Carrello vuoto
Andrea Antonioli
1 Marzo 2022

Figli e figliastri, da sempre

Andrea Antonioli

79 articoli
Ma davvero vi stupite dell'esclusione russa?

Dopo il metaforico assedio ai palazzi del potere del pallone da parte delle federazioni nazionali (Polonia, Svezia, Repubblica Ceca) e dell’opinione pubblica occidentale, FIFA e UEFA hanno infine sciolto le riserve: la Russia e tutti i club russi verranno esclusi dalle competizioni internazionali. Ciò vuol dire, nella pratica, niente playoff mondiali per la nazionale e fuori lo Spartak Mosca dall’Europa League. Una decisione in realtà attesa, se non obbligata. La FIFA d’altronde non avrebbe potuto comportarsi diversamente, di certo non avrebbe mai potuto consentire che la Russia vincesse a tavolino tutte le proprie partite dei playoff, con l’incognita del comportamento delle altre nazionali a Qatar 2022.

E la UEFA, dal canto suo, non poteva che accodarsi. Forse anche con più ragioni, visto che rappresenta un contesto europeo “ristretto” rispetto a quello mondiale in cui sono coinvolte entrambe le federazioni – un contesto europeo, tra l’altro, a netta trazione filo-ucraina e anti-russa.

Non serve interrogarsi sulla “giustizia” o meno del provvedimento. Si tratta di politica, anzi di un certo tipo di politica: c’è infatti chi dice che gli USA, Israele o altre nazioni avrebbero dovuto essere escluse da chissà quante competizioni, e magari qualche ragione ce l’ha pure. Perché l’attacco alla Libia di Gheddafi, decretato con il pretesto inesistente del possibile genocidio a Bengasi – come inesistenti erano le celebri armi chimiche di Saddam che gli Stati Uniti utilizzarono come casus belli – non ha la stessa dignità dell’invasione ucraina? Perché le violazioni israeliane delle risoluzioni internazionali non hanno lo stesso peso? Solo perché alcuni Paesi sono governati da dittatori, o da formazioni giudicate “anti-democratiche”, si possono invadere?

Anche qui, la nostra visione da gendarmi del mondo (di riflesso) si dispiega in tutte le sue forme: si accusava Gheddafi di essere un dittatore, lo stesso che fino a qualche anno prima, comunque, era accolto con tutti gli onori dalle cancellerie occidentali. Ma come governare se non con il pugno di ferro una Nazione frammentata, divisa tra centinaia di tribù, clan e milizie armate spesso acerrimamente rivali – e che, dopo il Rais, è puntualmente tornata in guerra? Il pregiudizio democratico appartiene a noi, il pregiudizio anzi che tutti debbano essere democratici (almeno sulla carta). Ma noi non siamo il mondo. Il fatto che alcuni Paesi non lo siano è un’attenuante per invaderli? È giusto che la federazione irachena, o quella afghana, debbano trovarsi magari nello stessa competizione gli Stati Uniti, che ne hanno bombardato le città senza un reale motivo? Probabilmente no, ma non è questo il punto.


Il punto è che, mettendo da parte l’ipocrisia e il benaltrismo, dobbiamo guardare in faccia la realtà. Alcune Nazioni hanno più peso politico, altre decisamente meno. Una Ucraina aggredita nel cuore dell’Europa, argine e simbolo di resistenza contro la Russia putiniana, supportata dagli Stati Uniti e da tutto l’Occidente, avrà 1000 volte il peso politico di una Libia, di un Iraq, di un Afghanistan o di una Palestina. E basta con il ritornello, a cui non crede più nessuno, per il quale la FIFA non fa politica: la FIFA fa politica, ma fa la politica della parte di mondo che principalmente rappresenta, quella europea e occidentale; una politica in senso lato “atlantista”, espressione dei centri di potere, quelli veri, in cui si decidono le sorti del calcio mondiale. Del resto, se ne disinteressa bellamente.

Delle contraddizioni del Qatar, a cui assegna un mondiale; o del comportamento dell’Arabia Saudita, con cui mantiene apertissimo il dialogo malgrado stia bombardando da più di 7 anni lo Yemen, facendo strage di civili.

