Carrello vuoto
Storie
3 Aprile

Pasolini, Bertolucci e un pallone

Come il calcio può rompere l'incantesimo del cinema.

Questo fondo non vuole essere una visione, puramente gossippara, di un evento (non proprio marginale) che cambiò in meglio o in peggio la storia del cinema italiano. Siamo su uno sferisterio parmense, giocano due squadre, i patrocinatori: Pier Paolo Pasolini e Bernardo Bertolucci. Il pre-partita lo racconta E. Siciliano, grande amico di PPP, ne La vita di Pier Paolo Pasolini (per i tipi Mondadori, p.501):

“ […] Non lontano, a pochi metri, nella campagna parmigiana, Bernardo Bertolucci girava Novecento. A Pier Paolo non era piaciuto Ultimo tango a Parigi: ne aveva parlato in termini eccessivamente critici. Lo giudicava un cedimento di Bertolucci al cinema commerciale. Frizioni, rivalità avevano incrinato l’antico rapporto fra maestro e allievo: per qualche tempo Bernardo e Paolo avevano cercato di non incontrarsi. Adesso si trovavano vicini, entrambi impegnati nel lavoro. Laura Betti faceva parte del cast di Novecento. I due film erano prodotti da Alberto Grimaldi. Le due troupes si sfidarono in una partita di calcio. Pier Paolo giocò […]».

Era il 1975: Pasolini – che da lì a poco avrebbe raggiunto i campi elisi, Dio l’abbia in gloria – stava girando il suo ultimo “scandaloso” film, Salò o le 120 giornate di Sodoma, prendendo spunto dal suo eponimo sadiano. Anche Bernardo Bertolucci, figlio di Attilio, si trovava lì per girare il suo film capolavoro: Novecento . Bertolucci non era un grande sportivo, il suo maestro Pasolini sì. A Enzo Biagi, d’altronde, PPP confessò: «Senza cinema? Mi sarebbe piaciuto diventare un bravo calciatore. Dopo la letteratura e l’eros, per me il futbol è uno dei grandi piaceri».

 

Pasolini considerava effettivamente il calcio come la metafora liberatoria della sua vita. Qui forse si può incentrare il discorso di una sua meta-sportività, a prescindere dal tifo sportivo: si perché PPP era appassionato del Bologna di Reguzzoni e Andreolo, si entusiasmava nel vederli giocare ma da lì percepiva qualcosa in più, un ché di spirituale, di metafisico, appunto di liberatorio.

 

Pasolini intervista i giocatori del Bologna (1964), parlando di “libertà” con un vizio forse ancora troppo intellettuale e “politico”: chissà se questa intervista la avrebbe realizzata anche anni dopo

 

Pasolini crebbe sotto il fascismo: fu capitano della facoltà di lettere e raccontò anche di aver vinto i “Littoriali” (dal libro di Siciliano). Era una mezz’ala. Dalle foto che lo ritraggono in azione, si percepisce – anche ad occhio nudo – la sua voglia di liberarsi, di rompere quell’incantesimo del chiaroscuro esistenziale per poter lambire davvero gli orizzonti della vita. In quella fisicità emergeva verità, non paccottiglia scenica. Questo, quindi, il contrasto che in senso lato Eupalla provocò in lui, giocare con il set per esautorare il cinema, per “liberarlo”. Gioco che farà in tutti i suoi film, a partire da Accatone fino a Salò.

 

Novecento e Centoventi, due film girati nella stessa zona. Un film esaltava la vita di Olmo e Dalcò; l’altro analizzava gli atteggiamenti violenti dell’anarchia del potere, che si consumava in una cascina vicino allo sferisterio. Erano due set, trattavano diverse tematiche, ma i due registi decisero di vedersi un giorno, di liberarsi dall’incantesimo intruppante del cinema. Non volendo, realizzarono un set dove il protagonista non era la macchina da presa bensì la palla.

Due squadre, una partita, un set. L’incantesimo del cinema è stato rotto.

Bertolucci non giocò ma tifò per i suoi attori, macchinisti e fuochisti; Pasolini, viceversa, volle scendere in campo con la sua squadra “Centoventi”. I calciatori del primo sfoggiavano una mise viola, mentre quelli di PPP indossavano la divisa del Bologna. Due squadre, una partita, un set.

 

L’incantesimo del cinema era stato rotto: Pasolini con le sue movenze da sirtako, con delle prodezze che ricordavano il miglior Pascutti, aveva restituito (involontariamente) alla realtà quel set da loro costituito. Vinse Bertolucci, 5-2. Pasolini era arrabbiato ma contento, come Leopardi quando vide Didimi: aveva ritrovato un amico, e aveva rotto il chiaroscuro del mondo cinematografico italiano almeno per un’ora.

