Carrello vuoto
Ritratti
25 Marzo

Felipe Melo, il mastino incompreso dal cuore d’oro

Alberto Maresca

27 articoli
Controritratto del Comandante, rinato in Brasile e popolare come non mai.

Cachorro Louco. Tradotto dalla meravigliosa lingua di Paulo Coelho, letteralmente, corrisponderebbe a una sorta di cane rabbioso. Attenzione alla prima impressione, però, perché in Brasile il cane, nella sua accezione più metaforica che animalesca, ricopre un ruolo di primo piano all’interno dello sconfinato panorama folkloristico carioca.

 

Alla specie canina è dedicato l’intero mese di agosto, per dirne una. Ed è proprio ad agosto che nel Paese si ricordano i “vira latas” (cani randagi), ossia gli operai dissidenti nei confronti del dittatore Getulio Vargas. Difatti il caudillo non riscosse mai consensi nella classe popolare, come quella che da sempre domina il tessuto urbano di Volta Redonda.

 

Altresì nota come la Città d’Acciaio, questo comune poco distante da Rio marcia al ritmo della Companhia Siderurgica Nacional. Il protagonista di questa storia nasce nel 1983 proprio lì, nell’epoca dell’exploit industriale voluto dalla presidenza Medici, e dei primi scioperi organizzati. Felipe Melo de Carvalho cresce in sostanza tra il piombo e il calore, assorbendo la tempra delle tute blu, perché la testa, lui, ha imparato presto a non chinarla.

 

Felipe Melo Palmeiras
Tutta la grinta di Felipe Melo (foto di Alexandre Schneider/Getty Images)

 

Figlio del proletariato brasiliano, Felipe apprende fin dalla prima giovinezza la cruda realtà della lotta di classe. Vorrà sempre affermarsi sul padrone, il brasiliano, al costo di pagarne le conseguenze. Il background infantile influisce nella formazione sportiva e politica di Felipe, tanto da presentarsi al football europeo come “Ousado”. Tale soprannome di arrogante o rissoso deriva proprio da uno scontro ad armi bianche che lo obbligherà a lasciare il Gremio, tentando l’avventura extra continentale.

 

In Italia trova pane per i propri denti, toccando Firenze, Torino e Milano a suon di tacchetti e gomiti alti, scontrandosi con una realtà in apparenza a lui confacente, ma forse ostica a un personaggio distante dal pentimento. Non a caso, l’ultima immagine che il mediano lascia alla grande scena internazionale è la scalciata ad Arjen Robben durante il mondiale del 2010, causa (in)diretta dell’eliminazione dei verdeoro.

 

La cinica stampa brasiliana, seconda soltanto ai tabloid inglesi in quanto a critica ed esigenza, crea addirittura un neologismo per quel gesto sconsiderato: Felipazo. Melo è costretto ad allontanarsi dal calcio nazionale, ed è in questo preciso momento che è costretto a tirar fuori la lungimiranza. Un valore impercettibile che il lavoratore conosce bene, nel guardare oltre la monotonia dei propri gesti, immaginando il prodotto finito e la retribuzione.

 

Insieme ad un altro mastino come Giorgio Chiellini, nel 2010 (foto Valerio Pennicino/Getty Images)

 

Di tempo ne è trascorso perché dopo tredici anni Felipe Melo ritorna in Brasile, accolto come lo sarebbe il colonizzatore Vasco da Gama ai giorni nostri. A fare le veci di casa Palmeiras c’è l’allenatore Cuca, il quale si riserva appena una gara per poi estromettere il centrocampista dalla rosa. La lite che ne scaturisce diventa un caso mediatico a tratti westerniano: non c’è posto per entrambi in questa città. E, stavolta, l’operaio prevale sul padrone, perché a furor di popolo Felipe Melo viene reintegrato e nominato capitano della squadra.

 

Dietro c’è la mano esperta del direttore sportivo Alexandre Mattos, abile nell’intuire la voglia di riscatto del suo numero 30, in procinto di affermarsi come miglior centromediano del brasileirao. Fascia al braccio e polsino da basket inspiegabilmente posto sulle nocche, quasi fosse un tirapugni, maglia dentro i calzoni e fisico portentoso da sfoggiare a ben trentasei anni, così Felipe Melo ha deciso di trovare la propria dimensione ideale, lasciandosi alle spalle i nemici, tuttora presenti tra le fila giornalistiche.

