Difficilmente un torneo del Grande Slam delude le aspettative del giornalismo di settore. Gli Australian Open, appena andati in scena a Melbourne, hanno regalato spunti quasi storici per la narrazione di questo sport.

 

Novak Djokovic ha conquistato il settimo titolo, il record dell’era Open per il torneo, battendo con facilità irrisoria Rafael Nadal che, sull’onda di nuovi livelli di efficienza con la prima di servizio, sembrava intoccabile. Per Djokovic sono sette vittorie su altrettante finali ed è il terzo Slam di fila. Dovesse vincere anche il Roland Garros a maggio, sarebbe ancora il detentore contestuale dei quattro Slam, un’impresa già titanica se ottenuta una sola volta (a cavallo tra il 2015 e il 2016). In campo femminile, Naomi Osaka ha vinto il secondo Slam, diventando la prima giapponese, uomini inclusi, a fregiarsi del numero 1 del mondo. È inoltre la prima giocatrice a vincere due Slam di fila dal 2015, e la prima dal 2001 a far seguire con un altro Slam la vittoria del primo assoluto (gli US Open 2018). Nicolas Mahut e Pierre-Hugues Herbert hanno vinto il doppio maschile, completando il Grande Slam personale, solo la quarta coppia nell’era Open a esserci riuscita.

 

Per una volta, anche il tennis italiano ha fatto la sua parte. Lorenzo Musetti è entrato nell’albo d’oro dell’edizione Juniores. Con questa vittoria, l’Italia ha ora almeno un vincitore per ciascuno dei tornei dello Slam di questa categoria, la settima nazione (con Australia, Francia, India, Repubblica Ceca, Svezia e Stati Uniti) a raggiungere il traguardo.

 

Tutta la grinta di Musetti

 

Musetti ha giocato un torneo impeccabile, gestendo la pressione della testa di serie numero 1 con la solidità di un veterano. Ha sconfitto tre teste di serie, battuto il connazionale Giulio Zeppieri in semifinale e perso il primo e unico set solo in finale contro l’americano Emilio Nava, un avversario con un anno di età in più ed esperienza di tornei Challenger e Futures.

 

La finale ha riservato le emozioni di una tipica partita molto equilibrata del circuito maggiore, terminata dopo più di due ore nel lungo tiebreak del terzo e decisivo set, in cui entrambi i giocatori hanno avuto almeno un match point. I numeri di Musetti sono stati di tutto rispetto: il 65% di prime di servizio in campo, con cui ha vinto il 71% dei punti, e il 67% di punti vinti sulla seconda. Con 3 soli punti totali a separare i due giocatori (102 a 99 per Musetti), un migliore rapporto tra vincenti ed errori non forzati ha certamente aiutato. Ad appena sedici anni, Musetti sembra possedere tecnica, repertorio e maturità per una carriera tra i professionisti. È già in grado di raggiungere i 207 km/h sulla prima di servizio, e in finale ha mantenuto la stessa media di 185 km/h che Nadal ha mostrato in tutto il torneo. Il 60% di punti vinti a rete in finale è un buon indicatore di familiarità nel gioco di volo che, unito alla maggiore flessibilità tattica offerta dal rovescio a una mano, può rappresentare un elemento di discontinuità.

 

L’aver salvato tre palle break di fila nel secondo set dopo aver perso il primo, e annullato il match point dopo averne sprecato uno con un doppio fallo, sono sicuri esempi di affidabilità e tenuta mentale. Con un fisico ben formato che può solo irrobustire, un aspetto del gioco che dovrà necessariamente migliorare è la risposta. Il 28% di punti vinti alla risposta in finale non è infatti sufficiente a raggiungere e sostenere una classifica da primi 50 del mondo, dove già percentuali intorno al 36% sono considerate mediocri, compensate in parte solo possedendo un grande servizio.

 

Una nuova speranza per il tennis italiano

 

Quanto la vittoria di uno Slam Juniores è indizio di possibile futuro successo?

