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Critica
8 Dicembre

L’Originale, ovvero: il banale patinato di Sky Sport

Pippo Russo

24 articoli
Alla corte di Bonan non si scherza (in fatto di risate).

L’hanno battezzato L’originale. E come qualsiasi cosa che si fregi di quest’aggettivo è un inno alla banalità. Specie se si tratta di banalità pallonare, che hanno molta probabilità di convertire la pretesa d’originalità in risciacquatura di piatti al cubo. Esattamente ciò che, per amore del calcio, vi propone Sky Sport due volte alla settimana. E vi basta assistere a una puntata per avere tutta intera la misura anti-materica di ciò che viene messo in onda.

 

Si tratta del programma condotto in studio da Alessandro Bonan, con Gianluca Di Marzio itinerante e un parterre di maschere morte di sonno ancor prima d’iniziare. Tanto più se capita che, come nella puntata di martedì 5 dicembre, il conduttore in studio abbia l’immagine più dimessa di tutti: barbetta incolta da ostaggio delle Brigate Rosse, e abbigliamento smunto da ostaggio dell’OVS, reparto resi. E davvero c’è da chiedersi com’è che a Sky, con tutti i soldi che ci ciucciano ogni 28 giorni, non riescano a pagarsi un dress consultant per Bonan. Che per quella puntata si è presentato in studio con una mise da studente universitario fuori sede, paracadutato alla sua prima festa a inviti in discoteca. Una polo grigio-topo depresso, con colletto destro fuori binario, e una giacchetta beige. E non era soltanto l’infelice accoppiamento di colori, che bastava vederselo presentare innanzi per affondare le dita nella ciotolina del Prozac come fosse quella delle arachidi, ma era proprio l’impressione che quei capi indosso a Bonan fossero reduci dal seicentotrentasettesimo candeggio. Il Caro Stinto. A un conduttore di siffatta verve non poteva che corrispondere un parterre in linea. A cominciare dal duo che ha aperto la puntata, scosso dal dormiveglia per mezzo d’un giochino di parole condotto da Bonan. Da una parte c’era Paolo Condò, che sarebbe anche un buon giornalista ma a forza di andare con gli zoppi rischia seriamente l’amputazione. E accanto a lui figurava l’inspiegabile Giancarlo Marocchi, quello che parla come un nastro magnetico deteriorato dall’esposizione al sole. Voce ondivaga e strascicata, con frasi tipo:

Eeeeheeh la Juuuuuveh ha vinto meeeriiitatameeenteeeeeeeeeeeh

L’effetto narcosi era assicurato. E si è apprezzato al massimo quando Bonan gli ha rivolto l’ultima domanda, a proposito dell’incidenza che la sconfitta contro la Juventus possa avere sul cammino del Napoli. E lui, barba incolta come Bonan (avevano fatto una scommessa?), ha sfoderato un sorrisino d’intelligenza contagiosa e ha risposto:

Mah se facesse solo male, ho l’impressione che abbia fatto malìssimo, eeeeeh… e quindiii… potrebbe guariire coooonnnn … tre-quattro vittorie con… consecutiveee eeeeh il ritorno in testa alla classifica.

L’alta eloquenza di Marocchi

 

A completare la compagnia c’erano: Marina Fresello, nel ruolo di “addetta alla lettura del tablet” (compito che svolge con onesta sciatteria), un Marco Nosotti che ormai pare una Versione Beta di Federico Buffa, e l’essere più anti-televisivo nella storia del tubo catodico. Che a un’occhiata distratta sembra il Dottor Male di Austin Powers e invece è Gianfranco Teotino, l’addetto alle opinioni superflue.

 

Raccontare tutta la puntata di L’originale sarebbe impossibile. Meglio soffermarsi su alcuni punti specifici. Per esempio i collegamenti con Angelo Mangiante, che si trovava nella sala stampa dell’Olimpico per il dopo-partita di Roma-Qarabag. Il primo è andato a vuoto, anche perché l’inviato era occupato a fare l’occhiolino a chissà chi, e in studio è partita una risata babbionesca per sottolinearlo.

 

Angelone parte I

 

Durante il secondo, invece, Mangiante ha fatto una comparazione fra questa qualificazione della Roma agli ottavi di finale e la precedente, ottenuta due anni fa sotto la guida di Rudi Garcia. E lì Mangiante s’è incartato quando ha provato a dire che allora la Roma “batté il Baté” Borisov. L’effetto è stato esilarante, ma ancor di più è ricordare che la Roma “non battè il Baté“, poiché quella partita finì 0-0.

 

Angelone parte II

 

Durante il terzo si è toccato l’apice. Mangiante teneva il collegamento in diretta mentre alle sue spalle si svolgeva la conferenza-stampa di Gurban Gurbanov, allenatore del Qarabag. Con l’effetto di disturbare il lavoro degli altri giornalisti, che infatti mostravano chiari segni d’insofferenza. E lui? Sorride e se ne strabatteva leggiadramente i coglioni, così come facevano in studio tutti gli altri. Con grande senso del rispetto verso il lavoro altrui. “Per l’Originale, questo ed altro” si è sentito dire allo stesso Mangiante ormai fuori quadro. Puro stile Sky Sport: noi siamo noi e voi non siete un Qarabag.

 

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