dopo l’attacco della Russia in Ucraina – ricordiamo che il governo britannico prima aveva proposto che gli atleti russi esprimessero, per poter giocare a Wimbledon, una pubblica condanna del proprio governo, quindi aveva salutato con entusiasmo la decisione di escluderli del tutto.

Eppure Solomon che se ne usciva con frasi del genere: “l’esplosione dell’ospedale di Gaza è senza dubbio colpa del lancio fallito di un razzo da parte del Jihad Islamico. Uccidono il loro stesso popolo e danno la colpa a Israele” (ricordiamo che fu invece bombardato dalle IDF, con oltre 20 vittime tra cui 5 giornalisti, e non era nemmeno la prima volta), Solomon che sperticava la sua lingua nella fetida bocca di Netanyahu – va bene a tutti. Anzi, la ‘Gazzetta’ è riuscita anche a titolare: “Solomon per accendere la scintilla”. A questo punto potevano essere più espliciti: “In arrivo la bomba Solomon”– o cose così. Roba da matti.



Sì, per carità, qualcuno si indigna, ma esce giusto su qualche trafiletto, è relegato a idee folkloristiche, magari se ne parla sui social. Nulla di rilevante. I giornalisti forti, quelli che hanno in mano un certo potere, guardano altrove – aspettando solo che si posi la polvere (d’altronde questo è il modo migliore per preservarlo, il potere). E così ci aspettano mesi in cui qua e là in giro per l’Italia, saranno le tifoserie che si prenderanno la briga di far capire a Solomon che è bene non dire sciocchezze del genere, soprattutto se sono delle bufale e peggio ancora se ci si crede veramente.

Perché questa si chiama, a tutti gli effetti, propaganda – e quando equivale alla promozione di idee fondate su odio razziale, etnico, nazionale o religioso, o istiga alla discriminazione e violenza, è pure reato (Art. 604-bis c.p.). Ma, si sa, siamo nell’epoca in cui si può dire tutto – a patto che si faccia parte della schiera di coloro i quali sono più uguali degli altri. Perché sì, la legge è uguale per tutti e dovrebbe valere, o non valere, allo stesso modo, eppure qualcosa ci dice che al primo insulto contro Solomon (insulto indegno, orrendo, osceno – sia chiaro) scatteranno le parate sdegnate dell’opinione pubblica.

Ma, infine, la questione è anche un’altra e non riguarda né Gaza né Kiev.

Come è possibile che Fabio Paratici, direttore sportivo in pectore di una società allo sbando, con un presidente assente giustificato, per malattia, ma ingiustificato nella gestione fantasiosa e disastrosa dell’ultimo anno, con una squadra ultima in classifica, uno spogliatoio spaccato che se le dà di santa ragione, una tifoseria che non sa più che pesci prendere, mezzo stadio devastato dalle ruspe con ancora incredibilmente almeno tre anni di lavori davanti, a un passo dal baratro di una retrocessione che sarebbe, considerando che siamo nell’anno del centenario, degna di Eschilo, se ne esca prendendo uno con le caratteristiche tecniche e comunicative di Manor Solomon?

Qui siamo al brainrot puro, con la Fiorentina tramutata in un incrocio tra Tafazzi e Murphy, cioè a dire: se una cosa può andar male, lo farà – e lo farà perché ci si prende da soli a bottigliate sulle palle. Di questo passo, la Serie B sembra davvero diventare l’obiettivo stagionale.

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