Altri Sport
11 Agosto 2021

Miki Dora, il cavaliere nero del surf

Il mito oscuro dell'antieroe californiano per eccellenza.

L’epopea culturale del surf californiano è stata un’onda lunga capace di plasmare universi liquidi costellati da simboli e semidei. Un’avventura iniziata negli anni ’40 e proseguita nei ’50 e ’60 nel segno della spontaneità e dell’opportunismo dei suoi giovani protagonisti. Il dopoguerra della società del benessere a stelle e strisce, caratterizzato da adolescenze dilatate oltre tempo e da nuovi stimoli sociali, fu un vero e proprio punto di svolta.

Stili, culture e sottoculture iniziarono a fiorire lungo la costa ovest, contaminandosi e influenzandosi tra loro. Il surf mondo era più complesso di come veniva raffigurato dai cineasti dell’epoca. Dietro le luci di beach movie all’insegna della leggerezza sfrenata, si insinuavano insofferenza e disagio. Il malessere strisciava sotterraneo tra le pieghe di una gioventù spensierata solo all’apparenza. I più sensibili all’abisso che incombeva tendevano a radicalizzarsi.

L’archetipo del wild surfer per un’intera generazione di americani fu Miki Dora. Chi se non lui? Irascibile e anticonformista, trasformò Malibu in un palcoscenico a uso personale.

Il mito attorno al cavaliere nero, come fu soprannominato nell’ambiente, venne alimentato dai surfisti che popolavano le sue stesse onde. Stregati dall’aura carismatica che sprigionava, diventarono suoi ammiratori senza però mai riuscire a coglierne l’essenza profonda. Come avrebbero potuto? La maggior parte di loro si sforzava di sorridere alla vita, finendo per vestire di buon grado l’abito che l’industria hollywoodiana aveva cucito sulla loro pelle. Poco avevano da spartire con un’anima irrequieta e allergica alle etichette che concepiva il surf come fenomeno di eterna evasione ed eversione.

Eppure anche Miki Dora sapeva sorridere

Sulle colonne del magazine “The Inertia”, Alexander Haro lo ha definito un “awesome asshole”. Già, era un meraviglioso stronzo. Solitario per vocazione e scontroso per natura, «ha rappresentato il passaggio, la continuazione generazionale tra il surf degli albori e la sua proiezione nella Golden Age». (F. A. Fiorentino, T. Lavizzari, Surfplay, Passamonti, 2021, p. 61). Sull’onda si distingueva dagli altri per uno stile dai tratti felini. Danzava leggero ed elegante, pur avendo una corporatura possente. Riuscire ad emularlo era una sfida persa in partenza. La maschera del surfista impeccabile celava il volto scuro di un uomo bigotto con cui era difficile avere a che fare.

Un uomo selvaggio e bigotto, sì, ma con un suo spessore intellettuale. Non rientrava affatto nei canoni stereotipati del surfista biondo e citrullo. Nato a Budapest nel 1934, è stato cresciuto a Los Angeles e dintorni da un patrigno che lo portava con sé a spaccare i parchimetri sulla Hollywood boulevard. Maturò convinzioni apertamente violente e razziste, imbevute delle tensioni sociali e razziali che imperversavano nella California di quel periodo. Dora aveva tutte le carte in regola per entrare in una gang di motociclisti come quella degli Hell’s Angels. Quando le spiagge iniziarono ad affollarsi di poser volgari e rumorosi, sganciare cazzotti divenne sua abitudine. L’intolleranza nei loro confronti lo spinse a cercare nuovi orizzonti.

«Living at the beach isn’t the answer. I’m there for the waves, nothing else».

– Miki Dora

Odiava il carrozzone della nascente industria surfistica, eppure si prestò come stuntman e comparsa nei beach movie che contribuirono maggiormente alla massificazione del surf. Si rese inoltre protagonista di numerose pubblicità e finì per impreziosire con il suo nome una collezione di tavole della ditta di Greg Noll. La verità è che Dora era un maledetto opportunista: per sbarcare il lunario sarebbe stato capace di fare qualsiasi cosa.

“One thing you can say about him: He did live life on his terms”

– John Milius

Iniziò a frequentare il jet set hollywoodiano, i ristoranti alla moda, le case di lusso. Insegnò a personaggi del calibro di Steve McQueen e Sam Peckinpah l’arte di scivolare sulle onde, passò serate psichedeliche in compagnia di Sharon Tate e Charles Manson, divenne amico dei Rolling Stones e di Bruce Lee. Sembrava un personaggio uscito da un film di Quentin Tarantino: il classico tipo che riceveva un invito a cena e per ringraziare il padrone di casa prima andava a letto con la moglie e poi gli rubava l’auto da corsa. Risucchiato nel vortice della criminalità, fece conoscenza con la sua natura più sordida. Condannato per una storia di truffe e furti nel ’68, l’ungherese si diede alla macchia. Riprese a vagabondare con la tavola sottobraccio in giro per il mondo. Surfisti una volta, surfisti per sempre.

