Nelle settimane precedenti vi abbiamo parlato della crisi del calcio italiano nelle categorie inferiori, accennando al caso Pro Piacenza ed al percorso di riforma che la Lega sta tentando di affrontare. Ma quanto avvenuto nel campionato di Serie C girone B tra Cuneo e Pro Piacenza è inaccettabile, vergognoso, dissacrante per gli amanti dello sport. Una situazione al limite del credibile, che vede una società mandar in campo otto ragazzi – poi diventati sette – per non esser esclusa dal campionato come già avvenuto in settimana col Matera.

 

Il Pro Piacenza è una società sull’orlo del baratro: i giocatori hanno abbandonato da tempo il club aspettando il via libera dalla Figc, disertando le ultime tre partite, perse a tavolino col risultato di 3-0. Alla quarta scatta automaticamente l’esclusione del club dal campionato e così la dirigenza, non contenta dello scempio compiuto, ha deciso di mandare in campo i ragazzi delle giovanili – con il supporto del massaggiatore che si è improvvisato difensore centrale -, colpevoli solo di esser ancora tesserati con una società simile. L’umiliazione subita in campo non ha precedenti, con un risultato di 20-0 che non ricordiamo in un campionato di calcio italiano (e probabilmente non sarà facile trovar esempi simili anche in atri campionati europei).

 

Il Cuneo ed il Pro Piacenza in campo per disputare quel che sarà il match farsa dell’anno

 

La decisione assunta dalla società piacentina è un evidente segno di sfida nei confronti della Figc, incapace finora di porre fine ad un inquietante deriva che sta affliggendo il campionato di Serie C. L’accanimento del Cuneo nei confronti del club emiliano è giusto: non si può pensare di deridere una federazione intera, mandando otto ragazzini in campo per non incorrere all’esclusione dal campionato, temporeggiando alla ricerca di un miracolo che mai arriverà. Anche perché il destino della Pro Piacenza è già scritto e si lega a quello del Matera di Rosario Lamberti, altro caso spiacevole del calcio italiano. Giusto il risultato che così porta agli “onori” delle cronache un male del calcio professionistico italiano, perché non va dimenticata l’estate travagliata del campionato cadetto: insomma, sintomo di una malattia annunciata.

 

«Sarà l’ultima farsa. Quanto accaduto a Cuneo con la squadra del Pro Piacenza è un insulto allo sport e ai suoi principi fondanti. In questa situazione surreale, la FIGC aveva il dovere di far rispettare tutte le regole ed ha esercitato questo ruolo. La nostra responsabilità è quella di tutelare la passione dei tifosi, gli imprenditori sani e la credibilità dei nostri campionati: quella cui abbiamo assistito, nostro malgrado, sarà comunque l’ultima farsa».

 

Le parole a caldo di Gabriele Gravina sono sacrosante, ma sicuramente lasciano tante perplessità. Gravina fino ad Agosto 2018 è stato infatti il Presidente della Lega Pro, e ha avuto modo di osservare le varie situazioni di criticità da dentro, denunciando la situazione del calcio italiano ma senza porvi rimedio: “Noi, a prescindere dai club citati ( Matera, Pro Piacenza ecc. ndr) ci atteniamo alle norme: se tutto non sarà in regola, arriveranno delle esclusioni. Oppure, se determinate situazioni verranno sanate in extremis, arriveranno delle penalizzazioni” .

 

GENK, BELGIO – 19 NOVEMBRE: Il Presidente della FIGC Gabriele Gravina accompagnato da Mancini (Photo by Claudio Villa/Getty Images)

 

Il Presidente della Lega di Serie C avrebbe avuto tutte le possibilità di evitare una situazione simile, assumendo una presa di posizione, anche se discutibile, come fatto da Mauro Balata per la Serie B. Chi ha voluto realmente apportare delle modifiche alla propria federazione, ha cercato ogni via possibile per il raggiungimento del proprio obiettivo, nonostante le numerose critiche piovute da ogni angolo d’Italia.  In Serie C il presidente avrebbe potuto certamente chiedere l’esclusione dei club non in regola con le fideiussioni e i parametri economici richiesti, avviando il campionato ad una serie di riforme necessarie per garantirne il giusto proseguimento.

 

“E poi ci sono domeniche dove ti ritrovi così.. sul 13 a 0 nel primo tempo contro una squadra che gioca con 6 ragazzi di 17 anni e un dirigente come difensore centrale… senza parole..Provo solo vergogna per chi ha reso possibile tutto ciò..”.

 

Le parole di Fabiano Santacroce, ex calciatore di Napoli e Parma, riassumono al meglio la situazione vissuta ieri: un’autentica vergogna del calcio italiano, concentrato con tutte le attenzioni del caso sul rinnovo di Icardi mentre il calcio “minore” muore. Ora si attendono le decisioni della Federazione, che dovrà decidere se omologare o meno la partita, e quindi se escludere il club emiliano. In attesa di una decisione forte, noi rimaniamo attoniti nell’osservare questo declino.