L'Argentina è sotto accusa e senza via di scampo.
Nella settimana in cui moussolinho è riuscito a ridicolizzare “la più grande” (certo, solo per dimensioni) democrazia del mondo, la Federcalcio francese e in generale il mondo dei webbeti nelle ultime ore hanno provato a raggiungere le vette di stupidità dei vari Bloomberg, Washington Post e via discorrendo. L’episodio è arcinoto, ma per dovere di cronaca lo riportiamo nuovamente: nel corso dei festeggiamenti in pullman per la vittoria della Copa America, alcuni giocatori dell’Argentina (tutti? ovviamente è già partita la caccia alle streghe, come da copione) hanno intonato un coro dal significante netto ma dal significato equivoco – non bisogna essere linguisti per comprendere la differenza tra le due cose.
Prima però le reazioni, tralasciando quelle social che naturalmente – con la stessa velocità con la quale i giornali americani hanno ripreso la notizia di moussolinho in merito a Mark Violets – non si sono poste neanche per un secondo il problema sul che e sul come dell’episodio. Il primo a parlare è stato Philippe Diallo, presidente della FFF, che ha naturalmente condannato “le inaccettabili dichiarazioni razziste e discriminatorie rivolte ai giocatori della nazionale francese”.
Nel merito, però, verrebbe da chiedere quali. Il coro infatti recita: “giocano per la Francia, ma i loro genitori sono dell’Angola. La loro madre è del Camerun, mentre il loro padre è della Nigeria. Ma il loro passaporto dice francese”. Quello degli argentini è un coro provocatorio scaturito dal confronto con Mbappe (sopra tutti) e compagni nella finale del 2022, ma definirlo razzista è quantomeno improprio. A rigor di verità, che la Francia – dei paesi presenti all’ultimo Europeo, ad esempio – sia una delle Nazionali più multietniche non è certamente un segreto. E lo stesso Mbappe, figlio di un camerunese e di un’algerina, aveva affermato tempo fa di essere “orgoglioso delle [sue] origini africane”.
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Come ha scritto Gazzetta due anni fa, «secondo alcuni analisti il 40% della popolazione francese nelle ultime tre generazioni – un periodo di circa mezzo secolo – avrebbe uno o più componenti collegati all’Africa». Tralasciamo le ovvie cause e concause geopolitiche: rimane il fatto che il coro dei giocatori argentini, “inaccettabile” e “razzista” solo in tempi così abbrutiti come quelli contemporanei, rimane estremamente goliardico. Voler vedere il razzismo ad ogni costo, sollevare mari e monti per un sorriso accennato o una frase detta sotto voce, è ben più inquietante del coro in sé.
Intanto il Chelsea ha pubblicato un comunicato ufficiale parlando di questo episodio, che ha coinvolto in primis il suo giocatore Enzo Fernandez – l’autore della storia Instagram –, come «di una opportunità per educare. Il club ha avviato una procedura disciplinare interna».
Altro che Orwell, qui siamo ai livelli della rieducazione ad Alex DeLarge in Arancia Meccanica. I blues si sono accodati allo sconcerto – pensa te – di Wesley Fofana, compagno di squadra di Fernandez che ha criticato il video sui social media scrivendo: “il calcio nel 2024: razzismo senza freni”. Lo scherzo è diventato questione anche al parlamento francese, dove il ministro dello sport Amelie Oudea-Castera, quella in prima linea per la battaglia liberalissima e democraticissima anti-Le Pen delle passate settimane, ha chiesto alla FIFA di intervenire – cosa che in effetti la FIFA ha già fatto, avviando un’inchiesta.
Tutti i giocatori francesi di origini africane – il cortocircuito che non ti aspetti – del Chelsea (Fofana, Disasi, Badiashile, Gusto, Ugochukwu, Nkunku) hanno smesso di seguire Enzo Fernandez su Instagram, e secondo le fonti raccolte da Contrasti non hanno intenzione di partecipare ai futuri pigiama party organizzati dall’argentino.
Ma davvero facciamo, davvero fate? Davvero vogliamo continuare con questa boiata del razzismo (inesistente, perlomeno in casi di questo tipo), davvero quelli che oggi sui social e sui giornali, e financo sulle alte poltrone del potere politico-sportivo, tutti costoro che oggi accusano Enzo Fernandez e compagni di razzismo, davvero non hanno mai scherzato neanche una volta in questo modo? “Quel video, quel momento, quelle parole, non rispecchiano il mio carattere o i miei valori. Sono profondamente dispiaciuto”. Non c’era certo bisogno di dirlo, Enzo. Ma ora che l’hai detto, vogliamo quantomeno vederti fustigato in pubblica piazza.