Il giornalismo sportivo scorre nel sangue della famiglia Lorenzo da ormai tre generazioni. Tutto è iniziato con Peter – originario di Casanova di Carinola, in provincia di Caserta – capo della BBC e Direttore dei servizi sportivi del Sun; una brillante carriera invece aspetta James – figlio di Matthew -, premiato recentemente come miglior giornalista sportivo giovane della Gran Bretagna. In mezzo, infine, c’è Matthew Lorenzo: ed è proprio lui che abbiamo intervistato, direttamente da Londra, per uno sguardo autorevole e internazionale sul calcio contemporaneo. Anche lui enfant prodige del mestiere, è stato il più giovane giornalista sportivo dell’intera Gran Bretagna e anche il più giovane anchorman di una Coppa del mondo (per la BBC a Usa 1994, all’età di 35 anni). Voluto da Rupert Murdoch in persona per lanciare Sky Sport in Gran Bretagna, ha continuato in questi ultimi anni il lavoro di presentatore sportivo, oltre a curare la biografia di Tony Mascolo – magnate di origini italiane fondatore della Toni and Guy, con oltre 500 negozi in tutto il mondo. Infine, o forse soprattutto, ha girato il docufilm Bobby, sulla vita di Bobby Moore: un successo per la critica, ma soprattutto la prima pellicola ad essere presentata in anteprima nel cuore del calco britannico, al Wembley Stadium (Maggio 2016), come parte delle celebrazioni per il 50° anniversario dell’unica vittoria inglese della Coppa del Mondo.

Tutti

Alla presentazione del docufilm “Bobby” nel ventre di Wembley. Da sinistra verso destra: Geoffe Hurst (autore di un hat-trick, la nostra tripletta, in finale mondiale), Gordon Banks, Matthew Lorenzo e George Cohen

Il prossimo Giugno inizierà la Coppa del mondo. La prima, dopo sessant’anni, senza l’Italia. Quale
reazione ha suscitato in Inghilterra l’esclusione di una delle compagini più titolate al mondo?

La prima reazione è stata quella di uno shock. Successivamente, ho provato una sorta di sollievo nel realizzare che una delle migliori squadre al mondo non potrà trovarsi sul cammino dell’Inghilterra in Russia. La mancata qualificazione dell’Italia è un esempio di quanto sia importante un allenatore per una nazionale. Il loro declino sotto Giampiero Ventura è stato drammatico e ha mostrato quanto possa essere sottile la linea che divide una squadra coesa da una disorganizzata. Il Brasile è una delle favorite per il mondiale, ma la loro rinascita ha preso una traiettoria opposta a quella dell’Italia. Il 7-1 subito dalla Germania è stato una tragedia nazionale ma, guidati da un nuovo allenatore – Tite – i brasiliani sono riusciti a qualificarsi senza problemi e saranno la squadra da battere a Russia 2018.

Secondo lei quindi il tonfo degli Azzurri, certificato dalla sconfitta nei play-off contro la Svezia, è unicamente figlio delle errate scelte tecniche del C.T. Ventura o, come molti suggeriscono, è l’epilogo naturale di scelte politiche discutibili, che hanno aperto le porte agli stranieri – a partire dai settori giovanili – a danno degli atleti italiani?

Questo tipo di critica è stato ampiamente discusso anche a proposito del calcio inglese. La Premier League è rinomata per essere la competizione più affascinante e combattuta del mondo. Sicuramente, è la più ricca. Ed è qui che nasce il problema. Soltanto un terzo dei giocatori all’interno del campionato sono inglesi. E l’effetto sulla nazionale è palpabile. Ci sono meno giocatori forti tra cui scegliere. Certamente esistono dei paralleli tra la situazione italiana e la situazione inglese, ma c’è anche qualcosa di sbagliato nel sistema-calcio italiano. Non ci sono abbastanza giovani su cui puntare. Troppi giocatori anziani apparsi nelle qualificazioni ai mondiali. Germania, Spagna, Francia e Inghilterra hanno attuato un drastico riassetto delle proprie strutture giovanili. L’Italia deve sottoporsi ad una simile trasformazione.

Prima Ranieri con la favola del Leicester, poi Conte con il suo Chelsea. Gli allenatori italiani hanno dimostrato tutto il proprio valore nella vecchia terra di Albione. Si può dire che i tecnici italiani hanno qualcosa in più, a parte Ventura…?

Gli allenatori italiani hanno fatto bene in Inghilterra. Ma questo è vero per la maggior parte degli allenatori stranieri. Sono privilegiati in Inghilterra rispetto a quelli inglesi – ci sono soltanto quattro allenatori inglesi nel ricordo delle più belle storie di calcio inglese. Nel 92 Wilkinson è stato l’ultimo allenatore inglese ad aver guidato una squadra al titolo di campione d’Inghilterra; i successivi nove allenatori ad averlo fatto sono stati scozzesi (Sir Alex Ferguson e Kenny Dalglish), francesi (Arsène Wenger), portoghesi (José Mourinho), italiani (Carlo Ancelotti, Roberto Mancini, Claudio Ranieri e Antonio Conte) e cileni (Manuel Pellegrini). «La più grande e unica ragione per la quale ci sono più allenatori stranieri è da cercarsi nelle proprietà straniere», ha detto l’ex difensore inglese Phil Neville. «Molti di questi presidenti legano se stessi ad uno specifico agente, il quale ha segnati sul proprio taccuino allenatori stranieri, promossi dall’agente stesso. In Europa, in Spagna e in Italia in particolare, è buona abitudine far allenare i club da allenatori del proprio Paese, piuttosto che portare qualcuno da fuori». Gli allenatori stranieri sono più “attraenti” per i proprietari stranieri, sono visti come gran conoscitori del calcio europeo e hanno spesso costruito la propria reputazione attraverso vittorie di trofei nei più importanti campionati del continente.

