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4 Giugno

Il calcio spezzatino è un calcio dilaniato

Valerio Santori

31 articoli
Dieci partite, dieci orari differenti: è la proposta di Dazn alla Lega Calcio.

Chissà se già nell’iconico Tutto il calcio minuto per minuto, in quella giocosa pretesa di totalità, era in germe la smania spacchettatrice del futuro campionato spezzatino. Con orecchio pulsante gli italiani si abbeveravano del gioco che li faceva delirare secondo una modalità che oggi facciamo fatica a comprendere: senza immagini, senza highlights, con il solo ausilio di squillanti voci collegate da ogni stadio d’Italia. Chissà se nei pomeriggi passati tra un “prendo la linea da Verona” e un “clamoroso al Cibali” era già in nuce il sogno di fare a pezzi quel teatrino così adorabile, per spararsi in vena il calcio liofilizzato delle pay tv a tutte le ore del giorno, tutti i giorni.

È un dubbio destinato a restare tale. Come per la vicenda dell’uovo e della gallina non sapremo mai se sia stato il bisogno a generare il prodotto o se non sia avvenuto invece l’esatto contrario. Ed in fondo si tratta solo di una rogna da storici della domenica, specie oggi che il radiocronista Riccardo Cucchi ha dato il triste annuncio dal suo account twitter: Tutto il Calcio si è spento per sempre.

La nuova proposta di DAZN per la Serie A 2021/2022, che diverrà normalità a partire da lunedì, prevede la trasmissione di dieci partite in dieci differenti orari, dal sabato al lunedì. Impossibile andare avanti per tutte quelle trasmissioni, da Tutto il Calcio alle varie “diretta gol”, che della contemporaneità (via via sempre più striminzita) dei match avevano fatto il loro carattere principale. Sembra inoltre chiaro che la nuova modalità di fruizione “on demand”, concretizzatasi con il passaggio al calcio via fibra, metta la parola fine ad una certa manifestazione della passione per il gioco.

La contemporaneità era infatti il segno di un modo di intendere il campionato italiano come fatto culturale unico, inscindibile, che appassionava ancor prima delle singole partite, delle singole squadre e dei singoli calciatori. Ci si collegava con Tutto il Calcio e successivamente con Novantesimo Minuto per sapere come era andata la Serie A, nella sua interezza. Lo spacchettamento è invece figlio di una logica “al dettaglio” che vorrebbe massimizzare l’attenzione sulle individualità e rischia però di ridursi al nulla, se le partite diventeranno una sorta di alternativa a Netflix da consumarsi magari in differita nei momenti di pausa.

Il calcio di DAZN sarà sempre più a misura di quel “mutamento antropologico” dei tifosi di calcio che Andrea Agnelli sostenne essere in atto in apertura della 25esima Assemblea Generale dell’ECA (European Club Association):

«Se guardiamo alle ricerche, un terzo degli appassionati segue due club a livello globale, il 10% segue i giocatori e non i club, due terzi seguono le gare perché attratti dai grandi eventi, il 40% della fascia di età 16/24, la generazione Z, non ha alcun interesse nel calcio.»

Andrea Agnelli

E dunque terminerà definitivamente quella sua funzione di “sacralità laica” che in molti, da Pasolini a Manuel Vázquez Montalbán, gli avevano assegnato.

«Il calcio si sta trasformando in una religione sostitutiva di tipo laico, con una sua ritualità, i suoi simboli, le sue cattedrali, le sue sette.»

Montalbàn in un’intervista rilasciata ad “Avvenire”, 2 agosto 1998

La Premier League, in quanto campionato nazionale, ha fatto da apripista in questo senso: l’aumento dei ricavi conseguito tramite radicale spettacolarizzazione del gioco e guerra al tifo organizzato ha messo tutti d’accordo sul fatto che il suo modello fosse l’unico percorribile. Ma lo stesso identico predominio sul calcio giocato della sua immagine era in nuce già nel mondiale in Messico dell’86, nel quale le partite erano state programmate ad orari locali improponibili per venire incontro al pubblico europeo (oggi succede lo stesso ma al contrario: si gioca in Europa per mostrare le partite in tutto il mondo). In quel caso ci fu una delegazione di calciatori, guidata da Maradona, a protestare contro il presidente della FIFA Avelange, perché giocare in Messico a mezzogiorno era in effetti molto rischioso per la salute stessa dei calciatori. Oggi, alla luce di una battaglia che andrebbe combattuta culturalmente, nessuno apre bocca.

Chi si arrischia si espone al pubblico ludibrio, l’abbiamo imparato. Era toccato a Maurizio Sarri quando nel marzo 2017 dopo una partita del suo Napoli contro l’Empoli aveva osato dire che giocare a 12:30 gli faceva schifo:

«Partiamo dall’inizio e diciamo le cose come stanno: abbiamo giocato in un orario in cui nessun vuole giocare. Tutti lo pensano, ma la differenza è che io lo dico: a me fa schifo giocare alle 12.30. E giocare a quest’ora comporta una serie di problemi in più.»

Maurizio Sarri

L’abbiamo imparato ma non possiamo fare a meno di notare, fra quei “problemi in più”, la definitiva morte del campionato. Dilaniato da chi sfrutta la passione dei tifosi.

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