Carrello vuoto
Calcio
23 Marzo

La crisi del West Ham United

I tifosi degli Hammers sono stanchi dopo anni di illusioni e prese in giro.

I tifosi del West Ham hanno iniziato il 2020 ponendosi la stessa questione dei dieci anni precedenti: che ne sarà degli Irons? Con l’incombenza del nuovo anno, i più decidono di stilare una lista di buoni propositi da attuare nei mesi a venire. Meglio allora non optare per qualcosa di generico o che sia troppo fuori portata, per non dire irraggiungibile: il rischio che fa da contraltare a questo spruzzo di ottimismo, infatti, è quello di fallire miseramente.

 

Tutto ciò è inevitabilmente amplificato quando si prendono degli impegni nei confronti di altre persone; come nel mondo del calcio, terreno fertile di promesse e proclami, che da sempre assurge a termometro dei sentimenti e delle percezioni della gente. Per informazioni chiedere ai co-proprietari del West Ham, David Gold e David Sullivan, imprenditori del settore delle pellicole e negozi erotici che, in occasione dei dieci anni della loro direzione, hanno dovuto subire l’ennesima contestazione.

 

Quella dello scorso 18 gennaio però non è stata la classica manifestazione contro la proprietà, tra rabbia, frustrazione e cori velleitari e un po’ fini a se stessi, bensì una protesta dai connotati più sottili e mirati. I supporters degli Hammers, riuniti in massa davanti allo stadio di casa, si sono infatti dedicati a smontare pezzo per pezzo i contenuti di un vecchio documento risalente agli inizi della nuova proprietà. Uno sterminato ed arrogante elenco di obiettivi, un libro dei sogni che fungeva da biglietto da visita assicurando (almeno) la partecipazione del club in Champions League entro sette anni. 

 

La protesta dei tifosi lo scorso 18 gennaio davanti allo stadio in occasione del match contro l’Everton (Photo by Justin Setterfield/Getty Images)

 

I tifosi hanno quindi messo in evidenza gli errori macroscopici della dirigenza, partendo dalla stretta attualità: ad un decennio di distanza, il club è nuovamente invischiato nella lotta per non retrocedere dopo il solito mercato contrassegnato da calciatori strapagati e non all’altezza. Ecco allora che, seguendo il filo claret and blue della protesta e degli eventi, dobbiamo partire dall’analisi di alcuni dei “dieci punti” che avrebbero dovuto rendere grande il West Ham: questo è il necessario incipit per approfondire la situazione di una delle compagini più celebri d’oltremanica.

 

 

Scegliere il giusto manager

 

All’epoca i proprietari volevano selezionare un tecnico di grande spessore che potesse elevare lo status del club. A maggio 2018 quindi, archiviate le parentesi dai risultati altalenanti di Allardyce, Bilic e Moyes, ritennero che il profilo dell’esperto Manuel Pellegrini potesse essere l’ideale. In effetti, l’ingegnere cileno si presentava come l’unico allenatore della storia degli hammers ad aver mai vinto un titolo nazionale, un curriculum di tutto rispetto; peccato che, alla fine, riuscirà a farsi ricordare solamente come quello più pagato, grazie ai ben 7 milioni di sterline annui.

 

In quasi quindici mesi in panchina, il tanto agognato salto di qualità non è mai avvenuto neanche lontanamente, ma si può dire che mal calcolate fossero le stesse fondamenta: inculcare nella squadra un ipotetico stile da top club, in campo e non solo, che poco si addiceva alla tradizione societaria. I giornali inglesi criticavano Pellegrini anche per la testardaggine nel concentrarsi soprattutto sui suoi dettami tattici – come possono permettersi appunto i grandi club – invece di studiare le caratteristiche dell’avversario di turno.

 

A fine dicembre, inevitabile, è arrivato l’esonero, vera e propria pietra tombale sui buoni propositi iniziali. Per rimettere in piedi la stagione è stato richiamato David Moyes, ancora a libro paga e ormai divenuto il Nedo Sonetti d’Inghilterra: quest’ultimo, fra un catenaccio e l’altro, sta tentando disperatamente di abbandonare un pericolosissimo terzultimo posto in classifica.