Come la Russia allora usa lo sport con fini propagandistici e geopolitici, non ci si può stupire che FIFA e UEFA, ma non solo, facciano lo stesso. La sempre impeccabile newsletter de lo Slalom fa il punto oggi sul terremoto sportivo che si è innescato: «Zenit, CSKA e Kazan lasciano l’Eurolega di basket: sono la quinta, la sesta e l’ottava in classifica, tutte in posizioni da play-off. Avrebbero avuto difficoltà a spostarsi e viaggiare per la chiusura degli spazi aerei. Fuori anche dalla pallamano fino a nuovo avviso: il Nantes aveva già dichiarato che non avrebbe affrontato il Cechov. Nella pallavolo la Russia è fuori dall’organizzazione delle due fasi della Nations League, eppure i Mondiali maschili programmati in agosto in sei città del paese sono ancora là, in calendario. Russia e Bielorussia sono fuori invece dal prossimo Mondiale di hockey su ghiaccio, a maggio in Finlandia».

Questa è la prima volta che “lo sport” si schiera così nettamente (le esclusioni di Sudafrica e Jugoslavia erano almeno giustificate da una risoluzione dell’ONU), in quella che Alan Binder sul New York Times definisce «un’escalation nell’isolamento di Russia e Bielorussia». E qui si impone in tutta la sua forza il ruolo dello sport, come dichiara l’ex campione di scacchi Garry Kasparov: «Ciò potrebbe avere un enorme impatto su di molti russi. La maggior parte delle persone comuni ha un’immagine molto limitata e distorta di ciò che sta accadendo in Ucraina. Provvedimenti come questo della FIFA li farà guardare intorno. Lo sport per il suo potere è più essenziale di quanto la maggior parte degli opinionisti abbia riconosciuto». Insomma, la propaganda russa perde un’importante freccia nella sua faretra: quella sportiva, che lo stesso Putin ha sempre utilizzato come espressione della potenza e dell’orgoglio nazionale russo.



In una simile rottura geopolitica non potevamo pensare – soprattutto di questi tempi, in cui anche le neutralissime banche svizzere si schierano appoggiando le sanzioni alla Russia – che lo sport non prendesse posizione: formidabile strumento di soft power (e forse non solo), terreno eletto di scontro tra le grandi potenze mondiali. E non potevamo aspettarci che i suoi organi di rappresentanza, dal CIO alla FIFA, non agissero. La sensibilità d’altronde è mutata rispetto al passato, soprattutto alle nostre latitudini, ed è naturale che l’attacco di Putin all’Ucraina mobiliti federazioni, faccia schierare atleti e smuova le coscienze molto più di un’aggressione degli Usa a un Paese mediorientale – anche perché risentiamo della propaganda americana a media unificati, che riesce sempre a mascherarne le guerre da interventi umanitari.

In questo caso la percezione è inevitabilmente diversa: Putin ha invaso e bombardato una Nazione nel cuore dell’Europa, partner occidentale e vicina a noi per tanti motivi. Nessuno, giustamente, avrebbe potuto accettare una cosa simile. Ma la propaganda c’è, scandisce le nostre agende politiche e quelle mediatiche. Pensate a coloro, tantissimi, che ripetono come la Russia abbia infranto 75 anni di pace in Europa, dimenticando gli altri conflitti in Europa a partire dai bombardamenti Nato (etici, naturalmente) su Belgrado, svolti senza l’approvazione del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite. Per fortuna c’è chi sui grandi giornali – esteri naturalmente, ché lo spirito critico in Italia lo abbiamo sotto le scarpe – questo doppiopesismo lo riconosce.

«Lontani dall’Occidente, Paesi e Nazioni martorizzati da altre guerre, sosterranno giustamente di non aver mai visto le grandi organizzazioni sportive schierarsi dalla parte delle vittime. Di fronte ai conflitti, la FIFA ha diviso il mondo in figli e figliastri»

Vincet Duluc, nel suo editoriale su L’Equipe

Tutto ciò è vero, ma oggi non conta nulla. Non possiamo essere così ingenui da credere che lo sport non faccia politica, o meglio che non faccia una determinata politica; né potevamo sottovalutare le conseguenze di una simile aggressione. Perché anche qui bisogna essere chiari: il fatto che altri abbiano mosso guerre più, o soprattutto meno, giustificate, non può assolvere la Russia dall’operazione che sta compiendo. La consapevolezza che altre federazioni dovrebbero tuttora essere escluse dalle competizioni internazionali (l’Arabia Saudita in primis) non può condonare le responsabilità russe; a maggior ragione in un contesto nel quale tutti in Europa e in Occidente si sono mossi, anzi risolutamente schierati.