 

Si è caricato sulle spalle l’intera carovana alvi-verde per oltre 100 partite, prima di trovare, forse, gli unici mentori della sua carriera. Si tratta di due personaggi molto simili a lui, combattivi e poveri di compromessi. Il primo è Jair Bolsonaro, la cui elezione è stata sostenuta dagli “atleti di Cristo”, cioè gli sportivi evangelisti, fra cui Felipe Melo. La connessione con il premier sta, a quanto dichiarato, nello stile politicamente scorretto che il giocatore ha giudicato sincero, e contrapposto alla corruzione che ha imperversato nella politica brasiliana; inoltre l’attenzione di Bolsonaro alle favelas, dove Felipe Melo è cresciuto, è un ulteriore motivo di legame.

 

Felipe Melo acrobazia
Felipe Melo si esibisce in un’acrobazia delle sue, in Copa Libertadores contro il Boca Juniors (foto Amilcar Orfali/Getty Images)

 

La seconda figura è un vagabondo del calcio, capace di occupare circa quaranta panchine diverse, conquistando una Copa America con la Seleção e rimediando una clamorosa disfatta alla guida dei Galacticos. Ronaldo, Roberto Carlos, Zidane, Figo, Beckham, era questo il Real Madrid con cui Vanderlei Luxemburgo non vinse nulla. Con Luxemburgo è un vero e proprio sodalizio, poiché il tecnico valorizza a pieno le qualità che Melo ha addirittura potenziato: la stazza e la gestione della sfera.

 

Arretrandolo nella linea a quattro dei difensori, al fianco dell’ex meteora milanista Gustavo Gòmez, ne è venuto fuori un centrale impeccabile. Secondo le statistiche, Melo primeggia intanto nella precisione di lanci lunghi; una tecnica di base non eccellente ma certamente discreta, unita ad una posizione del campo dove può occuparsi di coprire più che di inventare, lo rendono infatti un eccellente primo costruttore di gioco. Dal punto di vista disciplinare poi la crescita è magistrale: sono soltanto due le ammonizioni raccolte in questa stagione, oltre ad una quantità indecifrabile d’interventi puliti, tackle sempre tempestivi e mai superflui.

 

Felipe Melo è stato infatti tra i promotori dell’iniziativa di scendere in campo con le mascherine, proprio per protesta contro le misure tardive adottate dalla Federazione che avrebbero influito sulla positività di Jorge Jesus e altri professionisti brasiliani.

 

Il Comandante domina incontrastato i cieli del Brasile; nel fondamentale del colpo di testa, è uno dei migliori in Sudamerica. Personaggio da romanzo di formazione, Felipe Melo sta vivendo alla grande la propria maturità. Una crescita anche sociale, che lo ha visto portavoce della recente campagna – in cui si sono trovati contrapposti calciatori e Federcalcio – per ottenere lo stop delle serie brasiliane causa COVID-19. Egli è stato infatti tra i promotori dell’iniziativa di scendere in campo con le mascherine, proprio per protesta contro le misure tardive adottate dalla Federazione che avrebbero influito sulla positività di Jorge Jesus e altri professionisti brasiliani.

 

Ultimamente è diventato testimonial per molte campagne di sensibilizzazione e prevenzione al Coronavirus, mediando nelle controversie tra la CONMEBOL e la CBF proprio in merito allo stop della massima serie e delle competizioni continentali. Nel frattempo la personalità di Felipe Melo è rimasta intatta, spopolando anche sui social tra dichiarazioni d’amore per il Boca Juniors, e quindi astio verso le gallinas, e challenge autoironici. In fondo errare è umano, cadere è comune, ma essere in grado di ridere di se stessi è maturità.

 

Promozioni

Con almeno due libri acquistati, un manifesto in omaggio

Spedizione gratuita per ordini superiori a 50€

Ti potrebbe interessare

Calcio
Dario Bezzo
16 Ottobre

Morto uno stadio se ne fa un altro

Il travaglio del nuovo San Siro.
Papelitos
Matteo Paniccia
27 Maggio

Fiorentina-Genoa, si salvi chi può!