 

Image result for hammers fans protest
‘Brady, Sullivan & Gold avete fatto più danni all’est di Londra di quanti ne abbia fatti Hitler’, recita questo emblematico striscione dei tifosi degli Hammers (Photo Getty)

 

 

Ingaggiare calciatori affamati e volitivi

 

Senza dubbio il punto in cui sono stati concentrati i maggiori errori dirigenziali, denotando una profonda mancanza di programmazione a livello sportivo. Ogni anno infatti, puntualmente, la rosa viene smontata e rimontata dando vita ad un continuo via vai di calciatori. Come l’albero maestro di una nave in mezzo alla tempesta, è rimasto il solo capitano Mark Noble, nato e cresciuto con la maglia claret and blue, presente da ormai quasi una quindicina di stagioni ed unico appiglio alla tradizione societaria.

 

La scelta dei vari giocatori si è attenuta fedelmente sempre allo stesso copione. Come ha dichiarato Sam Allardyce, la priorità assoluta consisteva nel ricercare un numero nove di respiro internazionale per poi passare ad esterni dal dribbling appariscente, lasciando, di conseguenza, scoperte le altre zone del campo. Una strategia che secondo il Guardian è paragonabile al “cercare di cucinare una torta senza le uova”, partorendo una rosa finale dalle evidenti fragilità, con difensori e centrocampisti di contenimento non all’altezza (e al valore) dei giocatori offensivi.

 

La scorsa estate per esempio il West Ham ha ingaggiato la punta francese Haller, prelevato per 40 milioni dall’Eintracht, e Pablo Fornals, trequartista del Villareal approdato a Londra per 28 milioni; il tutto compensato dalle cessioni dei vari Chicharito, Arnautovic, Obiang e Andy Carroll. Una campagna acquisti schizofrenica e sbilanciata che ha solo creato confusione e minato la stabilità dello spogliatoio. Se è vero infine, come afferma Verga nei Malavoglia, che il pesce puzza dalla testa, scelta assai discutibile è stata affidare le operazioni a Mario Husillos, direttore sportivo alla guida del Malaga mestamente retrocesso, che avrebbe dovuto formare con Pellegrini un sodalizio unito e vincente.

 

Chicharito Hernandez, una delle poche note liete delle ultime stagioni del West Ham (Photo by Ian MacNicol/Getty Images)

 

Continuare a risanare il debito

 

Nel 2010 il club fu messo in vendita perché oberato dai debiti: allora rappresentava una preda talmente ambita dai compratori di tutta Europa che si diede vita ad una sorta di gara d’appalto, vinta al fotofinish da Gold e Sullivan che bruciarono la concorrenza di Cellino (il quale riuscì a comprare un team inglese solo qualche anno più tardi, il Leeds United).

 

Il risanamento avrebbe dovuto per forza di cose occupare un posto rilevante nell’agenda dei vertici societari, ma dando un’occhiata all’ultimo bilancio emerge una situazione alquanto delicata anche sotto questo punto di vista: alla voce risultato netto compare infatti una sostanziosa perdita che si aggira intorno ai 30 milioni.

 

Le ragioni sono da rivedere nei mercati folli portati avanti nel corso degli anni che, oltre ai cartellini dai prezzi monstre, hanno portato in dote stipendi pesantissimi per giocatori inefficaciPescando a caso dal cilindro delle nefandezze si possono citare i 240 milioni spesi – di cui ben 150 nelle ultime due estati – per portare avanti l’ambizioso progetto Pellegrini, o le 100.000 sterline a settimana per Jack Wilshere, che in in diciotto mesi ha collezionato la miseria di 14 presenze.

 

‘Sold a dream, given a nightmare’ lo striscione apparso in un West Ham-Burnley di un paio di anni fa (Photo by Christopher Lee/Getty Images)

 

Da tutto ciò emerge una dirigenza ormai arroccata in un castello di silenzi ed azioni incomprensibili, che sta perdendo inesorabilmente il contatto con la realtà e con l’affezione dei propri tifosi, ancora e sempre visceralmente attaccati alla causa. 

 

Come testimonia questo video del marzo di due anni fa, in un delicato match contro il Burnley, uno scalmanato proveniente dagli spalti ha deciso di invadere il terreno di gioco dell’Olympic Stadium – ex Boleyn Ground/Upton Park – per compiere un gesto clamoroso quanto simbolico.

 

Nella noncuranza generale si è diretto verso il cerchio di centrocampo piantando lì una bandiera con lo stemma del clubL’idea alla base, nella sua lucida follia, conteneva un messaggio importante rivolto agli inquilini del castello: per il bene del West Ham, riportate la squadra ed i tifosi al centro del progetto. 

