Carrello vuoto
Calcio
12 Settembre

L’uomo giusto

Lorenzo Santucci

44 articoli
L'importanza di Spalletti per la rinascita dell'Inter.

Come ogni inizio anno, quando il riferimento va all’Inter si parla di anno zero, ricostruzione e vento di cambiamento che porterà all’immediato successo. Più che vento, a dirla tutta, da cinque anni a questa parte si è trattato di una leggera brezza che ha accarezzato le scure facce dei tifosi interisti. “Quali dal vento le gonfiate vele / caggiono avvolte poi che l’alber fiacca / tal cadde a terra la fiera crudele”. Prendendo in prestito Dante (e scusandoci con lui), le ultime stagioni nerazzurre possono essere sintetizzate con questi versi: si partiva con i migliori auguri, salvo poi ricredersi già a metà stagione per le evidenti difficoltà che la squadra aveva ed incontrava. Responsabili? Sì, sempre lo stesso: l’allenatore. L’estate appena trascorsa è stata molto positiva per il turismo italiano, tornato finalmente a crescere. Se, durante le vostre vacanze, siete passati per Certaldo, nel mezzo della Valdelsa, non avrete di certo trovato il mare, al massimo “le galline del Cioni”. Voi no, ma l’Inter sì. Luciano Spalletti si può metaforicamente incarnare nell’ultima spiaggia che la squadra ambrosiana deve assolutamente sfruttare, l’ultima possibilità per non incappare in un vortice molto nero e poco azzurro dal quale sarebbe difficile uscire. Ma perché quest’accoglienza in pompa magna, che è stata dedicata a tutti gli allenatori che si sono seduti sulla panchina interista negli ultimi anni, deve essere intesa in maniera diversa? Perché Lucio dovrebbe essere il vero acquisto di Suning?

Spalletti e Mauro Icardi, un'accoppiata (sulla carta) letale
Spalletti e Mauro Icardi, un’accoppiata (sulla carta) letale

Iniziamo con lo specificare che Spalletti si colloca in undicesima posizione, l’ultima ovviamente, nella classifica degli allenatori che si sono succeduti cronologicamente dopo il 22 maggio 2010. Undici allenatori in appena sette anni, un’enormità, sinonimo di una società che non dà tempo e che cede immediatamente alle esigenze della piazza. Eppure, se al liceo si fosse studiato Machiavelli in maniera più approfondita, adesso si sarebbe a conoscenza di una legge non scritta; il popolo, o meglio il vulgo, ha un peso che va di pari passo col torto generale. Questo per dire che, quando si chiede la testa di un allenatore dopo i primi risultati negativi, bisognerebbe fare scudo, proteggerlo (esattamente nella stessa maniera in cui fece De Laurentis con la sua creatura sarriana) e non assecondare le voglie di un ragionevolissimo tifoso arrabbiato. Certo, nessuno degli allenatori ha fatto qualcosa in più per tenersi stretta quella panchina. Ma se non possiamo elogiare Spalletti per i risultati ed il gioco, essendo ancora alle prime settimane di campionato, possiamo già iniziare a notare differenze sostanziali tra lui e gli altri. Innanzitutto il mercato. Massimo Sconcerti ha definito l’arrivo dell’allenatore toscano come un qualcosa che tenderebbe a celare il reale valore della squadra, chiamata a compiere finalmente quel salto di qualità. Chi conosce bene il calcio può rimanere dubbioso da una simile affermazione. Tutti quelli che ritengono che l’Inter debba vincere lo scudetto a maggio, escano cortesemente dalla classe senza fare rumore. E lo stesso, sempre cortesemente, facciano tutti coloro che pensano che i risultati si ottengano solo con i grandi giocatori. Detto questo, è vero che il mercato portato avanti da Ausilio (sempre troppo criticato) e Sabatini non è stato quello delle scoppiettanti premesse – deliri caressiani di febbre da mercato permettendo -, ma è anche giusto ricordare che nessuno della dirigenza dell’Inter ha fatto proclami poi non mantenuti. Certo, per più tempo si è stati dietro a giocatori di livello mondiale, i cosiddetti top player che fanno riferimento a nomi come Nainggolan o Vidal, ma un colpo del genere non era nelle corde della dirigenza di Suning, o meglio non era nelle sue possibilità economiche.

