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15 Dicembre

Andy Capp tra denuncia sociale e post-modernità

Icona Ultras, il fumetto ha radici storiche e politiche ben definite.

Tra la fine degli anni Cinquanta e l’inizio degli anni Sessanta, mentre la Marvel sta dando vita ai suoi personaggi più famosi (Spiderman, Capitan America, i Fantastici 4, Iron Man, etc.), tutti animati da un generico quanto autentico eroismo, in Inghilterra, dalla mente di Reginald Smythe nasce e spopola Andy Capp: l’antieroe per eccellenza. L’umano più umano di tutti.

Ai muscoli, ai superpoteri e alle metropoli Smythe preferisce immaginare il suo personaggio con un flat cap in grado di coprire gli occhi, una sigaretta penzoloni dalle labbra e una pinta, ovviamente scura. La città dove è ambientato non è New York o San Francisco ma un paesino dell’Inghilterra del Nord, si pensa Hartpool anche se l’autore non lo ha mai confermato. La sua missione non è salvare i più deboli ma vivere alla giornata evitando di lavorare, possibilmente. Insomma, Andy è un uomo come tanti e nonostante per molti rappresenti semplicemente lo stereotipo del classico sottoproletario inglese senza grandi ambizioni, è molto di più.

È una denuncia sociale perché parla di alcolismo, violenza (domestica e non) e disoccupazione. È il ritratto di tanti ragazzi che hanno visto e vissuto i drammi della Seconda Guerra Mondiale. È il fratello figlio unico di Rino Gaeatano, solo un po’ più incazzato. È, soprattutto, l’Accattone di Pasolini. Confrontando le date di pubblicazione, però, è più corretto dire il contrario. I due, infatti, nonostante vivano in Paesi completamente diversi sembrano quasi la stessa persona: sottoproletari che vivono alla giornata senza curarsi (o potersi curare) del futuro.

andy capp
La gioia è in una birra, uno dei fumetti pubblicati in Italia dall’Editoriale Corno

Uniti dal disprezzo per il lavoro, a loro basta il bar con gli amici, nel caso di Andy ovviamente il pub con i lads. Andy Capp è una confessione a cuore aperto. E se, come scrive Nicolàs Gòmez Dàvila, “chi si confessa in pubblico non cerca assoluzione, ma approvazione”, il personaggio dal naso tondo ne è la dimostrazione. Oltre ad essere quella del suo autore: “Il mio migliore amico”, lo definisce in una vecchia intervista. Andy Capp è confessione di popolo.

Reginald Reg Smythe proviene da una famiglia molto povera. A soli 14 anni abbandona la scuola per fare il fattorino di un macellaio. Perde il lavoro dopo qualche tempo ma nessun altro lo assume. Per questo decide di arruolarsi nell’esercito. A 19 anni viene mandato in Nord Africa per fare il mitragliere. È proprio durante gli anni del conflitto, in Egitto, che scopre il suo talento da fumettista. Tra una scarica di mitra e l’altra trova il tempo di fare qualche vignetta e di venderla alle testate giornalistiche del Cairo.

Una volta finita la guerra però, tornato in Gran Bretagna, accetta un lavoro nella telefonia. Di giorno risponde al telefono e di notte disegna. Sarà 5 anni più tardi, nel 1950, che lascia il suo posto da impiegato per dedicare completamente la sua vita a riempire di personaggi inventati i fogli bianchi sul tavolo. Comincia così a collaborare con il Daily Mirror. Quest’ultimo conquistato dalla mano di Smythe, nel 1957 gli chiede di dar vita a un personaggio. È qui che comincia la sua confessione.



Proprio come Mogol e Battisti scrivono quel capolavoro di “E penso a te” mentre sono in viaggio in macchina, lo stesso fa Reg Smythe. Sta andando a Londra in automobile da Hartpool per incontrare il direttore del Daily Mirror e presentargli quel personaggio che gli era stato richiesto. Nonostante passi giorni a pensarci, non riesce a creare niente che lo soddisfi. Disegna tanti volti e poche anime. Così, mentre si dirige verso la Capitale inglese a mani vuote, a causa della pioggia un ricordo si fa sempre più nitido nella sua mente.

Era poco più di un bambino quando il papà lo porta a vedere una partita di pallone della squadra della città. Piove copiosamente e il signore seduto al suo fianco decide di togliersi il berretto e metterlo in tasca. Alla faccia incredula del piccolo Smythe, dovuta al continuo scendere delle gocce, il gentiluomo con tipico humor inglese risponde: “Non penserai che possa indossare un berretto bagnato?”. Nonostante non lo ammetterà mai, quell’uomo era proprio suo padre. Lo stesso che ispirerà in tutto e per tutto la figura di Andy Capp. Un uomo assente e che vedrà per l’ultima volta in una bisca, proprio uno dei luoghi preferiti dal nostro personaggio.