Il biscotto è servito. L'Empoli è in B, Viola e Grifone rimangono tra i fischi.
Storie
Maurizio Fierro
22 Maggio

Francia 98

Le Monde est à nous.
Papelitos
Gianluca Palamidessi
20 Dicembre

Tra i tre litiganti, l’Inter gode

C'era una volta un campionato combattuto.
Ritratti
Riccardo Nicolini
9 Novembre

Sòcrates, la via calcistica al socialismo

La democracia corinthiana e il valore della politica, in senso lato.
Ritratti
Marco Metelli
22 Dicembre

Beppe Bergomi, capitano e gentiluomo

Un omaggio allo Zio, che compie oggi 57 anni.
Papelitos
Marco Armocida
13 Marzo

È troppo facile prendersela con Cristiano Ronaldo

Da leggenda vivente a fardello il passo è in un click.
Calcio
Matteo Mancin
21 Giugno

Zdeněk Zeman

Il fumo del bel gioco.
Calcio
Niccolò Maria de Vincenti
8 Maggio

Thierry Henry, immensamente bello

Il francese è stato soprattutto un miraggio estetico.
Papelitos
Niccolò Maria de Vincenti
12 Aprile

Diventa ciò che sei

O di come la Juventus è tornata grande.
Papelitos
Federico Brasile
10 Febbraio

L’Inter può vincere lo scudetto? Pro e contro

Riflessioni dopo un derby extra ordinario.
Papelitos
Niccolò Maria de Vincenti
11 Luglio

Cristiano Re

Alla fine è successo davvero.
Ritratti
Marco Metelli
5 Giugno

Alberto Malesani, umano troppo umano

Sorridere in faccia al fallimento.
Tennis
Diego Mariottini
22 Settembre

Ronaldo, una storia semplice

44 anni di un uomo nato per giocare a pallone.
Storie
Diego Mariottini
16 Gennaio

Prima dell’Heysel

A inizio 1985 Juventus e Liverpool, nella neve di Torino, si sfidarono per la Supercoppa europea: circa quattro mesi dopo ci sarebbe stato il duello ben più noto, nella tragedia dell'Heysel.
Calcio
Matteo Mancin
1 Marzo

Corrado Orrico

L'uomo che è rimasto nella storia per i suoi fallimenti.
Papelitos
Gianluca Palamidessi
10 Marzo

L’identità non è un’opzione

Cosa ci ha detto l'eliminazione della Juventus.
Ritratti
Andrea Catalano
18 Luglio

Giacinto Facchetti, capitano mio capitano

Il 18 Luglio del '42 nasceva una leggenda dell'Inter e colonna della Nazionale.
Calcio
Lorenzo Santucci
12 Settembre

L’uomo giusto

L'importanza di Spalletti per la rinascita dell'Inter.
Recensioni
Luigi Fattore
3 Luglio

Storia d’Italia ai tempi del pallone

Un album dei ricordi, tra le parole di Darwin Pastorin e le illustrazioni di Andrea Bozzo, che recupera il lettore a una dimensione pallonara sconosciuta al mondo di oggi.
Papelitos
Federico Brasile
10 Aprile

Stefano Pioli come capro espiatorio

I Della Valle, che rimproverano ad allenatore e giocatori la mancanza di professionalità, farebbero meglio a farsi un esame di coscienza.
Papelitos
Matteo D'Argenio
5 Dicembre

Quel pomeriggio di un giorno da Inter

La via nazionale dell'Inter alla ricostruzione, ovvero come adattarsi perfettamente al nostro campionato.
Papelitos
Vito Alberto Amendolara
26 Ottobre

Gremio corsaro, Boca da sogno

Cosa ci hanno detto le due semifinali di andata della Copa Libertadores.
Calcio
Alberto Maresca
17 Dicembre

La retrocessione del Cruzeiro non è solo un dramma sportivo

Per la prima volta nella sua storia, A Raposa è finita nei bassifondi della classifica brasiliana.
Papelitos
Michelangelo Freda
27 Novembre

Supercoppa Italiana, un’ipocrisia nazionale

Dai segni rossi sul viso alla finale di Supercoppa in Arabia Saudita la strada è breve.
Papelitos
Vito Alberto Amendolara
24 Novembre

Gabigol ha scritto la storia

L'ex bidone dell'Inter ci ha ricordato qual è lo sport più bello del mondo.
Calcio
Marco Gambaudo
23 Dicembre

Il fu Mattia Perin

Le scelte sbagliate di un portiere straordinario.
Interviste
Luigi Fattore
26 Luglio

Sconcerti d’estate

Fregarsene del lettore, imparare una cosa nuova al giorno e diventare riconoscibili.
Calcio
Alberto Maresca
16 Novembre