Il cavaliere nero in azione durante il suo esilio francese

Argentina, Brasile, Namibia, Angola, Australia, Sud Africa e quindi Francia. Girò in lungo e largo, vivendo sempre sul filo del rasoio. Di quegli anni erranti sappiamo poco e nulla. Mettendo la firma su onde mai viste, il misticismo attorno al suo nome non fece che accrescere.

Sui muri di Malibu infatti i ragazzi continuavano a scrivere il suo nome: “Dora Lives”.

Il nome di un impostore, di un autentico bastardo che viveva immerso in mille contraddizioni. Il nome dell’uomo che più di ogni altro ha attirato interesse sul suo conto nella storia del surf californiano del ventesimo secolo. La latitanza sulla cresta dell’onda vide una brusca frenata nel 1981 quando venne arrestato a Biarritz. Il cavaliere nero finì al fresco per 3 mesi, poi venne estradato in America dove continuò a stare in cella per tutto l’anno successivo.

Uscito di prigione, si ritrovò a fare i conti con una realtà a lui ormai estranea. Il surf era entrato in una nuova fase a cui sentiva di non appartenere. Il destino di Miki Dora era nero quanto lui: nel 2002, all’età di 68 anni, morì di cancro al pancreas. Lasciò questo mondo così come vi era entrato: immerso nella solitudine. Da allora Malibu non ha mai più avuto un re. Long live King Dora.

SUPPORTA !

Ormai da anni rappresentiamo un’alternativa nella narrazione sportiva italiana: qualcosa che prima non c’era, e dopo di noi forse non ci sarà. In questo periodo abbiamo offerto contenuti accessibili a tutti non chiedendo nulla a nessuno, tantomeno ai lettori. Adesso però il nostro è diventato un lavoro quotidiano, dalla prima rassegna stampa della mattina all’ultima notizia della sera. Tutto ciò ha un costo. Perché la libertà, prima di tutto, ha un costo.

Se ritenete che Contrasti sia un modello virtuoso, un punto di riferimento o semplicemente un coro necessario nell'arena sportiva (anche quando non siete d’accordo), sosteneteci: una piccola donazione per noi significa molto, innanzitutto il riconoscimento del lavoro di una redazione che di compromessi, nella vita, ne vuole fare il meno possibile. Ora e sempre, il cuore resterà il nostro tamburo.

Sostieni

Gruppo MAGOG

Leonardo Aresi

34 articoli
Jack Kerouac e l’arte di risolvere un’esistenza
Cultura
Leonardo Aresi
12 Marzo 2022

Jack Kerouac e l’arte di risolvere un’esistenza

Cento anni fa nasceva un giocatore di football mancato.
A tu per tu con Dino Zoff
Interviste
Leonardo Aresi
21 Settembre 2021

A tu per tu con Dino Zoff

Conversazione con il campione friulano.
Conversazione con Jorge Burruchaga
Interviste
Leonardo Aresi
30 Luglio 2021

Conversazione con Jorge Burruchaga

A tu per tu con il campione argentino.

Promozioni

Con almeno due libri acquistati, un manifesto in omaggio

Spedizione gratuita per ordini superiori a 50€

Ti potrebbe interessare

Sardegna selvaggia
Altri Sport
Antonio Benoni
24 Luglio 2018

Sardegna selvaggia

Cronache di vita mediterranea alla ricerca delle onde.
Il valore di un sogno
Altri Sport
Leonardo Aresi
21 Settembre 2017

Il valore di un sogno

Cavalcare le onde della cooperazione.
Vivere sulla cresta dell’onda
Altro
Leonardo Aresi
30 Marzo 2017

Vivere sulla cresta dell’onda

Come un ragazzo italiano si sta facendo strada tra i grandi del surf mondiale.
John Milius e l’altra faccia del sogno americano
Altri Sport
Leonardo Aresi
11 Aprile 2021

John Milius e l’altra faccia del sogno americano

C'è chi non ha mai smesso di surfare.
La NASCAR è un mito a stelle e strisce
Altri Sport
Giacomo Cunial
02 Gennaio 2021

La NASCAR è un mito a stelle e strisce

Dalla velocità dei contrabbandieri di alcolici al business.