 

L’ineffabile potere liberatorio di un pallone

 

Le immagini di quella partita sono stati raccontate da due bravi documentaristi: Alessandro Scillitani e Alessandro di Nuzzo. Centoventi contro Novecento, così si chiama il docufilm, racconta di quegli attimi, concitati ed ipnotici. E quei frame sono così concitati ed ipnotici proprio perché hanno rotto l’incantesimo del cinema, creando un set involontario dove l’immagine è finalmente restituita alla realtà. Dove le movenze di Pasolini e i gol dei Novecento simboleggiano un momento di alto cinema, di vero cinema.

 

Non c’era tecnica ma l’aspetto commovente, liberatorio, della partita sta proprio in questo: liberarsi dell’anarchia dell’ordine. Ecco il merito del documentario, aver restituito quello che probabilmente era lo spirito e l’intento di Pasolini. Certamente era una partitella, tuttavia aveva rotto gli schemi imposti dal cinema trovando nuovi orizzonti meta sportivi e una sua extraordinarietà (Bene docet). C’erano due squadre in quella partita che non scherzavano in modo adulto ma giocavano in modo bambino. PPP forse il più bambino di tutti, si divertiva, a dispetto della macchina da presa, rincorrendo la palla, facendo prodezze.

“Ho fatto nove film con lui e mentre si girava, ad ogni pausa, Pier Paolo spegneva la cinepresa e accendeva una partitella. Rinunciava a qualsiasi impegno se c’era la possibilità di andare a giocare” (così ricorda Ninetto Davoli)

Il giocare fa parte a pieno titolo di una vera partita di calcio, che entra in contrasto con le risibili goleade odierne, oppio per i più. Non ci sono oggi goleador che giocano, ci sono goleador che scherzano, vittime di quell’anarchia dell’ordine che ingloba, come il cinema o meglio un certo tipo di cinema. Eupalla può fare quindi da contrasto a quel cinema strano, che ingloba, che ingabbia, che non rompe gli schemi giocando. Sosteneva J.Luc Godard , «Il cinema è il contrario della cultura»: in questo caso si, perché il cinema di paccottiglia è stato esautorato.

 

Non esiste soltanto l’eu-palla quindi ma sicuramente anche l’eu-cinema, perché nel bene e nel bello c’è poesia (a detta di molti post-socratici). Il cinema e il calcio si esautorano a vicenda, riacquistando una natura bambina, facendo passare per poesia pura anche un semplice passaggio. La poesia nel cinema e nel calcio rompe le gabbie esistenziali, colorando la nostra esistenza in contrasto con – l’altrettanto nostro – chiaroscuro esistenziale. Del resto Pasolini era solito dire: «per me il più grande poeta è il capocannoniere».

 

Promozioni

Con almeno due libri acquistati, un manifesto in omaggio

Spedizione gratuita per ordini superiori a 50€

Ti potrebbe interessare

Interviste
Alberto Fabbri
9 Aprile 2022

Stenio Solinas: la corrida, il calcio, la vita

La giovinezza è uno stato dell'anima, e dello sport.
Cultura
Alberto Fabbri
5 Marzo 2022

Pasolini, il calcio e la vita

Il pallone è un linguaggio che riassume l'esistenza.
Cultura
Andrea Mainente
10 Febbraio 2022

Vittorio Sereni e il fantasma nerazzurro

Un amore dolce e intenso come pochi, consumato a San Siro.
Papelitos
Gianluca Palamidessi
22 Dicembre 2021

Elogio del sercio, il pallone di una volta

Quanti chili pesava la sfera della nostra scuola calcio?
Papelitos
Valerio Santori
8 Novembre 2021

Sogno un Lautaro con capelli lunghi e scompigliati

In nome delle radici sudamericane, e della divinità delle punte.
Cultura
Andrea Mainente
7 Ottobre 2021

Alfonso Gatto, un poeta allo stadio

Vita, calcio e ciclismo come un'unica testimonianza d'amore.
Ritratti
Marco Metelli
29 Agosto 2021

Enzo Maresca il saggio

Un allenatore da seguire.
Cultura
Sergio Taccone
20 Luglio 2021

Osvaldo Soriano, del San Lorenzo

Il fútbol come riassunto dell'esistenza.
Motori
Andrea Antonioli
15 Febbraio 2021

Un direttore operaio, anarchico e conservatore

Chiacchierata d'altri tempi (e in libertà) con Italo Cucci.
Recensioni
Fabrizio Naldoni
14 Ottobre 2020

Il caso Pantani, l’omicidio di un campione

Per l'atleta straordinario e per l'uomo venuto dal mare.
Tennis
Guido Dell'Omo
23 Agosto 2020

