Altri Sport
04 Aprile 2021

La sovranità degli All Blacks è sacra

La tradizione e le radici non sono in vendita.

Nel mondo di oggi la scritta “vendesi” campeggia quasi ovunque. E il mondo sportivo di certo non rappresenta un’eccezione. Lo spirito del tempo non fa prigionieri, tenergli testa è una sfida al limite del possibile. Una sfida che in pochi accettano. Quei pochi in genere sono i più valorosi. Stavolta si è trattato degli All Blacks: la squadra per antonomasia. L’impellente bisogno di liquidità da parte della NZR, l’organo che governa il rugby professionistico neozelandese, ha spinto i suoi vertici a prendere in seria considerazione l’ipotesi di vendere il 15% dei diritti commerciali del brand legato alla nazionale al fondo d’investimento statunitense Silver Lake.

Come sottolinea “Il Post”, quello degli All Blacks è il marchio più importante nell’universo del rugby e uno dei più preziosi nell’intero panorama dello sport professionistico. La federazione però ha confermato una perdita tra i 40 e 50 milioni di dollari nel 2020 e ha preventivato il dimezzamento delle riserve di cassa da 93 a meno di 50 milioni: la pandemia non ha fatto sconti neppure ai maori. Silver Lake, fiutato l’affare, ha valutato complessivamente il marchio 2 miliardi di dollari, più o meno 1 miliardo e 700 milioni di euro, e perciò ha offerto 276 milioni di euro per acquistarne una fetta.

È risaputo che il popolo della Nuova Zelanda sia gelosissimo delle proprie discipline sportive: rugby e vela sono baluardi intrisi di sacralità irrinunciabile. I più attenti osservatori dunque non sono rimasti sorpresi dalla levata di scudi dell’associazione dei giocatori in completo nero di fronte a questa offerta straniera. Lo scorso 29 marzo, con una lettera firmata in calce dai capitani delle squadre maschili e femminili e da alcune bandiere come Aaron Smith, Sam Whitelock e Dane Coles, gli All Blacks sono scesi in mischia ancora una volta. Un’unione d’intenti inscalfibile:

«Riteniamo di dovervi già comunicare che non concederemo la nostra approvazione alla vendita di quote. La decisione è stata presa dopo un’attenta valutazione da parte del nostro consiglio di amministrazione, il quale ritiene ci siano altre soluzioni da valutare, come il rilancio della strategia aziendale o l’emissione di obbligazioni. I giocatori neozelandesi giocano per sé stessi, per le loro famiglie e per il loro Paese con un impegno nei confronti del successo richiesto dalla storia ed ereditato dalla tradizione. I tifosi comprendono questo impegno e ci riconoscono l’essenza di ciò che significa essere neozelandesi.

È questo che stiamo vendendo: 129 anni di storia, e talento, e risultati che hanno portato a successi straordinari, raggiunti perché siamo quelli che siamo. Nessun altro l’ha fatto. Nessun altro avrebbe potuto farlo».

Gli All Blacks non sono in vendita: il messaggio è chiaro. La sovranità, che passa anche e soprattutto per l’economia, non può essere messa in discussione. L’impegno nei confronti della propria gente non accetta invasioni esterne. I capitali devono rimanere in patria. Quella degli All Blacks è anzitutto una lezione di dignità: i giganti, anche se azzoppati, non devono cedere un centimetro. In campo come in CdA.

Ti potrebbe interessare

Tolkien e il Rugby
Cultura
Massimiliano Vino
03 Gennaio 2025

Tolkien e il Rugby

Uno Hobbit tra gli Uomini e gli Elfi.
È arrivato Robin Hood
Papelitos
Gianluca Palamidessi
20 Aprile 2021

È arrivato Robin Hood

Florentino Perez è venuto a “salvare il calcio”.
Il Terzo Tempo del rugby è un rito sacro
Altri Sport
Lorenzo Innocenti
12 Giugno 2020

Il Terzo Tempo del rugby è un rito sacro

Origini, miti e segreti di una splendida consuetudine.
Basta retorica buonista sul rugby italiano
Altri Sport
Vito Alberto Amendolara
03 Dicembre 2020

Basta retorica buonista sul rugby italiano

Siamo stanchi delle “sconfitte onorevoli”.
L'arte di perdere, il 6 Nazioni dell'Italrugby
Altri Sport
Lorenzo Innocenti
22 Marzo 2023

L'arte di perdere, il 6 Nazioni dell'Italrugby

Abituati a vivere di rincorse e abbordaggi, abbiamo ceduto alla paura di vincere.