Per questo, e per una volta, non ha senso attaccare la FIFA e la UEFA. Siamo onesti, non avrebbero mai e poi mai potuto agire diversamente, la loro è stata una decisione obbligata. Certo si tratta di una scelta presa non per criteri etici e morali, bensì per sfere d’influenza. Ma nel nuovo muro compatto che si è alzato a difesa del “mondo libero”, ritenevate davvero che la crepa potesse essere rappresentata dalla FIFA? In questo caso, ci dispiace dirlo, ma gli ingenui siete voi.

Promozioni

Con almeno due libri acquistati, un manifesto in omaggio

Spedizione gratuita per ordini superiori a 50€

Ti potrebbe interessare

Cultura
Annibale Gagliani
25 Maggio 2022

Enrico Berlinguer, il calciatore

Tra una passione autentica e la Juventus “comunista”.
Interviste
Alberto Fabbri
9 Aprile 2022

Stenio Solinas: la corrida, il calcio, la vita

La giovinezza è uno stato dell'anima, e dello sport.
Cultura
Diego Mariottini
2 Aprile 2022

Entrenamos en suelo argentino!

Lo sport argentino nel conflitto delle Malvinas.
Papelitos
Gianluca Palamidessi
1 Aprile 2022

L’Iran impari dalla FIFA il rispetto dei diritti umani!

La battaglia liberale, democratica e moralista dell'occidente prosegue a vele spiegate.
Tifo
Lorenzo Serafinelli
27 Marzo 2022

L’anima nera degli ultras ucraini

Dalle curve al fronte, tra guerra e ultranazionalismo.
Papelitos
La Redazione
24 Marzo 2022

Bellerin contro il “razzismo” dell’Occidente

Una presa di posizione che sta facendo discutere.
Altro
Eduardo Accorroni
17 Marzo 2022

Alireza Firouzja, il futuro degli scacchi tra Iran e Francia

Il nuovo talento mondiale degli scacchi sta creando un caso diplomatico tra i due Paesi.
Papelitos
Federico Brasile
3 Marzo 2022

Non (s)cadiamo nella russofobia

Almeno nello sport, distinguiamo tra cose e persone.
Estero
Luca Pulsoni
26 Febbraio 2022

Lo sport si è svegliato, forse

O meglio è stato obbligato a farlo.
Altro
Gabriele Fredianelli
26 Febbraio 2022

La stoccata di Usmanov

A Sochi, malgrado tutto, si incrociano le lame.
Cultura
Lorenzo Serafinelli
15 Febbraio 2022

Peronismo, futbol e rivoluzione

Per una nuova Argentina fondata sullo sport.
Storie
Marco Gambaudo
22 Dicembre 2021

Il calcio nell’URSS, una questione politica

Dinamo, Cska, Lokomotiv, Spartak: intrighi di potere nel pallone.
Papelitos
Gianluca Palamidessi
9 Dicembre 2021

Non studio, non lavoro, non guardo la tv

Non vado al cinema, non faccio sport.
Estero
Luca Pulsoni
25 Novembre 2021

Orfani di Maradona

Un anno senza Diego e al calcio è già successo di tutto.
Papelitos
Gianluca Palamidessi
27 Ottobre 2021

Evil Beckham

L'Europa si è svegliata.
Papelitos
Gianluca Palamidessi
22 Ottobre 2021

Scritto e diretto da Quentin Infantino

Mondiale ogni due anni? Sì, per i nostri figli!
Italia
Edoardo Franzosi
3 Ottobre 2021

Il Pisa parla russo

Una squadra da capogiro con un progetto serissimo alle spalle.
Storie
Andrea Tavano
21 Settembre 2021

Boris Arkadiev, maestro del calcio sovietico

Demiurgo (a sue spese) dello sport nell'URSS.
Cultura
Massimiliano Vino
9 Settembre 2021

Libia, lo sport delle masse

L'utopia sportiva di Muammar Gheddafi.
Papelitos
Gianluca Palamidessi
19 Agosto 2021

Ci mancava solo la Conference League

La competizione di cui proprio non avevamo bisogno.
Papelitos
Lorenzo Santucci
8 Luglio 2021

Mai più Europeo itinerante

Una formula fallimentare su tutta la linea.
Editoriali
Andrea Antonioli
24 Giugno 2021

Che stanchezza il calcio arcobaleno

Kneeling, rainbows and conformism.
Papelitos
Gianluca Palamidessi
14 Giugno 2021

Il calcio ha bisogno del TSO

L'Uefa ha costretto la Danimarca a giocare contro la Finlandia.
Papelitos
Lorenzo Santucci
21 Maggio 2021

