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19 Febbraio

Antonio Puerta

Remo Gandolfi

20 articoli
Leggenda del Sevilla.

“Non è stato affatto facile. Fino a quel meraviglioso giorno di marzo del 2004 quando il nostro Mister di allora Joaquin Caparros decise che ero pronto per esordire in campionato. Ci sono voluti più di due anni di trafila nella seconda squadra del Siviglia e tanta tenacia prima di arrivare dove sono ora: nell’undici titolare e nella rosa della Nazionale Spagnola. Io non sono esattamente il calciatore più talentuoso in circolazione. Ok, ho un bel sinistro, una buona tecnica, so saltare un avversario in dribbling e so crossare. Ma non sono David Silva o Antonio Reyes. Ho dovuto lottare, sacrificarmi e metterci l’anima in ogni allenamento per arrivare in prima squadra. Il Club per farmi fare esperienza ha provato diverse volte a propormi soluzioni in Segunda o anche in team di livello inferiore in Primera.

 

Non ne ho mai voluto sapere. Io sono nato a Siviglia, nel Barrio del Nervion, tifo Siviglia da sempre. Qui sono cresciuto e qui, solo qui, voglio giocare. Nelle giovanili ho giocato a fianco di ragazzi meravigliosi (e grandi calciatori) come Sergio Ramos, Sergio Navas, Alejandro Alfaro e il mio amicone Kepa Blanco e insieme siamo tutti arrivati a trovare il nostro spazio nel calcio che conta. Poi è arrivata QUELLA sera. Il 27 aprile 2006. Al Sanchez Pizjuan giochiamo contro lo Schalke 04. E’ la semifinale di Coppa Uefa. All’andata abbiamo strappato uno 0 a 0 che non ci fa stare affatto tranquilli. Io sono in panchina. La partita non si sblocca. Questi tedeschi sono tosti, organizzati e hanno un paio di giocatori di grande qualità. Ad un certo punto Juande Ramos mi chiama. Sono già venti minuti buoni che mi scaldo a bordo campo. Forza Antonio, vai in campo. Stai “aperto” sulla fascia sinistra e bombardami di cross la difesa dei tedeschi. Così mi ha detto il Mister. E quando nei supplementari è arrivato quel pallone dalla fascia opposta non ci ho pensato due volte; botta di sinistro al volo con la palla che “gira” giusto giusto per infilarsi a 5 centimetri dal palo opposto. E’ venuto giù lo stadio. In quel preciso istante ho capito che anch’io ero diventato un pezzetto di storia del mio amato Club”.

 

Crolla il Sanchez Pizjuan

 

E’ il 25 agosto del 2007. Si gioca al Sanchez Pizjuan di Siviglia. Siamo quasi alla mezzora del primo tempo dell’incontro tra i padroni di casa del Siviglia e il Getafe. E’ la prima partita della nuova stagione della Liga. L’inizio è favorevole agli ospiti che trovano il gol dopo soli due minuti di gioco. Il Siviglia per qualche minuto è scioccato da questo gol a freddo. Ma poi inizia a macinare gioco, specie sulle fasce dove Navas a destra e la coppia Capel-Puerta a sinistra sta iniziando a produrre gioco e rifornimenti per la coppia di attaccanti Kanoutè e Luis Fabiano. Poco prima della mezzora di gioco accade però qualcosa di strano, di inizialmente poco decifrabile. Un’azione del Getafe finisce con un nulla di fatto e Antonio Puerta, che aveva seguito e controllato l’azione, accompagna il pallone a fondo campo. Improvvisamente Antonio si ferma e rimane qualche secondo accosciato, come per riprendere fiato dopo una lunga corsa. Un istante dopo cade a terra, con il corpo in avanti. Tutti capiscono subito che c’è qualcosa che non va.

 

Dragutinovic corre verso Antonio e lui e il portiere Palop sono i primi a soccorrerlo. Puerta ha perso conoscenza e rischia di soffocare. Dragutinovic riesce ad estrargli la lingua. Sono momenti di grande concitazione, e di paura. Arriva il medico del Siviglia. Antonio riprende conoscenza, si siede e riesce anche a dire qualche parola. Compagni di squadra, avversari e i 40.000 del Sanchez Pizjuan tirano un enorme sospiro di sollievo. Per un attimo pare addirittura che Antonio voglia riprendere a giocare! Medico e compagni di squadra lo dissuadono. Antonio è determinato e testardo. Lo è sempre stato. Come quando continuava a rifiutare proposte di prestito da decine di altri Club della Liga. “Non se ne parla neanche” rispondeva.  “Io rimango qui a lottare per un posto in quella che è l’unica squadra per cui ho sempre sognato di giocare: il Siviglia F.C.”.

 

 

Dopo il gol contro lo Schalke 04 (foto Denis Doyle/Getty Images)

 

 

Così determinato e testardo da volere a tutti i costi uscire dal campo sulle sue gambe. Il pubblico del Sanchez Pizjuan, calorosissimo e competente, gli tributa una ovazione. Antonio è un ragazzo della “Cantera” e in Spagna, per quelli come lui, l’amore dei tifosi è qualcosa di speciale, di diverso. Lo salutano e lo applaudono. Tutti in piedi. Antonio alza una mano per ricambiare il saluto, abbozza anche un sorriso e poi infila il sottopassaggio verso gli spogliatoi. I tifosi del Siviglia non lo vedranno mai più. Il tempo di arrivare nello spogliatoio, di sedersi su una panca e Antonio verrà colpito da ben 5 attacchi cardiaci consecutivi. Con un defibrillatore riusciranno a tenerlo in vita fino all’arrivo dell’ambulanza.

