Una retorica che ha francamente stancato.
Dopo la sconfitta tennistica col PSV in Champions League, Antonio Conte si era lasciato andare, in zona mista, a dichiarazioni scriteriate: «Qualcuno a Napoli qualcuno butta fumo e questa è una piazza alla quale bisogna dire sempre la verità. (…) Per varie cose montate si sono create tante situazioni che mi sono anche divertito a vederle visto che sono state talmente spudorate. Ripeto, Napoli e i napoletani non devono essere presi per il culo. (…) Quest’anno tra il giocare tante partite e inserire molti giocatori… Secondo me, nove giocatori nuovi sono stati troppi. Non siamo stati equilibrati. (…), inserire tante nuove teste in uno spogliatoio non è facile».
Parole tanto tonanti quanto irragionevoli – soprattutto perché non rettificate, mediate o quanto meno rianalizzate quattro giorni dopo, alla luce del risultato ottimo nella sfida scudetto vinta contro l’Inter per 3 a 1 – che ha visto il Napoli riprendersi la testa della classifica e lanciare l’ennesimo chiaro segnale di grande competitività.
Troppo facile così: si mettono avanti le mani quando si perde, si tace quando si vince.
Anzi, Conte è riuscito, in quel frangente, a fare anche peggio: una gaffe marchiana contro le modalità di comunicazione dell’Inter. Conte aveva detto che per la società, mandare a parlare Marotta (che comunque dell’Inter è il presidente, quindi ha piena legittimità di parlare quando e come vuole) voleva dire delegittimare la figura dell’allenatore – non sapendo che di lì a poco avrebbe parlato anche Cristian Chivu, smontando così il castello di carte di dietrologie vittimiste e supposizioni complottare dell’allenatore del Napoli.
Ma la lagnanza continua, una sorta di storia infinita che sta stufando tutti, si arricchisce continuamente di nuovi capitoli. Così, Conte, non contento della figuraccia (tra l’altro, è bene dirlo, alla luce di un errore arbitrale che ha favorito il Napoli), alla vigilia della sfida già quasi decisiva contro l’Eintracht ha voluto tornare sull’argomento, dicendo questo: «Avete visto? Appena qualcuno ha parlato è successo di tutto, è successo di tutto e di più» – riferendosi ai presunti favori ricevuti dall’Inter nella partita contro l’Hellas Verona manovrati, a suo dire (o meglio a suo non-dire, a suo ammiccare, a suo sottintendere), dalle recriminazioni di Marotta. Una ricostruzione abbastanza fantasiosa, questa, ma che superata in termini di ridicolo quando l’allenatore salentino ha detto che «Napoli che è lì, che lotta per le prime posizioni, dà fastidio».
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Alla luce di questo – voglio dire due cose: 1. Conte, che nella sua carriera ha giocato 13 stagioni alla Juventus tra il 1991 e il 2004, vincendo 5 Scudetti, 1 Coppa Italia, 1 Coppa Uefa, 1 Coppa Campioni, che ha allenato, oltre alla stessa Juventus, Chelsea, Tottenham, Inter e Italia – davvero oggi si erge a paladino revanscista di un calcio sedicente proletario che darebbe fastidio ai potenti? E chi sarebbero, oggi, i potenti? Conte ha portato avanti la sua carriera nelle piazze dell’establishment per eccellenza, nel vertice del potere inglese (è stato sotto la presidenze Levy e Abramovich, tanto per essere chiari) oltre che quello italiano.
E oggi, checché qualcuno non voglia ancora accorgersene, per potere, bacino d’utenza nonché per grandi meriti sportivi con due scudetti in tre anni e la seria possibilità di vincerne un altro – il Napoli si sta trasformando nella nuova classe egemone italiana. Di che cosa si lamenta, allora, Conte? Chi sarebbero coloro cui dà fastidio il Napoli che vince? Fuori i nomi, caro Antonio, oppure che si faccia silenzio. Nella comunicazione calcistica italiana, nel 2025, nessuno ha bisogno di allusioni, strizzatine d’occhio, brachilogie varie.
2. Quella di Conte, è chiaro, è solo una strategia. Eppure, non essendo lui Sun Tsu, non essendo in guerra e non essendo un grande letterato (oltre che generale e filosofo), la tattica delle lamentele continue diventa, alla fine, solo noiosa – e si passa così da Milan Kundera e la sua insostenibile leggerezza dell’essere, alla nausea sartriana memoria. Sì, perché questo è l’effetto che fa Conte oggi: disagio e assurdità di fronte alla gratuità di questo modo di fare. L’età dell’oro di Mourinho&Co. è finita – e lo dico a malincuore, avendola amata. Ma c’è un tempo per tutto – e sarebbe ora che Conte lo capisse.
Eppure ci sarebbe una cura, una medicina, un bel Biochetasi per salvarci da tutto questo. Sia chiaro: le dichiarazioni contraddittorie di Conte possono essere perpetrate proprio perché manca un contraddittorio. Il Geffer che ci salverebbe dalla nausea sarebbe un bel giornalista che, facendo solo il suo mestiere, alzasse la mano o, almeno, usasse la penna – per svelare le incompatibilità tra le varie dichiarazioni di Conte. Sarebbe un fattore di crescita per tutte le categorie interessate: allenatori, giornalisti, tifosi.
foto Cesare Purini / Insidefoto