La FIFA sapeva tutto

Sulla Superlega Infantino avrebbe fatto il doppio gioco.
Altro
Gennaro Chiappinelli
6 Maggio 2021

La scuola russa ha segnato gli scacchi

Una disciplina e tradizione della grande Madre Russia.
Tifo
Jacopo Benefico
24 Aprile 2021

I tifosi salveranno il calcio

Il calcio è del suo popolo, non dei consumatori.
Editoriali
Vito Alberto Amendolara
22 Aprile 2021

UEFA e FIFA, non ci sono poteri buoni

Le anime belle non sono credibili.
Papelitos
Sebastiano Caputo
21 Aprile 2021

La solitudine dei vinti e dei vincitori

Il calcio nell'epoca della sua riproducibilità tecnica.
Papelitos
Gianluca Palamidessi
20 Aprile 2021

È arrivato Robin Hood

Florentino Perez è venuto a “salvare il calcio”.
Editoriali
Andrea Antonioli
19 Aprile 2021

Fate la Superlega e levatevi dai c*glioni

Il calcio appartiene a noi, non a loro.
Estero
Michelangelo Freda
5 Aprile 2021

Il Fair Play Finanziario ha fatto acqua da tutte le parti

Da uno scopo nobile, dei risultati dannosi.
Papelitos
Federico Brasile
30 Marzo 2021

Perché boicottare quando si può sensibilizzare?

Le nobili battaglie degli sportivi impegnati.
Editoriali
Valerio Santori
24 Marzo 2021

Lo sport è politica, non propaganda

Gli atleti impegnati non sono tutti uguali.
Altro
Alessio Masala
19 Febbraio 2021

I Francesi hanno inventato (quasi) tutto

FIFA, Coppa Rimet, Pallone d'oro, Coppa dei Campioni, F1 etc.
Altro
Gennaro Chiappinelli
28 Gennaio 2021

Limonov e Kasparov, oltre il limite

Alla ricerca del superamento, nella vita come negli scacchi.
Tennis
Andrea Crisanti
3 Gennaio 2021

Marat Safin non è uno di noi

L'uomo che visse una vita mille volte.
Editoriali
Lorenzo Ottone
18 Dicembre 2020

Il calcio liquido e la scomparsa del fattore identitario

Abituiamoci a tifare tutti la stessa squadra: magari una All Star europea.
Italia
Diego Mariottini
15 Dicembre 2020

Tutto è iniziato con la sentenza Bosman

Compie 25 anni una riforma che ha stravolto il calcio europeo.
Altro
Alessandro Imperiali
6 Dicembre 2020

Vladimir Putin, lo sport per la Russia

Patriottismo e soft power declinati in ambito sportivo.
Papelitos
Gianluca Palamidessi
17 Settembre 2020

Perché Lukaku si lamenta del proprio valore a Fifa?

Una questione più seria di quel che sembra.
Tennis
Lorenzo Ottone
23 Agosto 2020

Il calcio post-Covid è più finto della Playstation

Quanto è triste alzare una coppa in uno stadio vuoto?
Ritratti
Alberto Girardello
3 Giugno 2020

Elena Isinbaeva e la Madre Russia

Un modello tutto russo di “femminismo”.
Altro
Gianluca Losito
26 Maggio 2020

I Russi combattono con il Systema

Un'arte marziale dalle radici antiche passata per gli zar, Putin e il KGB.
Editoriali
Niccolò Maria de Vincenti
30 Aprile 2020

Il calcio o cambia o muore

Il nostro manifesto per una rinascita del pallone.
Papelitos
Federico Brasile
23 Aprile 2020

Siete voi che avete bisogno di soldi

Non la gente che ha bisogno di calcio.
Calcio
Michelangelo Freda
6 Aprile 2020

Fuori i mercanti dal tempio

È ora di finirla con lo strapotere dei procuratori sportivi.
Ritratti
Giuseppe Genna
19 Marzo 2020

Lev Yashin, l’acchiappasogni

Trent'anni fa ci lasciava l'uomo che ha rivoluzionato il ruolo di portiere.
Calcio
Andrea Muratore
4 Dicembre 2019

Il calcio tra politica e globalizzazione

Come lo sport più bello del mondo è stato plagiato da geopolitica e globalizzazione finanziaria.
Recensioni
Gianluca Palamidessi
25 Novembre 2019

Qatar 2022, l’isola che (non) c’è

Inchiesta dal libro di Gianluca Mazzini.
Calcio
Gianluca Palamidessi
2 Ottobre 2019

Abolite l’Europa League

Una competizione confusa nella teoria e brutta nella pratica.