 

 

Promozioni

Con almeno due libri acquistati, un manifesto in omaggio

Spedizione gratuita per ordini superiori a 50€

Ti potrebbe interessare

Cultura
Leonardo Arigone
28 Maggio 2022

El fútbol vuelve a casa

Il calcio è argentino, non inglese.
Papelitos
Gianluca Palamidessi
26 Febbraio 2022

La carne è forte, ma lo spirito è debole

Antonio Conte è sempre lo stesso, non i risultati della sua squadra.
Estero
Eduardo Accorroni
3 Febbraio 2022

Mikel Arteta è un maniaco del controllo

È lui il vero erede di Pep Guardiola?
Tennis
Diego Mariottini
2 Febbraio 2022

Fred Perry non è solo un marchio

Il più grande tennista britannico, allergico all'etichetta.
Ritratti
Marco Armocida
3 Gennaio 2022

Momo Salah è un’icona vivente

Di sicuro in Egitto, probabilmente anche nel mondo.
Tifo
Alessandro Imperiali
15 Dicembre 2021

Andy Capp tra denuncia sociale e post-modernità

Icona Ultras, il fumetto ha radici storiche e politiche ben definite.
Estero
Emanuele Iorio
21 Novembre 2021

Manchester United, una crisi lunga otto anni

Da Ferguson a Solskjaer, i colpevoli sono sempre gli stessi: Ed Woodward e i Glazer.
Estero
Eduardo Accorroni
20 Novembre 2021

Aaron Ramsdale, ovunque proteggimi

Il portiere dell'Arsenal è matto come un cavallo e forte come un leader.
Tifo
Andrea Mainente
15 Ottobre 2021

No one likes us, we don’t care

Viaggio nel mondo Millwall e nel popolo degli abissi.
Calcio
Gianluigi Sottile
1 Ottobre 2021

I campionati non valgono più nulla

Ormai, per le grandi squadre, è solo la Champions il metro della stagione.
Altri Sport
Antonio Aloi
26 Settembre 2021

Joshua vs Usyk, il ritorno della grande Boxe

L'incontro nella contea del Middlesex è stato tutto ciò che il Pugilato con la P maiuscola esige.
Tifo
Alessandro Imperiali
25 Settembre 2021

Tutti in piedi, in Inghilterra si torna a tifare

Sono tornate le standing areas.
Papelitos
Gianluca Palamidessi
12 Settembre 2021

Ronaldo è un sogno

E insieme un incubo.
Estero
Lorenzo Solombrino
12 Settembre 2021

A beautiful mind (and club)

Costruito sugli algoritmi, il Brentford sta scrivendo la storia del calcio.
Estero
Marco Marino
1 Settembre 2021

Le criptovalute alla conquista del calcio

Dall'acquisto di Messi ai club italiani.
Papelitos
Gianluca Palamidessi
30 Agosto 2021

C’era una volta il calcio inglese

Secondo Klopp e Solskjaer alcuni club giocano un calcio troppo duro.
Estero
Eduardo Accorroni
21 Agosto 2021

In Inghilterra c’è un razzismo di serie b

Quello nei confronti dei British Asian.
Estero
Diego Mariottini
30 Luglio 2021

La regina d’Inghilterra era Geoff Hurst

55 anni fa, l'unica tripletta in una finale mondiale.
Italia
Lorenzo Ottone
18 Luglio 2021

Il (difficile) Rinascimento italiano

La patria del tifo non ha un tifo nazionale.
Editoriali
Andrea Antonioli
11 Luglio 2021

Gareth Southgate, l’inglese

Unire il Paese attraverso il football.
Estero
Emanuele Meschini
7 Luglio 2021

It’s (not) coming home

Storia controculturale dell'inno calcistico inglese per eccellenza.
Estero
Luca Pulsoni
30 Giugno 2021

L’Inghilterra non convince, ma vince

E può sfruttare un tabellone favorevolissimo.
Editoriali
Lorenzo Ottone
29 Giugno 2021

Che fine ha fatto l’Inghilterra

Una nazionale che sembra aver perso la sua anima.
Ritratti
Emanuele Meschini
27 Maggio 2021

L’isola di Gazza

Compie 54 anni uno degli oggetti più misteriosi nella storia calcio d'Oltremanica.
Tifo
Massimiliano Vino
18 Maggio 2021