Oltre che la birra e il pub, Andy è abituale frequentatore di sale scommesse. Prendiamo in prestito le parole pronunciate da Mandrake in Febbre da Cavallo per descriverlo al meglio: “Un minorato, un incosciente, un regazzino, un dritto e un fregnone, un milionario pure se nun c’ha ‘na lira e uno che nun c’ha ‘na lira pure se è milionario. Un fanatico, un credulone, un buciardo, un pollo, è uno che passa sopra a tutto e sotto a tutto, è uno che ‘mpiccia, traffica, imbroglia, more, azzarda, spera, rimore e tutto per poter dire: Ho vinto!”. Peccato però che Andy non vinca mai e che questo non porti ad altro che continui litigi con sua moglie Flo, l’unica che lavora in casa. Quest’ultima, a dir la verità, è protagonista delle vignette quanto lui.

andy capp
Fumetti che, detto per inciso, oggi non potrebbero nemmeno girare sul web

Senza Flo non c’è Andy e senza Andy non esiste Flo. In Italia le vignette venivano pubblicate sulla settimana enigmistica con il titolo: “Le vicende di Carlo e Alice”. Il rapporto tra i due è apparentemente pessimo. Litigano e fanno spesso a botte. “Tesoro, io sono un uomo di pochi piaceri, e uno di questi sembra essere quello di picchiarti” recita la prima vignetta della prima raccolta pubblicata nel 1958. Eppure, nessuno dei due riesce a lasciare l’altro. Andy è un donnaiolo, ci prova con tutte le bariste e le donne che passano per il pub ma con un solo obiettivo: non quello di tradire Flo ma farsi offrire una pinta che altrimenti non potrebbe pagare. E Flo, che in realtà non è altro che la versione fumettizzata della madre di Smythe, lo ama lo stesso.

Il mondo di Andy è pieno di difetti e problemi che riescono a mantenersi per oltre 40 anni di pubblicazioni in perfetto equilibrio. E soprattutto, il suo è un mondo visto dall’altra parte della barricata in grado di mettere in forte crisi l’egemonia culturale che la sinistra in quel periodo era riuscita a creare. Questo perché gli anni di maggior successo – quelli in cui viene pubblicato su oltre 1.700 testate in 48 Paesi, tradotto in 17 lingue, letto da oltre 250 milioni di persone nel mondo e vincitore per 5 anni di fila del Best British Cartoon Award – sono gli anni in cui (apparentemente) tutto è politicizzato, tutto è lotta di classe e il lavoro è lo strumento per combattere. Andy tutto questo, disilluso com’è, lo ignora.

“Non sai quel che succede in questo mondo!”, lo rimprovera una volta la moglie Flo. “Sì che lo so… Ed è per questo che vado al Pub!”, risponde senza lasciar spazio a repliche.

Non c’è posto per il lavoro e la lotta politica. Le uniche cose che meritano attenzione durante la nostra permanenza terrena sono: le corse dei cavalli, le scommesse, il lancio di freccette, il biliardo e il pallone, sugli spalti come in campo. Anche se le partite durano pochi minuti perché poi si viene espulsi. Senza dimenticare, poi, l’allevamento dei piccioni viaggiatori, animali a cui Andy Capp è particolarmente legato.

Andy, possiamo dire, è il ’68 disinteressato: nessuna velleità ideologica, niente marxismo e soprattutto alcuna voglia di ‘capovolgere’ lo status quo (sociale, politico, filosofico). Per Andy realizzarsi col proprio lavoro non rende felici, ma uccide. Per questo scappa costantemente dalle responsabilità ma mai dalla passione. Non ha nulla da insegnare e nessuno si aspetta che lo faccia. Non è Capitan America, non ha i suoi muscoli e non salva i deboli. È lui stesso il debole imprigionato nei suoi vizi e nella sua insofferenza alle regole. Chi lo legge lo fa perché sa che in un modo o nell’altro è proprio come lui o quantomeno vorrebbe esserlo: fancazzista, irriverente, disilluso, procrastinatore e maestro di un bel niente. Uno che si sente a casa solo al bar sport di fiducia, con una pinta in mano, una sigaretta in bocca e qualche amico.

andy capp roma
Uno storico stendardo della Curva Sud romanista con protagonista Andy Capp

Proprio per questo nel corso degli anni Andy Capp è diventato idolo (e icona) delle curve. Chi prima e chi dopo, chiunque (soprattutto in Spagna e in Italia) ha riproposto (o reinterpretato, vedi il simbolo degli Irriducibili della Lazio) Andy Capp in salsa ultras. Ogni domenica lo vediamo ancora oggi presente su stendardi e striscioni. Non poteva essere altrimenti dal momento che Andy Capp, come detto precedentemente, nasce sugli spalti dalla figura di un signore con il berretto e anche nel fumetto non manca mai alle partite dell’Hartpool United.

Rissaiolo e gran bevitore non c’è partita dove non si presenti sul suo spicchio di cemento. E anche se ogni volta torna a casa sconsolato a causa dei pessimi risultati della sua squadra del cuore, questo non lo ferma dal presentarsi anche alla giornata successiva. Un tifoso puro, rappresentante di un calcio romantico che tanto piace a chi affolla i settori popolari. Un uomo incapace di chiedere qualcosa in cambio dalla vita perché non ha nulla da offrirgli indietro. Come ha scritto anche Gianni Brera:

“L’osteria di Andy è il britannico pub: a volte vi figurano panche, altre volte sgabelli simili a trespoli per una più ardua ascesi alcolica. Il vino è assente come genere di lusso, comunemente riservato ai ricchi. Il contrasto tra pub e osteria implica le solite discrepanze fra il procelloso Nord e il solare Mediterraneo. Ma come va che Andy si comporta alla stregua di qualsiasi omarino colto in fallo e puntualmente individuato a Cadice o a Smirne, in Quebec del Canada o a Turku in Finlandia?”.

Rispondiamo noi: Andy è l’ultimo rappresentante di un calcio e uno stile di vita, giusto o sbagliato che sia, che non esiste più. Assolutamente privato da ogni tipo di ipocrisia, deve il suo successo al suo essere così tremendamente vero.


Andy Capp è tornato nelle librerie italiane con la pubblicazione delle strisce inedite (tradotte e pubblicate in italiano) comparse sul Daily Mirror dal 2007 ad oggi. Una serie di volumi di oltre 200 pagine curata da Signs Publishing con il titolo: “ANDY CAPP – ANDY TORNA IN CAMPO”.


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