La decadenza di una rivalità senza eguali.
L’Old Firm non è mai stata una semplice partita. Il derby a Glasgow è da sempre rappresentazione di appartenenza, amore ed odio, orgoglio e identità. Oggi la soluzione escogitata dalle autorità scozzesi per arginarne gli aspetti più brutali è la più semplice e, insieme, la più malinconica: togliere gli ospiti dallo stadio. Per tutta la stagione 2026-27 non ci saranno tifosi in trasferta nelle sfide tra Rangers e Celtic.
La decisione arriva dopo gli incidenti dell’8 marzo scorso ad Ibrox Park, quando il ritorno di circa 8.000 supporters del Celtic – la prima volta dal 2018 con l’intero settore ospiti – trasformò una partita di Coppa in un gigantesco problema di ordine pubblico: invasioni di campo, scontri e arresti. E un’indagine indipendente che ha evidenziato falle e responsabilità nel sistema.
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Il paradosso è tutto qui. Per rendere nuovamente sicuro l’Old Firm bisogna svuotarlo di una delle sue componenti essenziali: i tifosi. Prima 8.000 ospiti, poi i 300 proposti dai Rangers, infine zero. Dal 5% concordato per le partite di campionato al nulla assoluto. Non è una misura di governo della rivalità. È, in qualche modo, la dichiarazione della sua ingovernabilità.
E non si può nemmeno dire che sia stata una sorpresa. Dal 2018 i due club hanno progressivamente ridotto la presenza dei tifosi avversari, in una guerra delle quote fatta di ritorsioni, settori ridotti e reciproche accuse. Per qualche stagione si era trovato un compromesso: circa il 5% dello stadio, 2.500-3.000 biglietti. Poi è arrivato marzo, con il ritorno del vecchio settore ospiti di Ibrox e la dimostrazione che quel passato non era forse più governabile come un tempo.
Dentro questa ingovernabilità ci sono i gruppi ultras Union Bears e Green Brigade: le due facce speculari della stessa città.
Nati a pochi mesi di distanza, diventati in vent’anni il cuore organizzato del tifo, hanno restituito colore e rumore alle rispettive fortezze. Ma sono anche diventati un problema che i club faticano a gestire. Nell’aprile scorso il Celtic aveva addirittura subordinato la concessione dei biglietti ai Rangers all’esclusione degli Union Bears, ritenuti i veri responsabili dei disordini di marzo. I Rangers rifiutarono la condizione e la questione finì davanti alla SPFL.
Ma sarebbe riduttivo fermarsi alla cronaca degli spalti. Perché il declino dell’Old Firm passa anche dai club. La scorsa stagione entrambe le società hanno attraversato mesi complicati, seppure in forme diverse. Al Celtic, tra crisi tecnica e tensioni societarie, la risposta è stata quasi disperata nella sua semplicità: Martin O’Neill. A 73 anni, il ritorno del tecnico che aveva costruito uno dei Celtic più riconoscibili degli ultimi decenni è sembrato il gesto estremo di una società alla ricerca di un punto fermo.
Ha funzionato nell’immediato. Ma resta la domanda: a quale costo per il futuro? Affidarsi alla memoria di un grande passato può essere una medicina formidabile. Diventa però un problema se sostituisce la costruzione del prossimo futuro. E lo stesso O’Neill, parlando dell’assenza dei tifosi ospiti, ha centrato la contraddizione: «È davvero triste», ha detto, ricordando come l’Old Firm sia «una delle partite più fenomenali del calcio europeo, se non del mondo».
È il commento di un uomo che torna dal passato per scoprire che il suo vecchio mondo non esiste più.
Dall’altra parte del fiume Clyde, i Rangers hanno cambiato dimensione. La nuova proprietà americana avrebbe dovuto inaugurare da subito una nuova era di successi ma così non è stato. La stagione 2025-26 ha prodotto instabilità, cambi in panchina, il terzo posto in campionato e una distanza totale da parte dei tifosi verso l’idea di calcio che i nuovi proprietari avevano cercato di coltivare. Il ritorno come manager dell’ex giocatore Derek McInnes è allora una chiara scelta di ricongiungimento alle radici. Ma anche il segnale di un gigante d’argilla che oggi deve prima di tutto ritrovare sé stesso.
L’Europa è stato il termometro più impietoso. Il Celtic ai playoff ha dilapidato un 4-0 complessivo contro il LASK, uscendo dalla Champions dopo un clamoroso 5-1 ai supplementari. Pochi giorni prima i Rangers erano stati eliminati dallo sconosciuto Jablonec ai rigori, fallendo persino l’accesso alla Conference League. Due figuracce che restituiscono un’immagine di decadenza evidente. Le due squadre dell’Old Firm arretrano su tutta la linea. Tecnicamente sì ma anche nella loro capacità di governare la passione che le circonda. Una volta il mondo guardava Glasgow per capire cosa fosse un derby. Oggi Glasgow sembra non sapere più come gestirlo.