Ci sono hacker pronti a tutto e documenti esplosivi dietro i due anni di squalifica dalla Champions Legue inflitti dalla Uefa al Manchester City. Il team inglese, dal 2008, ha vissuto il periodo più vincente della sua storia centenaria raccogliendo dieci trofei (Community Shield esclusi): tutto ciò grazie a una crescita iper-trofica del parco giocatori e delle strutture, garantita dal portafoglio illimitato del principe degli Emirati Arabi Mansour bin Zayd Al Nahyan.

 

E da acrobazie fiscali (questa l’accusa), in particolare sponsorizzazioni gonfiate che ora, ricorsi permettendo, potrebbero costare al City la partecipazione alla massima competizione europea e dare il via a una diaspora di top-player e allenatore. Guardiola alla Juve non è più un’utopia: all’ombra della Mole è presto sfiorita la rivoluzione sarriana, velocemente deragliata verso un utopia troppo eretica per i canoni rigidi del “Vincere è l’unica cosa che conta”.

 

La criptonite dei Citiziens si chiama Football Leaks. Una intricata rete di conti offshore e magheggi finanziari, veri o presunti, che hanno fatto sudare più di sette camice ad atleti pluridecorati fra i quali spiccano i palloni d’oro Ronaldo e Messi. È il 2014 quando migliaia di documenti e notizie, su campioni dello sport e società calcistiche, vengono caricati su un indirizzo internet ad hoc e finiscono nelle mani degli editorialisti del settimanale tedesco Der Spiegel: letteralmente “lo specchio”. Ed è proprio con la parte più nera di certe dinamiche che sta per specchiarsi il mondo del calcio.

 

Manchester city Guardiola

Dopo le dichiarazioni sul possibile addio per mancanza di vittorie internazionali, ora lo strappo sembra completo (Photo by Catherine Ivill/Getty Images)

 

Sponsorizzazioni illecite del Manchester City

 

Il Manchester City è accusato di aver coperto dei debiti con false sponsorizzazioni. Sessanta milioni di euro, che provenivano dall’Abu Dhabi United Group riconducibile proprio a Mansour. Una strategia vietata dal FFP (Fair Play Finanziario), nella speranza (finora vana) di arginare una sproporzione nelle competizioni fra i grandi club e quelli che non hanno alle spalle giganti come lo sceicco. Ma c’è di più: secondo i documenti di Football Leaks, dal 2012 il Manchester City avrebbe aggirato sistematicamente le regole del FFP, esternalizzando alcuni costi ad altre società, ricorrendo a commissioni pagate alla squadra da sponsor di Abu Dhabi e retrodatatando alcuni trasferimenti di denaro.

 

Il club è stato coerente al suo silenzio: nessuna risposta ufficiale, rispetto a materiale che ritiene decontestualizzato e sottratto illecitamente. L’inchiesta promette però di estendersi a macchia d’olio. E ricorda, per certe dinamiche, il Datagate nato dallo scoop del The Guardian. Un articolo secondo il quale la Nsa, agenzia per la sicurezza nazionale Usa, avrebbe spinto l’operatore telefonico Verizon a fornire i dati dei suoi abbonati. Una rivelazione possibile grazie a Edward Snowden, analista Nsa.

La Uefa – secondo le ricostruzioni – non sarebbe stata adeguatamente severa con squadre come il Psg e il Man City.

Nel caso di Footballeaks, la “gola profonda” si chiama Rui Pinto, hacker trentenne, arrestato dalle autorità portoghesi dopo le sue rivelazione. Una figura controversa. Un paladino dell’informazione per i suoi fan, un estorsore e un ladro per i detrattori. Pinto ha affermato di aver fornito all’autorità investigativa DCIAP numerose informazioni sulla sua piattaforma anonima. Senza che fossero mai avviate indagini.

 

Email, contratti e altri documenti sottratti da un collettivo di hacker che hanno l’ambizioso obiettivo di far luce su certe scomode verità. Una su tutte: la Uefa – secondo le ricostruzioni – non sarebbe stata adeguatamente severa con squadre come il Psg e il Man City che ricorrevano agli escamotage delle sponsorizzazioni per sfuggire alla mannaia del Fair Play Finanziario. Almeno fino a oggi quando dopo i tuoni degli ultimi sei anni, è venuto giù un’alluvione.