Perisic festeggia con Vecino, entrambi fortemente voluti da Spalletti nella sessione estiva di mercato
Perisic festeggia con Vecino, entrambi fortemente voluti da Spalletti nella sessione estiva di mercato

In una delle prime conferenze stampa di Spalletti, il neo allenatore dell’Inter ha detto chiaramente che prima del suo arrivo gli sono state fatte delle rassicurazioni, che se non fossero state mantenute le avrebbe spiattellate alla stampa. Così, a fine agosto, ha dichiarato: “Il mercato è stato ottimale e la squadra è fortissima”. Un po’ di sano opportunismo, ma anche tanta verità. Luciano, ci permetta questa confidenza che ci siamo già presi, ha avuto quello che più gli serviva: un difensore centrale di prospettiva, due terzini nuovi, un centrocampo quasi praticamente azzerato dal punto di vista quantitativo ma che ha alzato notevolmente il suo tasso tecnico. In attacco, poi, la permanenza delle solite certezze (Icardi e Perisic su tutti). I risultati si sono visti immediatamente, nonostante sia giusto ripetere che siamo solo all’inizio. Ma finalmente, dopo anni ed anni di acquisti insensati, l’Inter è tornata a spendere con criterio, senza acquistare i grandi nomi ma solo giocatori adatti al progetto tecnico del proprio allenatore. Il primo che ha finalmente compreso il vero problema della squadra nerazzurra; la mancanza di fosforo in mezzo al campo. Con benefici per la difesa (più protetta) e l’attacco (più servito ed aiutato). Ora la stampa elogia sia gli acquisti che Spalletti, rimangiandosi tutto quello che è stato scritto in questi interminabili tre mesi di calciomercato. Ma si sa, i “rompihoglioni” fanno il loro lavoro. Altro aspetto sul quale è giusto ragionare è la personalità di questo signore col pizzetto. Dal post Mourinho, sono stati ingaggiati allenatori che hanno cercato o di smitizzare la figura del portoghese (vero Benitez?) o che non hanno avuto il carattere per rimanere alla guida della squadra.

L'ultimo "grande" condottiero dell'Inter: Josè Mourinho
L’ultimo “grande” condottiero dell’Inter: Josè Mourinho

Luciano Spalletti di importante non ha mai vinto nulla, è vero, ma questo non vuol dire che Sabatini ed Ausilio abbiano scelto un perdente. È stato incoronato Zar di Russia quando allenava a San Pietroburgo e per il resto, in Italia, ha soltanto sfiorato scudetti con la sua Roma. Sua perché ci credeva, davvero, pur non avendo una squadra creata per vincere e combattendo un po’ donchisciottianamente contro neanche dei mulini, ma delle vere e proprie armate (Inter prima, Juventus poi). Di conseguenza, i risultati sono stati se non ottimali sicuramente sopra le aspettative. Questo grazie anche alla protezione e alla tranquillità che trasmetteva alla squadra. Facendo un esempio pratico: la polemica con Totti che la stampa (e ripetiamo, la stampa) ha portato avanti per un’intera stagione era ciò che Spalletti meno desiderava, ma che gioco-forza si è ritrovato a dover gestire. Non sempre ne è uscito illeso, ma più volte vincitore. Mentre la Roma macinava gioco e faceva il record di punti e di gol, buona parte della stampa era concentrata sul perché di quei pochi minuti concessi al capitano giallorosso. Poi, la presa di posizione – e il crollo psicofisico – dell’allenatore toscano. Questo atteggiamento spocchioso ricorda, seppur molto alla lontana, quello di Jose’ Mourinho, quando per lasciare la squadra tranquilla nella parte decisiva della stagione se la prendeva con la stampa e faceva parlare di sé. L’irrazionalità spallettiana sta nell’attaccare, nel giorno del primo allenamento, un tifoso che se l’era presa con la cavia Ranocchia, o ancora dicendo che Nagatomo è un terzino ottimale perché compie dei movimenti importanti o ancora, interrogato proprio ultimamente sul mercato, ha giustificato la cessione di Medel definendolo “un trequartista”. Non è pazzia, fa semplicemente il suo gioco. Si diverte, da bravo toscano e uomo di pallone qual è. Se volete chiamarlo folle, fate pure, perché la follia è quello che ci vuole a questa squadra. Un allenatore preparato tatticamente ed ancor più con la stampa (sua vera nemica), che conosce il calcio e che è pronto a mettere sempre i giocatori davanti al resto. Uno che sa cosa trasmettere e come governare i suoi uomini… non solo le galline del Cioni.

