Calcio
20 Ottobre 2026

I giovani coi borsoni (pieni di soldi)

Inchiesta sulla crisi del calcio giovanile in Italia.

In Italia i fiumi di parole sull’importanza dei giovani per il nostro futuro straripano in continuazione, inondano l’opinione pubblica. Tanto la retorica istituzionale quanto quella popolare, che incorona i giovani a parole, si scontra con un sistema economico gerontocratico, necrofilo, che non fa altro che isolarli, penalizzarli, frustrarli.

Ecco: da tutte queste cose, l’uomo che incontro, è immune. Ci siamo sentiti al telefono due volte. In totale, un’ora di chiacchiere. O meglio di ascolto. Non ho molto da controbattere alla slavina che mi travolge ogni volta che apre bocca. Per il lavoro che faccio, sono mesi che mi scervello cercando di capire come mai l’Italia calcistica non è più l’Italia che ci aspettiamo sia: non dico vincente ma almeno capace di competere.

A dire il vero, in questi anni di digiuno dai mondiali se lo sono chiesto quasi tutti. Abbiamo visto trasmissioni di specialisti dire le solite cose.

Mi dispiace doverlo dire: larga parte del giornalismo italiano è l’incarnazione di un ceteris omissis che tralascia continuamente l’individuazione dei responsabili. Si dice il peccato e non il peccatore – no? Peccato, per rimanere in tema, che il nostro sia un paese laico e non cristiano-cattolico e che quindi, al contrario, bisognerebbe svelare anche il volto dei responsabili. Poi, per carità, scontata la pena, qualsiasi essa sia, amici come prima. Qui, invece, sembrano tutti esperti delle encicliche di Giovanni XXIII: si condanna l’errore ma non l’errante. Io anche vivo in prima persona anche questo distacco, sono cristiano e cattolico (per ora), ma lo Stato è tutt’altra cosa. O almeno dovrebbe.

Qui da noi, invece, si fa anche di peggio per quanto riguarda gli errori commessi da chi ricopre una posizione di comando: magari si condanna anche l’errore, seppur con giustificazioni, per poi sempre, davanti all’errante, scodinzolare. Non è questo il modo di risolvere i problemi in generale, figuriamoci del calcio italiano. Eppure lo schema sarebbe chiaro:

  1. individuare i problemi;
  2. identificare i responsabili e allontanarli;
  3. aprire un ventaglio di possibili soluzioni, metterle al voto;
  4. scegliere le persone adatte per poi metterle in pratica.

Ecco, la mia fonte, Mr. X che ora oltre ad avere una voce ha anche un volto, queste cose le sa. Lavora nel calcio da decenni. Soprattutto coi giovani. E me le spiega, diciamo, vulcanicamente. Mi dice molte cose. Apre il suo archivio. Ed è molto più profondo di quello che pensassi. Fa nomi e cognomi, ricorda date, passaggi di soldi. Gli dico che è meglio che rimanga anonimo: già in incognito non potrei riportare la metà delle cose che tira fuori. Prima mi dice di no. Poi ragiona e acconsente. E dopo due, tre, quattro ore, io ho una domanda: com’è possibile che nessuno l’abbia detto prima? E anche una consapevolezza: ci metterò molte settimane a sbobinare tutto.



Si parte: “Io ho le porte chiuse ai piani alti, chiuse dal sistema stesso solo perché non ho mai accettato compromessi. Io ho vissuto in prima persona la crisi del calcio italiano. Anni fa, con l’Avventuriero abbiamo fatto affari in varie piazze importanti, anche in Serie A”.

Interrompo subito, chiedo chi è questo avventuriero. Lui sorride. Mi dice che è A.N. e non capisco se l’inflessione di tenerezza che utilizza è per me che non avevo capito il riferimento o per il suo ex compagno di avventure. Mi dice cose che non mi rassicurano più di tanto: società rilevate, soprattutto giovanili, compromessi, affari.

Ma la cosa serve a farmi capire altro: ho di fronte un uomo che è stato dentro gli uffici di alcuni dei presidenti più influenti del calcio italiano. Che ne ha letto bilanci, che ha instaurato collaborazioni con loro. Un uomo cui non solo i patron davano udienza – ma che i padri del nostro pallone cercavano chiedendo consiglio. Sa bene come ci si muove e che cosa si muove dentro le segrete stanze – che per una volta diventano limpide.

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