Cosimo Sibilia, presidente della Lega Nazionale Dilettanti, ha lanciato l’allarme: il 30% delle associazioni sportive iscritte ai campionati LND (dalla serie D alla terza categoria, n.d.r.) rischia di fallire prima dell’inizio della prossima stagione. Se gli enti preposti non adotteranno una politica volta a sostenere – con interventi rapidi e concreti – i bilanci delle società, rischieremo di perdere migliaia di centri di aggregazione socioculturale, prima ancora che sportiva.

 

 

Non è necessario svuotare gli scaffali della retorica – ne abbiamo ascoltata sin troppa – per comprendere il valore, inestimabile, di una scuola calcio o di un settore giovanile nei quartieri meno abbienti delle grandi città o nei borghi delle province; posti dove le associazioni sportive dilettantistiche fungono da avamposti di eguaglianza e dignità sociale. Lasciare i club al loro destino, pertanto, sarebbe un errore grave ed imperdonabile.

 

 

 


Una questione economica


 

La Lega Nazionale Dilettanti ad oggi conta più di un milione di tesserati (1.045.565). Numeri che le conferiscono le scettro del maggiore movimento sportivo esistente sul territorio italiano. Ciononostante il ministro dello sport Spadafora – che pure si dice estremamente interessato alle sorti del mondo dilettantistico  – non è riuscito a fornire risposte adeguate al presidente Sibilia; il titolare del dicastero, sino ad ora, ha unicamente promesso cento milioni di euro di finanziamenti a sostegno delle A.S.D. in difficoltà, ma non ha chiarito né i tempi né le modalità di accesso.

 

 

Si tratterà di un prestito che dovrà essere restituito e non sarà chiesto, da parte dell’ente erogatore, alcun interesse. In una intervista al giornalista D’Epifanio della Gazzetta Regionale, Spadafora ha fatto sapere che le società gli hanno comunicato la volontà di fermarsi e che, per una difficile ripresa, si valuteranno criteri territoriali. Stando alle sue parole dovremo attendere il prossimo decreto, con la consapevolezza che ulteriori ritardi sarebbero assolutamente controproducenti.

 

Cosimo Sibilia (presidente LND) e Gabriele Gravina (presidente FIGC): parliamo sempre delle leghe maggiori, ma non scordiamoci le fondamenta e la passione su cui poggia “il gioco più bello del mondo” (Foto Paolo Bruno/Getty Images)

 

 

Le società – soprattutto quelle iscritte al campionato nazionale di serie D – attendono di sapere se e come potranno continuare la stagione, ferma restando l’esplicita richiesta di non proseguire. Una volontà, quella espressa dai patron, mossa da ragioni di carattere giuridico ed economico: il prossimo 30 giugno i contratti stipulati tra proprietà e calciatori cesseranno infatti di avere effetto ed un eventuale prolungamento degli obblighi negoziali, inevitabile laddove la federazione dovesse optare per la disputa dei campionati nei mesi di luglio o agosto, implicherebbe un costo elevato ed insostenibile nella maggior parte dei casi.

 

 

Consideriamo che ad alimentare e tenere in vita lo sport dei dilettanti sono le aziende. La stragrande maggioranza delle associazioni sportive, infatti, trae buona parte dei suoi profitti dalle sponsorizzazioni; in seconda battuta, le casse delle società vengono riempite dai proventi della scuola calcio, ferma ormai dai primi giorni di marzo (tante, troppe società, attendevano il pagamento della seconda o terza rata della stagione dei ragazzini).

 

 

Non solo non vedranno un euro della stagione 2019-20 ma dovranno limare, considerevolmente, l’importo del prossimo anno poichè la crisi ha colpito tutti, genitori dei ragazzini della scuola calcio compresi. Da non sottovalutare, infine, la vendita dei biglietti provenienti dal botteghino (precisando tuttavia che non sempre viene richiesto un ticket per l’ingresso) e – in alcuni casi – le attività di crowdfunding.