Promozioni

Con almeno due libri acquistati, un manifesto in omaggio

Spedizione gratuita per ordini superiori a 50€

Ti potrebbe interessare

Papelitos
Andrea Antonioli
26 Maggio 2022

Le finali non si giocano, si vincono

La Roma torna a vincere in Europa dopo oltre 60 anni.
Papelitos
Federico Brasile
18 Aprile 2022

Di Canio sul Bodø Glimt ha ragione

Non nei modi (cassaniani), ma nel contenuto.
Italia
Federico Brasile
21 Marzo 2022

Mourinhani

La Roma è stata un manifesto del suo allenatore.
Cultura
Andrea Mainente
10 Febbraio 2022

Vittorio Sereni e il fantasma nerazzurro

Un amore dolce e intenso come pochi, consumato a San Siro.
Italia
Vito Alberto Amendolara
13 Gennaio 2022

L’anno del Serpente

L'Inter è ancora la squadra da battere.
Papelitos
Lorenzo Santucci
31 Dicembre 2021

Caro Romelu, non funziona così

Troppo facile giurare adesso amore eterno.
Papelitos
Alessandro Imperiali
26 Dicembre 2021

Il caos plusvalenze e la figuraccia della federazione

Ci risvegliamo tutti sudati, come troppo spesso capita.
Papelitos
Gianluca Palamidessi
20 Dicembre 2021

Tra i tre litiganti, l’Inter gode

C'era una volta un campionato combattuto.
Papelitos
Federico Brasile
8 Dicembre 2021

Siamo periferia d’Europa

Mai così impotente e lontana del centro.
Italia
Lorenzo Santucci
28 Novembre 2021

La normalità di Simone Inzaghi

L'allenatore dell'Inter non fa notizia, ed è un bene.
Papelitos
Federico Brasile
8 Novembre 2021

Un derby che viene dal futuro

Per intensità, ritmo, qualità. La partita dell'anno.
Italia
Pierfilippo Saviotti
7 Novembre 2021

Baùscia contro Casciavìt

Quando il derby aveva un sapore tipicamente meneghino.
Papelitos
Gianluca Palamidessi
29 Ottobre 2021

L’Inter ha licenziato tre magazzinieri (ma Lautaro ha rinnovato)

Il motivo? Carenza di liquidità.
Papelitos
Andrea Antonioli
28 Ottobre 2021

José Mourinho il dittatore

A Roma si governa solo con il pugno di ferro.
Tennis
Marco Armocida
19 Ottobre 2021

Radja Nainggolan, guerriero incompreso

Un giocatore irripetibile, come i suoi eccessi.
Papelitos
Gianluca Palamidessi
29 Settembre 2021

Non ditelo a Florentino

Lo Sheriff Tiraspol dà una lezione al Real e ai (pre)potenti del calcio.
Cultura
Emanuele Meschini
14 Settembre 2021

Non escludo il ritorno

La storia d'amore tra Franco Califano e l'Inter.
Papelitos
Valerio Santori
11 Settembre 2021

Il lancio degli Inter Fan Token è stato imbarazzante

Il sonno dei tifosi produce mostri.
Papelitos
Gianluca Palamidessi
24 Agosto 2021

Dazn ha le gambe corte

Il nostro paese è pronto per lo streaming?
Ritratti
Lorenzo Santucci
18 Agosto 2021

Cambiasso, il cervello in campo

Storia del Cuchu, il nobile proletario.
Estero
Marco Armocida
8 Agosto 2021

Lukaku al Chelsea è già Superlega

Sul ponte (italiano) sventola bandiera bianca.
Ritratti
Marco Metelli
23 Luglio 2021

Julio Cruz, il giardiniere di San Siro

Il dodicesimo uomo nerazzurro.
Ritratti
Gianluca Palamidessi
3 Luglio 2021

Uno, nessuno e Nicolò Barella

L'amore per la Sardegna, l'importanza della famiglia.
Italia
Lorenzo Santucci
28 Maggio 2021

Sempre il solito Conte

Il lupo perde il pelo, ma non il vizio.
Papelitos
Gianluca Palamidessi
16 Maggio 2021

Errare è umano, perseverare…

La classe arbitrale italiana ha bisogno di una rivoluzione.
Italia
Valerio Santori
2 Maggio 2021

