Altri Sport
01 Marzo 2017

Fiji, l'ovale che unisce

Le isole Fiji, paradiso naturale per turisti e surfisti. Un Paese divorato da tensioni interne, golpe di Stato e divisioni sociali. Dove l'unico vero collante tra chi decide di restare è una palla ovale, quella da rugby.

A Suva e dintorni giugno è un mese in cui le temperature si abbassano. Fa più freddo che nel resto dell’anno, è il loro inverno. Sarà. Nel dubbio la minima non va quasi mai sotto i venti gradi. Avercene. L’umidità fa il resto, e allora se non ti sei preparato un minimo rischi di sudare parecchio, in quello che chiamano inverno. Capita anche ad un giornalista italiano, arrivato a Suva: anno di grazia 2006. Deve raggiungere il Churchill Park, lo stadio più grande della capitale, è in programma il secondo test estivo della Nazionale azzurra. Il tassista è vivace, chiacchierone, il viaggio scorre veloce. Si finisce per parlare di rugby, non è poi così difficile da quelle parti. Il giornalista lo trova molto preparato, poi gli chiede un pronostico: «Beh, voi siete più forti in mischia, noi siamo più forti a rugby. Vinciamo noi». Ecco, già da queste parole si intuisce qualcosa, per esempio che da quelle parti sono parecchio diretti. Niente fronzoli. Lo sono a parole, lo sono nei fatti, e se avete dubbi guardate come hanno vinto l’oro a Rio giocando letteralmente un altro sport rispetto alle squadre avversarie. Sempre dritti, sempre in verticale, sempre a creare spazi. Pazienza se il rugby a 7 (disciplina olimpica) e quello a 15 sono due discipline distinte, per il resto del mondo. Il tassista saluta bonariamente, poi sgasa e riprende la sua storia. È un buon diavolo, paragonabile nella mimica e nella passione sportiva forse a certi tassinari romani. Ma ha ragione lui. Certo che li abbiamo già battuti in passato, tutto quel che volete. Quel giorno la buttano sulla corsa, sull’impeto fisico, noi non reggiamo. Solo nelle fasi ordinate alziamo la voce, ma quando ormai è troppo tardi, vincono loro. Perché le fasi statiche e le fasi ordinate, in un paese indipendente solamente dal 1970 e già teatro di quattro colpi di stato, non sono mai piaciute. O mai sono state vissute appieno, forse. Quel che è certo, però, è che niente come il gioco figiano esprime il movimento, il dinamismo, la voglia di correre e di saltare insite nell’uomo sin dai suoi primordiali placcaggi.

Un'azione durante l'incontro contro il Galles nella Rugby World Cup 2015
Un’azione durante l’incontro contro il Galles nella Rugby World Cup 2015

L’instabilità politica non è il solo problema a Suva e dintorni: le lotte intestine tra classi sociali, tra membri di diverse isole e religioni sono all’ordine del giorno. Nella capitale si concentrano i ceti più benestanti, nelle isole più distanti si tende a sopravvivere. In tanti se ne vanno verso lidi migliori, soprattutto i giovani, attratti dalle più floride economie neozelandesi e australiane. Attratti anche da scuole e livelli di istruzione più sostenibili, soprattutto nel continente oceanico. E non è un caso che, tornando a parlare di palle ovali che volano all’indietro, che tantissimi atleti figiani finiscano per rappresentare, a vari livelli, le nazionali neozelandesi e australiane. Qualche esempio? I cugini Sitiveni Sivivatu e Joe Rokocoko, Tevita Kuridrani. In altri sport basti pensare all’innumerevole quantità di giocatori di football americano provenienti soprattutto da Samoa. Tante isole hanno perso e tuttora “perdono” tanti loro talenti in questo modo: per dirne uno, il più grande, Jonah Lomu, nato sì ad Auckland, ma da genitori originari di Apia, capitale di Tonga.