Mircea Lucescu e la libertà dagli schemi

Come la cultura rom ha plasmato l'allenatore.
Calcio
Michelangelo Freda
22 Ottobre

Juventus: l’apparente quiete prima della tempesta

Cosa ci dobbiamo aspettare dall'inchiesta che Report manderà in onda stasera?
Editoriali
Lorenzo Ottone
18 Dicembre

Il calcio liquido e la scomparsa del fattore identitario

Abituiamoci a tifare tutti la stessa squadra: magari una All Star europea.
Papelitos
Niccolò Maria de Vincenti
28 Agosto

Moriremo di VAR

La Serie A è ripartita e le polemiche, malgrado la tecnologia in campo, non si sono ridotte (anzi).
Ritratti
Maurizio Fierro
17 Gennaio

Giovanni Borghi, cuore e testa di Varese

Il Presidentissimo, simbolo di un'altro calcio e di un'altra imprenditoria.
Papelitos
Andrea Antonioli
29 Novembre

Buon sangue non mente

Bar Sport, Episodio II. Manifestazioni di giubilo ed entusiasmo della grande narrazione sportiva! Sotto l'albero di Natale potremmo avere ancora un campionato aperto!
Papelitos
Federico Brasile
31 Luglio

Disfarsi di Kean è stato un affare

Gli sbrodolamenti dei media a favore di Kean non sono stati solo patetici, ma anche dannosi.
Storie
Diego Mariottini
19 Novembre

1000 volte Pelé

Cinquanta anni fa, 19 Novembre 1969, il calcio si ferma: Pelé mette a segno il gol numero 1000 in carriera.
Ritratti
Francesca Lezzi
21 Giugno

Michel Platini, il re istrione

Lo spirito francese espresso nel campo.
Calcio
Gianluigi Sottile
18 Febbraio

Giorgio Chiellini è la Juventus

Il rientro del capitano è cruciale per i bianconeri.
Calcio
Ermanno Durantini
17 Marzo

Derby made in China?

Per la prima volta il derby di Milano si disputerà all'ora di pranzo per venire incontro alle esigenze cinesi. Il rischio è che la dicotomia nostalgici-moderni perda di vista i veri problemi delle due milanesi e del calcio italiano in generale.
Calcio
Vito Alberto Amendolara
27 Dicembre

Roberto Firmino: l’attaccante invisibile

Celebrazione di Roberto Firmino, l'attaccante invisibile della squadra più forte al mondo.
Calcio
Carlo Garzotti
17 Febbraio

Adriano alla fine dell’impero

Un fenomeno vittima dei propri demoni.
Papelitos
Gianluca Palamidessi
29 Ottobre

L’Inter ha licenziato tre magazzinieri (ma Lautaro ha rinnovato)

Il motivo? Carenza di liquidità.
Storie
Sebastiano Caputo
6 Novembre

Confessioni di un allenatore mancato

A passeggio con Massimo Fini nella bella e grigia Milano alla ricerca del calcio nazional-popolare detestato dagli str*** in tribuna d'onore.
Calcio
Remo Gandolfi
28 Dicembre

Pierluigi Casiraghi aveva due palle così

Contro-storia di Pierluigi Tyson Casiraghi
Ritratti
Gianluca Palamidessi
3 Luglio

Uno, nessuno e Nicolò Barella

L'amore per la Sardegna, l'importanza della famiglia.
Calcio
Carlo Brigante
19 Dicembre

La cabala del numero 7

Da Garrincha a Cristiano, passando per Best e Cantona.
Critica
Pippo Russo
2 Ottobre

La sensazione del remix invasivo abbastanza esondante

Dalla Gazzetta a Sky Sport, come se non ci fossimo mai lasciati.
Calcio
Diego Mariottini
29 Maggio

Heysel, le voci di una strage

Trentacinque anni fa una delle più grandi tragedie del calcio italiano ed europeo.
Interviste
Michelangelo Freda
25 Settembre

Tobias Jones – God save the Ultras

Intervista allo scrittore e giornalista inglese Tobias Jones, esperto di sottoculture italiane e del fenomeno ultras nel nostro Paese.
Papelitos
Gianluca Palamidessi
4 Aprile

La leggenda di Cristiano Ronaldo

Juventus-Real Madrid senza storia. Ma la storia s'è scritta.