La scuola italiana ha vinto ancora

L'Inter di Conte è campione d'Italia.
Estero
Marco Metelli
22 Marzo 2021

Walter Samuel, l’ultimo muro difensivo

La nobile arte dello Stopper.
Italia
Vito Alberto Amendolara
20 Marzo 2021

Pirelli è scritto nella storia dell’Inter

Dopo 26 anni finirà il rapporto di sponsorizzazione più bello del nostro calcio.
Italia
Paolo Pollo
1 Marzo 2021

Quanto ci mancano i Toscani

Allegri, Spalletti, Sarri, Mazzarri: non conoscevamo la noia.
Calcio
Vito Alberto Amendolara
22 Febbraio 2021

Sulle spalle del gigante

Lukaku ha trascinato l'Inter in vetta al nostro calcio.
Calcio
Carlo Garzotti
17 Febbraio 2021

Adriano, alla fine dell’impero

Un fenomeno vittima dei propri demoni.
Papelitos
Paolo Pollo
18 Gennaio 2021

Fuochi a San Siro

Inter v Juventus diventa il veglione di Capodanno.
Recensioni
Emanuele Meschini
30 Dicembre 2020

La solitudine di Paul Gascoigne

Il documentario su Gazza è differente, come lui.
Ritratti
Marco Metelli
22 Dicembre 2020

Beppe Bergomi, capitano e gentiluomo

Un omaggio allo Zio, che compie oggi 57 anni.
Ritratti
Remo Gandolfi
21 Dicembre 2020

Matias Almeyda, non mollare mai

Compie 47 anni un uomo capace di lasciare il segno.
Papelitos
Lorenzo Santucci
10 Dicembre 2020

Eriksen è una questione di rispetto

Per l'uomo prima che per il calciatore, al di là dei risultati.
Calcio
Luca Pulsoni
8 Dicembre 2020

Il giochismo in Italia non paga

Meglio adattarsi e rifiutare i dogmi.
Calcio
Dario Bezzo
16 Ottobre 2020

Morto uno stadio se ne fa un altro

Il travaglio del nuovo San Siro.
Calcio
Marco Armocida
6 Ottobre 2020

Josè Mourinho avrebbe potuto fare l’attore

“All or nothing: Tottenham Hotspur” lo dimostra.
Storie
Domenico Rocca
25 Settembre 2020

San Siro a mano armata

La parabola criminale di Gilberto Cavallini, dai Boys SAN ai Nuclei Armati Rivoluzionari.
Tennis
Diego Mariottini
22 Settembre 2020

Ronaldo, una storia semplice

44 anni di un uomo nato per giocare a pallone.
Calcio
Gianluca Losito
18 Settembre 2020

Maglie da calcio e identità, il filo invisibile del pallone

Se anche la tradizione diventa una strategia di marketing.
Papelitos
Gianluca Palamidessi
28 Luglio 2020

La dialettica di Antonio Conte è ormai superata

L'allenatore leccese è rimasto juventino dentro.
Ritratti
Andrea Catalano
18 Luglio 2020

Giacinto Facchetti, capitano mio capitano

Il 18 Luglio del '42 nasceva una leggenda dell'Inter e colonna della Nazionale.
Papelitos
Jacopo Benefico
10 Luglio 2020

Dio ci scampi e liberi dalla nuova maglia dell’Inter

Il marketing sportivo nell'epoca del brutto.
Ritratti
Alberto Maresca
25 Marzo 2020

Felipe Melo, il mastino incompreso dal cuore d’oro

Controritratto del Comandante, rinato in Brasile e popolare come non mai.
Ritratti
Alberto Fabbri
1 Marzo 2020

Giuseppe Meazza, il divo dai piedi d’oro

Alla scoperta di Peppìn, icona nerazzurra e monumento del calcio nazionale.
Ritratti
Gianluca Palamidessi
27 Febbraio 2020

Kevin De Bruyne, l’ultimo dei poeti

Un fenomeno introverso è sempre più il leader tecnico del Manchester City.
Ritratti
Vito Alberto Amendolara
15 Febbraio 2020

Robbie Keane, il fiore d’Irlanda

Il fallimento con la maglia dell'Inter ha privato il nostro calcio di un giocatore entusiasmante.
Papelitos
Federico Brasile
10 Febbraio 2020

L’Inter può vincere lo scudetto? Pro e contro

Riflessioni dopo un derby extra ordinario.