 

Poi la corsa verso il “Virgen del Rocio”, ospedale della città. Gli attacchi cardiaci si susseguono, senza soluzione di continuità. Antonio è determinato e testardo. Lo è sempre stato. Come quando si ruppe il menisco dieci minuti dopo il suo esordio nella seconda squadra del Siviglia. “Tornerò più forte e determinato di prima” disse mentre lo portavano fuori dal campo. E così fece. Le sue condizioni sono però disperate. Antonio Puerta continuerà a lottare strenuamente per quasi 3 giorni. Prima di arrendersi, alle 14.30 del 28 agosto 2007, quando l’ossigeno smetterà definitivamente di arrivare al cervello. Antonio Puerta aveva 22 anni. Il 21 ottobre di quello stesso anno, neppure due mesi dopo la sua morte, nascerà Aitor, il suo primogenito.

 

 

Il tributo ad Antonio Puerta prima di Barcellona-Inter, il giorno dopo la morte (foto Jasper Juinen/Getty Images)

 

 

Antonio Puerta, “l’uomo dal sinistro di diamante”, aveva esordito nell’autunno precedente con la Nazionale spagnola di Luis Aragones e ne sarebbe sicuramente diventato una parte integrante dei successi ottenuti dalle “furie rosse” negli anni a venire. Ala sinistra o terzino, di quelli che sanno saltare l’uomo, sanno crossare e sanno andar su e giù per la fascia decine e decine di volte a partita. Ma anche capace di difendere, di pressare e di lottare. “Un vincente nato” lo definirà Joaquin Caparros, l’allenatore che lo fece esordire nel marzo del 2004 in una partita di Liga contro il Malaga. Il suo avvento permette al Siviglia di cedere l’altra amatissima ala sinistra “prodotto della casa” Juan Antonio Reyes, che ad inizio del 2004 andrà agli inglesi dell’Arsenal per la cifra, allora davvero ragguardevole, di 35 milioni di euro. Puerta si afferma definitivamente nella stagione 2005-2006 ed è proprio un suo gol nella semifinale di Europa League a permettere al Club andaluso di qualificarsi per la prima finale europea della sua storia, che vincerà in maniera netta ed autorevole contro gli inglesi del Middlesbrough. Nella stagione successiva il Siviglia si conferma ad altissimi livelli.

 

La squadra lotta fino alla fine su tutti e tre i fronti: Liga, Europa League e Copa del Rey. Riuscirà ad aggiudicarsi entrambe le Coppe e chiuderà il Campionato al 3° posto dopo essere stato in testa per diverse giornate, cosa che al Siviglia non accadeva da più di 60 anni. Antonio è una pedina fondamentale nello scacchiere di Juande Ramos e le sue prestazioni allertano ben presto gli osservatori delle più grandi squadre del continente. Si parla di Arsenal, di Manchester United e soprattutto del Real Madrid, che da tempo ha messo gli occhi su Antonio per coprire la fascia sinistra orfana di Roberto Carlos. Puerta invece rinnova il suo contratto con il Siviglia. Per cinque anni. Non ci può essere testimonianza più tangibile del legame di Antonio al Siviglia F.C. E’ già uno dei leader dello spogliatoio. Il primo ad arrivare al campo di allenamento, il primo a rincuorare un compagno in difficoltà, il primo a riempire lo spogliatoio di allegria con le sue battute e le sue canzoni.

 

 

L’ultimo saluto dei tifosi fuori dal Sanchez Pizjuan (foto Denis Doyle/Getty Images)

 

La sua disponibilità verso i tifosi è ricordata ancora oggi da tutti gli “hinchas” del Siviglia. Autografi, foto e disponibilità totale. Di lui molti ricordano le innumerevoli volte in cui ha dato passaggi a tifosi al ritorno dall’allenamento, quando per i calciatori attuali “la propria fuoriserie” conta quasi più della moglie. Di lui restano due meravigliosi tributi. Il primo è una statua nei pressi del Sanchez Pizjuan raffigurante Antonio ed eretta in suo onore nell’aprile del 2010, esattamente 4 anni dopo il suo storico gol allo Schalke 04 con una scritta sul basamento:

 

“Il tuo sinistro ci ha regalato un sogno che cambiò le nostre vite dando il via in quel momento ad uno dei periodi più gloriosi della storia del nostro amato Club. Grazie Antonio”.

 

Ma esiste ancora qualcosa di meglio, di più tangibile e toccante. In ogni singola partita del Siviglia al minuto 16, il numero di maglia di Antonio, tutto il pubblico si alza in piedi, applaudendo e scandendo il suo nome. Così, ogni bambino che entri per la prima volta in quel magnifico stadio, chiederà al papà “Chi era, babbo, Antonio Puerta?”. Conoscete una maniera migliore di tramandare una leggenda?

 


 

Brano estratto da Storie maledette, di Remo Gandolfi (Urbone, 2017).

Si ringrazia l’autore per la gentile concessione.

 


 

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