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5 Novembre

Mal d’Europa

Luca Pulsoni

80 articoli
Le italiane faticano ancora tra Champions, Europa e Conference League.

I risultati dell’ultima settimana europea ripropongono un quesito piuttosto insistente: quanto è competitiva la Serie A rispetto alle altre leghe europee? A giudicare dal campo – soltanto la Juventus già qualificata in Champions, con Napoli e Lazio ancora in bilico in Europa League – si direbbe che il nostro sia un campionato di frontiera, fuori dall’orbita in cui gravitano i marziani della Premier League, la mai del tutto tramontata qualità spagnola e quella macchina da gol perfetta che risponde al nome di Bayern Monaco.

Se la Juve ha saputo mostrare il volto migliore di sé, il Milan ha vissuto un’enigmatica trasfigurazione. Al netto dell’imperioso avvio di gara contro l’Atletico Madrid (spento da un’ingenua espulsione di Kessie), i rossoneri hanno raccolto la miseria di un punto in quattro partite. Sapevamo che sarebbe stato un girone di ferro ma da Pioli era lecito attendersi qualcosa in più. Aspettative certificate dal cammino in campionato, in cui il Milan primeggia per punti e gioco. In Europa, giardino di casa per un club che vanta sette coppe in bacheca, il Milan recita solo da comparsa. Contro il Porto, prima nella Superliga portoghese, ha calciato in porta appena due volte mentre in A la media è di quasi cinque a partita. In totale il Milan ha tirato in porta nove volte in quattro gare di Champions. Briciole per una squadra che fa della produzione offensiva uno dei suoi marchi di fabbrica.



Rosa giovane e inesperta in ambito internazionale, d’accordo. Ma l’attualità porta a galla uno dei problemi più annosi del calcio italiano: l’assenza di ritmo. Quando cresce l’intensità, la qualità cala inevitabilmente. Contro il Porto, un ‘piccolo Atletico’ forgiato dalle conoscenze italiane di Sérgio Conceição, il Milan ha sofferto pressing e aggressione avversarie, non riuscendo mai ad alzare il livello del ritmo e della qualità. E il campionato italiano non è tra i test più probanti per l’ambizioso undici di Pioli: in Serie A sono poche le squadre che sanno aumentare l’intensità mantenendo inalterato il rendimento tecnico, autentica bussola nel ginepraio europeo.

Diverso il discorso per l’Atalanta, squadra che tiene botta sotto il profilo del ritmo ma che paga ovvie carenze in qualità. Gasp avrebbe potuto spillare più punti dalla doppia sfida all’ermetico Manchester United di Solskjaer ma la grande forza dei singoli ha giocato a sfavore della Dea. Qualificazione che resta comunque aperta, a patto che l’Atalanta non scivoli sul temibile Young Boys prima dell’ordalia con il Villarreal all’ultima giornata.

L’Inter è l’unica squadra a mantenere un’andatura costante tra campionato e coppa. La sconfitta con il Real Madrid, ma soprattutto il pari con lo Shakhtar, avevano riaperto la botola dei cattivi pensieri. L’idiosincrasia dei nerazzurri al palcoscenico europeo era stata una delle principali critiche rivolte alla gestione di Antonio Conte. Simone Inzaghi vuole invertire la tendenza: l’Inter manca la qualificazione agli ottavi da dieci anni e il passo avanti in Champions è stato uno degli obiettivi fissati dall’ex tecnico laziale già nel giorno della presentazione ad Appiano. Tagliare la linea dei gironi garantirebbe, inoltre, ulteriore ossigeno per le boccheggianti casse del club.

sheriff tiraspol inter skriniar
Il gol di Skriniar contro lo Sheriff

A gongolare più di tutti è la Juventus, già certa della qualificazione e in corsa per il primo posto nel girone. La vittoria sul Chelsea ha spianato il cammino europeo alla truppa di Allegri, nonostante le difficoltà in campionato. A Stamford Bridge, in casa dei campioni d’Europa, arriverà l’esame di maturità.

Se la Champions League pare ancora un terreno minato per l’attuale calcio italiano, più alla portata dei nostri club sembra l’Europa League, dove Napoli e Lazio sono in corsa per la qualificazione. Se i partenopei hanno confermato – seppur a tratti – lo stato di grazia coinciso con l’arrivo di Spalletti in panchina, più tortuoso si sta rivelando il percorso della Lazio. Il pareggio del Velodrome contro il Marsiglia dell’istrionico Sampaoli ha certificato lo stato di transizione vissuto dai biancocelesti, stretti tra retaggi ‘inzaghiani’ e mire sarriste.

A tenere alto il nome della Serie A è stato il Napoli, vuoi per il primato in classifica, vuoi soprattutto per la modestia degli avversari, il Legia Varsavia. Il Napoli ha capitalizzato nella ripresa il lungo dominio del primo tempo, in cui la squadra di Spalletti ha campeggiato nella metà campo polacca dopo essere andata sotto nel punteggio. La qualificazione – che garantirebbe gli ottavi in caso di primo posto o il playoff con le terze di Champions in caso di secondo posto – corre comunque su un filo.

A chiudere la tre giorni europea il goffo pareggio della Roma contro la bestia nera Bodo Glimt. Dopo lo scioccante 1-6 in Norvegia, è arrivato un 2-2 che mette a nudo i limiti dei mourinhani. L’attacco stecca, la difesa incassa e a mancare sembra proprio l’equilibrio. Mourinho aggiunge alla sua personale collezione i due rigori negati dal greco Papapetrou (in Conference non è previsto il Var), ma aggrapparsi ai torti arbitrali per una mancata vittoria contro una squadra che occupa il posto numero 151 nel ranking UEFA vuol dire nascondere le evidenze. Quelle di un calcio italiano lungodegente che non vuole ancora cercare la cura a tutti i mali.

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