Schermata 2017-02-28 alle 17.57.39
Il Suva Stadium, il tempio del rugby nella capitale delle Isole Fiji

Instabilità politica ed economica, lotte sociali, tradizioni di un certo passato che ancora resistono: le isole Fiji, da questo punto di vista, sembrano aver mandato indietro l’orologio di un bel po’. Ma è qui che emerge il valore di collante del rugby, sia nella versione a sette che in quella a quindici, nelle isole: è un modo per stare insieme, fraternizzare, cancellare differenze. Progredire, avanzare insieme, magari ricordandosi ogni tanto di passare la palla, preferibilmente all’indietro, per ricordarsi un attimo chi si era e chi si sta diventando. La Coppa del Mondo del 2007, quella della storica vittoria contro il Galles nel girone di qualificazione, è emblematico nel rappresentare questa funzione: i bar e le case di Suva sono invasi da frotte di figiani accorsi da tutto l’arcipelago. Chi non riesce a muoversi, nelle isole più lontane, si munisce di parabole, altri mettono la televisione a disposizione dei vicini di casa. È una festa stratosferica, nessuno si tira indietro. Sono tutti lì a fare il tifo per una Nazionale che li rappresenta appieno: li vedi lì, manca qualcosa, non possono competere contro i grandi mostri, contro quegli Springboks che poi vinceranno il titolo, ma loro si divertono. Le fasi statiche e le fasi ordinate, in un paese indipendente solamente dal 1970 e già teatro di quattro colpi di stato, non sono mai piaciute. O forse mai sono state vissute appieno. Ci mettono foga, spirito libero, attaccano senza fronzoli né paure. A volte steccano da paura, eh. Quel che è certo, però, è che niente come il rugby figiano esprime il movimento, il dinamismo, la voglia di correre e di saltare insite nell’uomo sin dai suoi primordiali placcaggi. Niente come il rugby, da queste parti, significa libertà. Niente come una palla schiacciata ai poli, dal rimbalzo ubriaco, significa vita. E loro su un campo da rugby, a differenza di altri, hanno imparato a vivere. Bonari, allegri, ma dritti e diretti senza pensarci troppo. Come un tassista immerso nell’ora di punta di Suva. Chissà se ha festeggiato, quella sera.

SUPPORTA !

Ormai da anni rappresentiamo un’alternativa nella narrazione sportiva italiana: qualcosa che prima non c’era, e dopo di noi forse non ci sarà. In questo periodo abbiamo offerto contenuti accessibili a tutti non chiedendo nulla a nessuno, tantomeno ai lettori. Adesso però il nostro è diventato un lavoro quotidiano, dalla prima rassegna stampa della mattina all’ultima notizia della sera. Tutto ciò ha un costo. Perché la libertà, prima di tutto, ha un costo.

Se ritenete che Contrasti sia un modello virtuoso, un punto di riferimento o semplicemente un coro necessario nell'arena sportiva (anche quando non siete d’accordo), sosteneteci: una piccola donazione per noi significa molto, innanzitutto il riconoscimento del lavoro di una redazione che di compromessi, nella vita, ne vuole fare il meno possibile. Ora e sempre, il cuore resterà il nostro tamburo.

Sostieni

Gruppo MAGOG

Sergio Parisse
Ritratti
Cristian Lovisetto
15 Marzo 2019

Sergio Parisse

Venerabile gigante.
Sei Nazioni 2019, terzo atto
Altri Sport
Cristian Lovisetto
26 Febbraio 2019

Sei Nazioni 2019, terzo atto

Come è andata la terza giornata di gioco tra i titani europei della palla ovale.
6 Nazioni 2019, secondo atto
Altri Sport
Cristian Lovisetto
10 Febbraio 2019

6 Nazioni 2019, secondo atto

Inghilterra dominatrice. Irlanda, Galles e Scozia in scia. Francia e Italia in affanno.

Promozioni

Con almeno due libri acquistati, un manifesto in omaggio

Spedizione gratuita per ordini superiori a 50€

Ti potrebbe interessare

Inghilterra-All Blacks, la caduta degli dei
Altri Sport
Lorenzo Innocenti
28 Ottobre 2019

Inghilterra-All Blacks, la caduta degli dei

Dopo la disfatta del Mondiale 2015 il rugby inglese si è ricompattato, passando quattro anni a preparare la partita perfetta: All Blacks neutralizzati.
6 Nazioni 2019, primo atto
Altri Sport
Cristian Lovisetto
03 Febbraio 2019

6 Nazioni 2019, primo atto

Cosa c'è da sapere sulla prima giornata del più antico torneo internazionale di rugby.
I cardi tornano a pungere
Altri Sport
Filippo Masetti
26 Febbraio 2017

I cardi tornano a pungere

La Scozia dopo tanti anni di oblio si è ripresa la scena del Six Nations.
Classismo e razzismo del rugby argentino
Altri Sport
Raffaele Scarpellini
13 Dicembre 2020

Classismo e razzismo del rugby argentino

La palla ovale come specchio delle diseguaglianze sociali.
La legge del più forte
Altri Sport
Cristian Lovisetto
27 Giugno 2017

La legge del più forte

Cosa è successo lo scorso Sabato ad Auckland.