 

Tranne rare eccezioni, è complicato rispondere, perché significa prevedere il percorso di sviluppo e crescita del singolo giocatore, anche in riferimento al contesto competitivo che troverà nel professionismo. Dall’avvio dell’era Open nel 1968, solo 11 vincitori di uno o più Slam Juniores sono riusciti poi a conquistare almeno uno Slam, tra tutti Roger Federer, che ha vinto Wimbledon nel 1998 e la prima volta da professionista nel 2003. L’ultimo in ordine di tempo è Marin Cilic, che ha vinto il Roland Garros Juniores nel 2005 e gli US Open nel 2014.

 

A fronte di diversi nomi tra i grandi di sempre – Bjorn Borg, John McEnroe, Ivan Lendl, Stefan Edberg – ci sono stati vincitori di Slam Juniores estremamente promettenti che non hanno saputo replicare risultati degni di nota nel circuito maggiore, scomparendo negli interstizi della notorietà. Chi infatti ricorda Mark Kratzmann (classifica massima al numero 50) vincitore di 4 Slam Juniores, o Nicolas Pereira (74) e Daniel Elsner (92) vincitori di 3 Slam Juniores? Altri ancora hanno avuto un’invidiabile carriera senza però l’acuto di uno Slam, come ad esempio Guillermo Perez Roldan, Gael Monfils, Richard Gasquet e Grigor Dimitrov.

 

L’esiguo numero di doppi vincitori Slam, soprattutto in anni più recenti, può essere ricondotto ad alcune cause principali. Da un lato, l’età dei giocatori di vertice è aumentata considerevolmente, in modo particolare per gli uomini. Essere competitivi a diciotto anni probabilmente è segno del fatto che lo si sarà anche a venti, ma dice molto poco o nulla di come si potrà esserlo intorno ai trenta, cioè l’età media stimata di un vincitore Slam per 27 delle ultime edizioni di Wimbledon. Dall’altro lato, i giocatori più forti passano presto al professionismo. È il caso di Alexander Zverev, il cui ultimo Slam Juniores è stata la vittoria degli Australian Open 2014 a sedici anni. Fosse rimasto fino a diciotto, l’età massima per gli Juniores, avrebbe potuto vincerne altri e aumentare la probabilità di trovarsi in entrambe le categorie. Ancora più estremo è l’esempio di Nadal e Djokovic, che non hanno mai vinto uno Slam Juniores. Infine, gran parte della spiegazione è quasi un’ovvietà: dal 2003, l’87% degli Slam è stato vinto solo da quattro giocatori. In un periodo “normale”, è facile pensare che i vari Tsonga, Monfils, Gasquet avrebbero potuto vincere almeno uno Slam.

 

Alexander Zverev, giovane asso della racchetta

 

Cosa può dire la vittoria di uno Slam Juniores in termini di possibilità di ascesa al vertice della classifica mondiale?

 

Degli altri tre italiani campioni Slam Juniores, Musetti vorrà emulare Andrea Gaudenzi, che si è issato fino alla posizione numero 18. Diego Nargiso non è andato oltre la 67 e Gianluigi Quinzi al momento si è fermato a quota 146. Il sito tennisproguru.com ha raccolto tutti i vincitori Slam Juniores nel periodo 1997-2016 per valutare la possibilità reale d’ingresso tra i primi 100 o i primi 10, fino al numero 1. Musetti può guardare a questi risultati con fiducia. Il 60% dei vincitori di uno Slam Juniores è entrato nei primi 100 e circa il 23% è entrato nei i primi 10. Vincendone almeno un altro, la percentuale sale, rispettivamente, a circa il 78% e al 44%.

 

Non c’è motivo di dubitare che Musetti abbia le caratteristiche per rientrare nel 60% o, ancora meglio, nel 78% (vista anche la finale agli US Open Juniores 2018). I primi 10 richiedono un salto qualitativo dipendente da troppe variabili perché sia più di una speranza. Per il numero 1, la probabilità è di poco superiore al 4%. Neanche Federer immaginava mai di arrivare lassù.