 

Ca

Un interrogativo che, soprattutto di questi tempi, torna prepotentemente a farsi largo

 

 

È ragionevole pensare che in seguito alla crisi economica post-coronavirus (gli esperti prevedono effetti disastrosi sul PIL e sul debito pubblico, n.d.r.) molte imprese rinunceranno alla sottoscrizione dei contratti di sponsorizzazione. Non solo: il protocollo sanitario fornito dal Coni alle federazioni – redatto da un gruppo di tecnici del Politecnico di Torino – risulta pressoché inattuabile per la maggior parte delle squadre, sia per quanto concerne la distribuzione dei dispositivi di protezione sia per ciò che riguarda l’attività di sorveglianza sanitaria.

 

 

A fronte di una drastica riduzione degli incassi, non sembra sostenibile (tantomeno ragionevole) mantenere invariata la casella delle uscite. La quota d’iscrizione al campionato d’Eccellenza, ad esempio, si aggira intorno ai 10.000 euro: una cifra che viene calcolata sommando i diritti di iscrizione alla tassa associativa e all’acconto spese e che comprende anche la Juniores (obbligatoria per tutte le società fino alla Promozione). Sarebbe auspicabile, pertanto, che la LND tenesse conto delle esigenze dei club.

 

 

Potrebbe essere previsto un dimezzamento della quota per quelle società già iscritte nelle stagione 2019/2020? Il Presidente del CR Lazio Melchiorre Zarelli ha già detto che, tranne un piccolo sconticino, non ci saranno altri aiuti:«Abbiamo 1000 società, se abbonassimo l’iscrizione a tutte saremmo noi in grossa difficoltà». Scire nefas, direbbe Orazio; ma è chiaro che la Federazione – una volta per tutte – dovrà prendere a cuore il destino del calcio dei dilettanti.

 

Il calcio dei dilettanti è fatto di sacrifici, amore, secondi lavori; e ancora campanili e territori. Le origini del football, l'essenza di questo sport

Il calcio dei dilettanti è fatto di sacrifici, amore, secondi lavori; e ancora campanili e territori. Le origini del football, l’essenza di questo sport (Foto Michael Regan/Getty Images)

 

 


Dilettanti, la base su cui poggia la struttura


 

“Andiamo via con dentro una strana cosa che si muove, non compassione, no di certo (…). Solidarietà, forse, vicinanza umana fermata in una sera qualunque, solo che era piena di stelle, e che buona la grappa, chi si ricorda la marca, e problemi di routine appena accennati, da parte dei ragazzi molte cose non dette, i sogni forse.” (così scrisse Gianni Mura in un pezzo, datato 1968, sul Matera, all’epoca in quarta serie).

 

Solidarietà e sogni. Ecco, se della prima abbiamo perso le tracce (quale dirigente di serie A, ad esempio, ha esternato le sue preoccupazioni sullo stato di salute dei dilettanti?) non possiamo permetterci di smarrire i secondi. Lo dobbiamo a chi, con dedizione ed infinita passione, si alza al mattino per dirigersi al campo, dare un’ultima occhiata al terreno di gioco, sistemare la bandierina scolorita che racconta – in un solo dettaglio – la bellezza degli anni trascorsi. E lo dobbiamo, soprattutto, a tutti quei ragazzi che nel calcio vedono un barlume di speranza, talvolta – ma non sempre – di rivalsa, di impegno sociale e culturale.

 

 

Dopo ogni disfatta della Nazionale, i massimi esponenti del calcio nostrano sfoggiano le solite, retoriche, frasi: bisogna ripartire dai vivai, dalle scuole calcio. Una fetta dei settori giovanili presenti sul territorio italiano rischia di sparire per sempre. Dopo anni di promesse, qualcuno avrà il coraggio di ottemperare ai mille impegni presi? Ricordiamoci che ne va della salute del nostro Calcio, e delle sue stesse fondamenta.