Calcio
12 Gennaio 2020

Pandemonio Serie C

Oggi riparte la Serie C. Ma i problemi della Lega Pro sono ancora lungi dall'essere risolti.

Oggi la Lega Pro tornerà al calcio giocato dopo la pausa natalizia. Il 2019 è stato salutato con lo sciopero della Serie C indetto dal presidente Francesco Ghirelli. Il motivo è da ricercare nel mancato inserimento nella legge di bilancio della defiscalizzazione, riforma necessaria per poter dare una maggiore stabilità economica alla categoria.

 

I problemi economici del campionato di Serie C sono arcinoti. Negli ultimi anni, a causa del mancato supporto economico, abbiamo assistito alla scomparsa di club storici del panorama calcistico italiano. Nel terzo campionato professionistico, infatti, sono ben poche le entrate. Le più cospicue arrivano dai diritti televisivi. Per far fronte a questa situazione, Ghirelli, numero uno della Lega Pro, ha introdotto i premi di valorizzazione dei giovani “under”. Finora sono stati distribuiti 1,2 milioni con il 70% del totale dei club che ne ha usufruito.

 

Il pallone della Lega Pro oggi tornerà finalmente a rotolare

 

Nella passata stagione, ad ogni modo, abbiamo assistito ad un vero e proprio crollo del campionato di Serie C. Alcuni club sono stati esclusi a competizione in corso ed oltre 100 punti di penalizzazione sono stati inflitti nei tre gironi, condizionando brutalmente l’esito del torneo. Segno evidente di un problema di lungo corso che ha raggiunto l’apice nella stagione 2018-19.

 

Alla luce di questi eventi, la Lega Pro si aspettava un intervento del governo. La defiscalizzazione, richiesta avanzata dallo stesso Ghirelli, sembrava essere la più rapida e adatta soluzione attuabile in attesa del semiprofessionismo sportivo.

 

I dati parlano chiaro: attualmente la Serie C versa circa 25 milioni di euro in ritenute Irpef. Il rimborso di questi costi, fino ad un massimo di 240.000 euro per squadra, permetterebbe ai club di poter riutilizzare i fondi in questione. Tutto ciò nell’ottica di favorire investimenti nelle strutture sportive e nella costituzione di settori giovanili all’avanguardia. In sostanza, la defiscalizzazione permetterebbe a tutti i club di Serie C di poter gettare le basi per svilupparsi concretamente.

 

Francesco Ghirelli, massimo rappresentante della Serie C

 

L’esempio da seguire è quello della serie cadetta: negli ultimi anni, il campionato di Serie B ha messo in mostra la propria forza attraverso la valorizzazione dei giovani. La riforma della mutualità nel campionato di Serie B ha senz’altro favorito lo sviluppo dei settori giovanili dei singoli club e apportato migliorie ai loro impianti sportivi.

 

Mauro Balata, presidente del campionato di Serie B, si è battuto a lungo per alcune politiche di sostegno fiscale. Il cammino da compiere è ancora tortuoso però. D’altro canto è innegabile che Ghirelli, dal momento in cui si è insediato in Lega Pro, ha attuato una vera e propria politica di stabilizzazione del campionato. Il presidente della Serie C, scottato dagli avvenimenti della passata stagione, ha cercato di introdurre norme più stringenti per evitare i casi di Matera e Pro Piacenza: pagine tristi del calcio italiano. I primi risultati sono evidenti: in Serie A il numero di calciatori provenienti dalle serie minori è in netta crescita.

 

Ma l’Italia calcistica è strana. Se da un lato la Serie C non scende in campo per ottenere delle riforme strutturali necessarie, l’attenzione mediatica è quasi esclusivamente concentrata sull’introduzione del professionismo nel mondo del calcio femminile.

 

Mauro Balata, presidente della Serie B

 

Il boom mediatico vissuto durante gli scorsi mondiali a tinte rosa è innegabile. Un risultato che è la punta dell’iceberg di un movimento in crescita il quale però ha bisogno ancora di molto tempo per arrivare ai livelli del calcio maschile. Il campionato di Serie A femminile vede solo 12 squadre partecipanti di cui due ripescate (Pink Sport Bari ed Orobica). Altre società hanno ritirato le proprie squadre per difficoltà economiche come il Chievo Verona e in Serie C la situazione non è affatto migliore.

 

L’introduzione del professionismo nel calcio femminile è un arma a doppio taglio. Se da un lato le calciatrici saranno equiparate ai loro colleghi uomini, dall’altro i costi di gestione per i club aumenteranno, rischiando di non essere sostenibili per molte piazze. La politica di sviluppo da seguire nel calcio femminile dovrebbe essere più graduale, tenendo conto delle problematiche dei campionati maschili, di gran lunga più seguiti.

 

Purtroppo il movimento calcistico italiano, nella sua complessità, non riesce a seguire un’unica direzione. Tra i mal contenti della Lega Pro per la mancanza di ascolto da parte del governo e le folli proposte dell’AD De Siervo sul riconoscimento facciale in Serie A, non ci meraviglierebbe se, come si vocifera, ci ritrovassimo una squadra maltese nel girone A del campionato di Serie C per rendere il tutto più appetibile commercialmente.

 

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