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Cultura
Mattia Zaccaro Garau
13 Febbraio 2026
Bollettino calcistico di guerra: episodio I
Febbraio 2026: la situazione geocalcistica mondiale.

per leggere il primo episodio, datato febbraio 2026, clicca qui
In questi mesi ci sono state rilevanti novità per il nostro Bollettino calcistico di guerra e se abbiamo deciso di elidere da questa lista alcuni paesi in cui la guerra si è attenuata, o almeno si è stabilizzata sullo status degli scontri a bassa intensità, altri ne sono entrati a causa dell’apertura di nuovi conflitti armati.
Chi esce. Abbiamo deciso di escludere dal bollettino Israele perché la guerra non sta incidendo negativamente sul suo movimento calcistico; malgrado le abominevoli azioni sia nella Striscia di Gaza sia in Cisgiordania, anzi, vista la presenza di squadre con sede nei territori occupati palestinesi che partecipano ai campionati israeliani, la federcalcio (ancora non sanzionata dalla Fifa) sembra sfruttare a suo favore il contesto bellico. Per mantenere ancora accesi i riflettori sul genocidio di Israele in Palestina, invece, proseguiremo a dare notizie sul calcio palestinese.
Esce da questo bollettino (anche se probabilmente rientrerà presto, considerando il fronte instabile al confine con l’Afghanistan, la polveriera del Kashmir contesa con l’India e il conflitto interno a bassa intensità nelle ex aree tribali del Waziristan dove si scontrano l’esercito, i talebani e i gruppi separatisti) anche il Pakistan – ma vale assolutamente la pena citare un evento molto importante. In un mondo in cui la Fifa opera sempre di più come un agente politico (di stabilità, a sentire Gianni Infantino – di interesse, a sentire i suoi critici) e agisce direttamente nelle aree di conflitto coi suoi progetti e con iniezioni dirette di fondi, a fine marzo Shahid Khokhar, presidente della federcalcio pakistana, ha dichiarato che l’obiettivo della Pff sarà l’indipendenza finanziaria dal governo mondiale del calcio.
Il senso del discorso è chiaro: «Affidarsi alle sovvenzioni della Fifa ha creato un’illusione di stabilità, una zona di comfort operativa in cui la sopravvivenza è stata scambiata per la crescita». L’idea è quella di creare una nuova lega autonoma e costruire un’accademia giovanile d’avanguardia. Fifa e confederazione asiatica hanno pubblicamente espresso preoccupazione per l’instabilità all’interno degli organismi calcistici pakistani, ma al Congresso Fifa di Vancouver del 30 aprile scorso le fratture sembrano essere rientrate e sempre Khokhar ha assicurato che proseguirà nel suo intento.
Chi entra. Il nuovo fronte aperto è ovviamente quello dell’Iran. La guerra scatenata da Israele e Stati Uniti d’America ha sconvolto anche il movimento calcistico persiano (attualmente 21° nel ranking Fifa), con effetti che potrebbero ripercuotersi pesantemente anche sul prossimo Mondiale in Messico, Canada e, appunto, Usa.
Prima di affrontare, nazione per nazione, gli aggiornamenti sui movimenti calcistici nei fronti aperti che abbiamo già trattato nell’episodio I, ricordiamo che le note metodologiche di questa rubrica sono state esplicitate nell’introduzione della scorsa puntata (saranno quindi lasciate fuori, quindi, le zone in cui sono attualmente in corso violenze etniche, guerre di droga o insurrezioni, rivolte, ribellioni terroristiche non sfociate ancora del tutto in guerre o guerre civili: Iraq, Nigeria, Bangladesh, Repubblica Democratica del Congo, Tanzania, Thailandia, Uganda, Algeria, Angola, Marocco, Costa d’Avorio, Camerun, Niger, Mali, Burkina Faso, Chad, Benin, Rwanda, Tunisia, Togo, Libia, Sud Sudan, Messico).
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