Papelitos
29 Marzo 2020

La Juventus fa da esempio

I giocatori bianconeri hanno deciso di tagliarsi lo stipendio.

Passiamo per una volta oltre la perenne rivalità Juventus vs Resto d’Italia, talmente radicata nel Paese da diventare avanguardia pop (Ciao Darwin docet). Sì perché almeno oggi vorremmo parlare dei bianconeri senza dietrologie o apologie, senza ricorsi storici e diritti d’elezione, uscendo dalla logica Calciopoli vs 37sulcampo. Ieri infatti la società ha trovato un accordo con allenatore e giocatori per il taglio agli stipendi, e questa non è l’occasione di accampare scusi o ricorrere a benaltrismi.

 

La si può girare come si vuole, in molti diranno che sarà mai un taglio per dei privilegiati che navigano nell’oro (ma allora, rilanciamo, perché non lo fanno tutti?); qualcuno potrà spingersi a definire quella bianconera una caserma, in cui i soldati sono talmente soggetti ai vertici da andare “contro” i propri interessi, come se Cristiano Ronaldo avesse bisogno o voglia di fare il bravo soldato solo per timore o rispetto delle gerarchie.

 

Insomma, per una volta togliamoci il cappello di fronte alla Juventus, per quanto caro possa costarci. In questi giorni frenetici e letteralmente drammatici, ma di quei drammi che ci segnano in profondità, c’è chi come i calciatori del Barcellona rifiuta sprezzante il taglio e chi come i giocatori della Juve – spinti da Capitan Chiellini, che già si candida come nuovo Nedved bianconero – esce allo scoperto per dare un segnale al calcio e alla società tutta.

 

Juventus
Il testo del comunicato stampa ufficiale

 

A livello prettamente sportivo questo potrebbe spiegare molte cose: perché il calcio non si limita al campo, ma è molto di più. E allora ci sarà un motivo se si fa un gran parlare di “mentalità” o di ambiente Juve come chiave delle vittorie: allo stesso modo del grande Milan di Berlusconi e Galliani (un Eden per i calciatori stessi che si sperticavano in lodi ambientali, anche “postume”) la Juventus costruisce i suoi successi a livello societario.

 

La chiave sta proprio qui, nel far sì che anche i campioni si mettano a disposizione della causa. Altro che egoismo e top player. Una lezione che dovrebbero accogliere tutte quelle proprietà che si scervellano su progetti di crescita del brand e del marketing, sorvolando su un aspetto cruciale dello sviluppo: la presenza della società. Se poi quella società, oltre che presente, è anche solida, storica, ben organizzata, state pur sicuri di essere già a metà dell’opera.

 

Precisiamo, chi scrive non è certo un simpatizzante dei bianconeri, l’esatto opposto. Oggi però dobbiamo tutti guardare alla Juventus come a un modello, speriamo seguito a breve da tanti altri. In questi tempi di tragica emergenza, umana, sociale, sanitaria ed economica, i calciatori delle leghe maggiori sono tenuti a dare l’esempio; in alternativa le società a chi dovrebbero chiedere soldi, al pubblico? Quale credibilità avrebbe ancora il sistema e, soprattutto, come mandare avanti una giostra che se ne frega dei suoi “spettatori paganti”?

 

La Spagna e buona parte dell’Europa sono al collasso, mentre Messi e soci rifiutano di trattare. Alla faccia dei tifosi blaugrana che magari rischiano di chiudere la propria attività, o che faticano a garantire una dignità alla propria famiglia; forse ci aspettiamo pure che, quando tutto ciò sarà finito, questi tornino noncuranti sugli spalti ad applaudire i propri beniamini. Il calcio è delle gente, ricordiamocelo sempre, e molti calciatori sono dei privilegiati: qualcuno ripete che i bianconeri hanno solo fatto il proprio “dovere”; può anche essere ma, di questi tempi, persino il buon senso è rivoluzionario.

 


Immagine di copertina dal sito ufficiale della Juventus


 

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