LONDON, ENGLAND - MAY 21: Antonio Conte, Manager of Chelsea kisses the Premier League Trophy after the Premier League match between Chelsea and Sunderland at Stamford Bridge on May 21, 2017 in London, England. (Photo by Shaun Botterill/Getty Images)

Quattro campionati vinti nelle ultime quattro stagioni tra Italia e Inghilterra. Quest’anno con ogni probabilità Pep Guardiola interromperà la striscia vincente

A febbraio la Juventus, campione d’Italia per sei volte di fila e finalista dell’ultima edizione di Champions League, affronterà il Tottenham: qual è il suo pronostico?

La Juventus ha un grande blasone a livello europeo. Il Tottenham di Mauricio Pochettino nelle ultime stagioni ha illuminato il calcio inglese grazie a giocatori quali Harry Kane e Dele Alli. Ma non sono mai riusciti a fare il salto di qualità. Quest’anno il titolo in Premier è già troppo distante. La Champions League rimane l’ultimo treno, ma credo che la maggiore esperienza della Juventus in campo europeo farà avere loro la meglio.

Nel 2020 ci sarà il primo Europeo itinerante per celebrare il sessantesimo anniversario della competizione. La partita inaugurale a Roma, poi il torneo sarà fermo in diverse città europee, inclusa San Pietroburgo, per chiudere con la semifinale e la finale nel tempio di Wembley. Per Sadiq Khan (sindaco di Londra ndr), è questa una circostanza che conferma la fama che Londra può vantare come capitale dello sport nel vecchio continente. Secondo lei la città sarà capace di replicare il successo delle ultime olimpiadi?

Io penso che Londra sia più che in grado di organizzare un evento come quello del 2020. Le Olimpiadi furono un successo straordinario e, cosa più importante, la città è riuscita ad emergere dell’evento senza soffrire troppo i debiti finanziari che hanno invece colpito città come Montreal, Atene e Rio. La Nazione continua a nutrire speranze per l’organizzazione del mondiale, a distanza di tantissimi anni dall’ultima volta (1966): il torneo del 2020 servirà a provare che il tempo del ritorno della più bella competizione nella casa del calcio è vicino.

In Italia siamo soliti dire che nel nostro Paese ci sono 60 milioni di allenatori, e le controversie
sportive vanno avanti per settimane. Anche in Inghilterra sono numerosi i “tabloid”, ma ritiene
comunque che la vostra cultura sportiva sia più matura della nostra?

È lo sport più popolare nel Paese e provoca attenzione da parte di tutti i media. Io non penso che le opinioni espresse siano più “esperte” che in altri posti del mondo, nonostante trovi giusto dire che i nostri giornalisti sono incredibilmente professionali e, in generale, assai esperti in materia. Canali come Sky e BT, ad esempio, sono probabilmente i migliori al mondo nel trasmettere il calcio in TV e i resti di Fleet Street possono ancora vantare quotidiani d’eccellenza, nonostante i loro giorni siano contati, nell’odierno mondo di internet.

Stadio

Il padre Peter e un giovanissimo Matthew mentre compila il suo primo “newspaper report” che sarà poi utilizzato dal Sun (White Hart Lane, Tottenham vs Manchester United, 3 Febbraio 1968)

A tal proposito, qual è la sua opinione sul VAR (video assistance referee), recentemente introdotto in Italia?

E’ stato usato per la prima volta nella coppa di lega in semifinale, nella sfida tra Chelsea e Arsenal allo Stamford Bridge. Il problema è stato il tempo impiegato. Due episodi da rigore, ad esempio, hanno dovuto attendere che la palla uscisse dal terreno di gioco per essere rivisti. L’arbitro ha messo mano al proprio auricolare, mentre nessuno dei tifosi presenti allo stadio aveva idea di cosa stesse dicendo. I replay devono essere disponibili su maxischermi. Il video può certo aiutare il direttore di gara sulle singole decisioni, ma non deve interrompere il ritmo del gioco.

Si parla sempre del “modello inglese” per quanto riguarda il tifo e l’ordine pubblico negli stadi. Sicuramente il fenomeno degli hooligans è stato quasi debellato, ma non si è pagato un prezzo troppo alto in termini di calore del pubblico? E gli stadi oggi, in Inghilterra, sono un luogo “esclusivo”, riservato unicamente a certe classi sociali?

La gentrificazione del gioco del calcio è una conseguenza economica naturale creata dalle televisioni e dalla Premier League. Ma gli stadi sono migliorati molti e questo può solamente andare a beneficio dei tifosi. Uno stadio nuovo può ancora generare una grande atmosfera – a spese degli hooligan e dei disordini da questi causati. Ciò nonostante, i prezzi dei biglietti sono aumentati e la mia preoccupazione è che alcuni tifosi, specialmente i più giovani, restino esclusi. I club fanno così tanti soldi con le TV da potersi permettere un abbassamento nei prezzi del biglietto.

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A cura di Mattia Di Lorenzo e Andrea Antonioli