Cosa significa essere di Newcastle

Il tifo come cultura di popolo.
Podcast
La Redazione
15 Maggio 2021

Albione tradita

Insieme ad uno dei massimi esperti del calcio inglese in Italia e non solo, abbiamo parlato della crisi d'identità della Premier League, sempre meno inglese e sempre più americana (spettacolarizzata, patinata, in una parola tradita).
Cultura
Vito Alberto Amendolara
28 Aprile 2021

Il Manchester City è quello dei Gallagher

Noel e Liam: fratelli divisi da tutto, ma uniti dal City.
Estero
Luca Pulsoni
23 Aprile 2021

La Brexit nel calcio di Boris Johnson

Il primo ministro britannico ha deciso la partita.
Papelitos
Guglielmo Russo Walti
14 Aprile 2021

Le follie dell’imperatore

Le spese del City e l'obbligo di vincere la Champions.
Estero
Gianluca Palamidessi
13 Aprile 2021

La difesa è il miglior attacco

Il Chelsea di Tuchel lo dimostra.
Ritratti
Gianluigi Sottile
10 Aprile 2021

David Beckham, il professionista

La persona prima del personaggio.
Storie
Massimiliano Vino
27 Marzo 2021

L’impero britannico si è forgiato nello sport

444 milioni di sudditi uniti da football, rugby e cricket.
Altro
Gennaro Chiappinelli
23 Febbraio 2021

Il Tiro con l’arco ha radici profonde

Una disciplina in cui riecheggiano millenni di storia.
Ritratti
Gianluca Palamidessi
30 Gennaio 2021

Dimitar Berbatov, il più elegante svogliato di sempre

Compie oggi 40 anni un gentiluomo del pallone.
Editoriali
Roberto Gotta
10 Gennaio 2021

Non è più la nostra FA Cup

Il (fu) torneo più bello del mondo.
Tifo
Alessandro Imperiali
8 Gennaio 2021

I tifosi del West Ham United tra storia e mitologia

Congratulations, you have just met the Inter City Firm.
Recensioni
Emanuele Meschini
30 Dicembre 2020

La solitudine di Paul Gascoigne

Il documentario su Gazza è differente, come lui.
Calcio
Lorenzo Solombrino
27 Dicembre 2020

Ancelotti ha stravolto l’Everton

Una squadra che si era rassegnata a galleggiare.
Papelitos
Vito Alberto Amendolara
24 Dicembre 2020

Più si gioca, meno si gioca

Un calendario sanguinoso che sta alterando il paradigma.
Ritratti
Andrea Mainente
14 Dicembre 2020

L’insostenibile leggerezza di Michael Owen

Bruciare le tappe per poi infine bruciarsi.
Interviste
Gianluca Palamidessi
23 Novembre 2020

Una nuova alba per la cultura Casual?

Due chiacchiere con Sergio Tagliabue, tra Joy Division, Casuals e amicizia.
Ritratti
Emanuele Meschini
23 Novembre 2020

James Maddison, un 10 (extra)ordinario

Radici, talento e musica del centrocampista inglese.
Storie
Simone Galeotti
21 Novembre 2020

L’Aston Villa è un pilastro del calcio inglese

Compie oggi 146 anni una squadra simbolo d'Inghilterra.
Papelitos
Federico Brasile
21 Ottobre 2020

Una Superlega made in JP Morgan

Sembra tutto pronto per la stretta degli oligarchi.
Tifo
Alessandro Imperiali
12 Ottobre 2020

Chi canta prega due volte

Chiesa, cultura popolare, stadio: l'evoluzione dei cori in terra anglosassone.
Ritratti
Mattia Curmà
9 Ottobre 2020

Mesut Özil, contraddire il talento

Gli assist in campo, gli autogol nella vita.
Calcio
Gianluca Palamidessi
30 Settembre 2020

Il Wolverhampton è più portoghese del Portogallo

La più grande magia del mago Jorge Mendes.
Ritratti
Emanuele Meschini
10 Settembre 2020

Jack Grealish unisce l’Inghilterra

Il capitano dell'Aston Villa e la nuova vecchia identità britannica.
Calcio
Lorenzo Ottone
26 Agosto 2020

Harry Maguire, ultimo baluardo di Britannia

Una scazzottata in stile british gli è costata tantissimo.
Calcio
Lorenzo Solombrino
3 Agosto 2020

Burnley, Britishness and Brexit

La squadra più britannica della Premier rispecchia la città.