Match Point, o dell’essenza della vita

Il tennis e l'esistenza secondo Woody Allen: un intreccio di Fortuna e Volontà.
Calcio
Marco Armocida
16 Luglio 2020

Le tre partite più belle del calcio italiano

Fantozzi, Salvatores e Aldo, Giovanni e Giacomo: il calcio come essenza italiana.
Ritratti
Lorenzo Ottone
14 Giugno 2020

Alberto Sordi e la Roma, tra amore e conflitto

Esporre la propria fede, ma solo sul grande schermo.
Cultura
Rudy Galetti
28 Maggio 2020

Ugo Tognazzi e il Milan, il Diavolo per le palle

Un amore mai nascosto per i colori rossoneri, iniziato con un battesimo singolare.
Recensioni
Annibale Gagliani
2 Aprile 2020

Giovanissimi di Forgione è un inno alla vita

Nel nuovo romanzo dello scrittore partenopeo il calcio e Napoli giocano un ruolo fondamentale.
Recensioni
Francesco Valerio Tommasi
15 Marzo 2020

Cosa accade quando un teologo s’interroga sul calcio?

Perché bisogna leggere la Filosofia del calcio di Bernhard Welte.
Recensioni
Giacomo Cunial
20 Novembre 2019

Le Mans ’66 – La grande sfida

Il film di James Mangold è pura epica contemporanea.
Recensioni
Luigi Fattore
3 Luglio 2019

Storia d’Italia ai tempi del pallone

Un album dei ricordi, tra le parole di Darwin Pastorin e le illustrazioni di Andrea Bozzo, che recupera il lettore a una dimensione pallonara sconosciuta al mondo di oggi.
Altro
La Redazione
28 Giugno 2019

Lo spirito sportivo

Maestri, Episodio IX: George Orwell.
Storie
Ugo D'Elia
25 Giugno 2019

Carmelo Bene, il calcio come fenomeno estetico

Carmelo Bene del calcio amava soprattutto l'estetica, intesa nel senso etimologico e greco del termine.
Altro
La Redazione
14 Giugno 2019

Il rigore più lungo del mondo

Maestri, Episodio VIII: Osvaldo Soriano.
Altro
La Redazione
7 Giugno 2019

La telecrazia

Maestri, Episodio VII: Eduardo Galeano.
Altro
La Redazione
29 Maggio 2019

La gallina dalle uova d’oro

Maestri, Episodio VI: Massimo Fini.
Altro
La Redazione
24 Maggio 2019

I misteri del golf

Maestri, Episodio V: Dino Buzzati.
Altro
La Redazione
17 Maggio 2019

Il più bel gioco del mondo

Maestri, Episodio IV: Gianni Brera.
Altro
La Redazione
19 Aprile 2019

Un rituale espiatorio

Maestri, Episodio III: Marc Augé.
Recensioni
Lorenzo Santucci
15 Aprile 2019

Il tifo è una malattia giovanile che dura tutta la vita

Il Pasolino calciofilo, calciatore e amante dello sport più bello del mondo. L'opera di Curcio diventa essenziale nelle nostre biblioteche sportive.
Altro
La Redazione
5 Aprile 2019

Il pallone come terapia

Maestri, Episodio I: Pier Paolo Pasolini.
Editoriali
Andrea Antonioli
7 Gennaio 2019

Se questi sono ultras

Le curve rischiano di morire di criminalità.
Recensioni
Alberto Fabbri
7 Agosto 2018

Il presidente del Borgorosso Football Club

Una commedia semplice, spontanea ed ingenua come l'animo del tifoso, eppure tremendamente attuale. 
Ritratti
Nicola Ventura
12 Gennaio 2018

Carlo Pedersoli

Da olimpionico a leggenda del cinema popolare.
Recensioni
Simone Morichini
24 Dicembre 2017

Il goal più bello è stato un passaggio

Il libro del filosofo francese Jean-Claude Michéa ripercorre le fasi del calcio: da sport delle élite a sport popolare, per diventare infine uno strumento nelle mani del capitalismo finanziario e globale.
Interviste
Federico Corona
25 Novembre 2017

Lo sguardo di Marco Bucciantini

Come unire nel profondo calcio e poetica.
Recensioni
Gezim Qadraku
1 Luglio 2017

Jimmy Grimble

Quando tifare il Manchester City era una questione d’amore.
Recensioni
La Redazione
8 Marzo 2017

Un calciatore mancato

Calcio
Lorenzo Cafarchio
26 Novembre 2016

Éric Cantona, abbattiamo il sistema!

Apologia di Re Eric. Dalla Gallia, alla conquista di Albione.
Editoriali
Sebastiano Caputo
10 Novembre 2016

La prima rivista sportiva per gentiluomini

Signore e Signori, nasce "Contrasti", finalmente.
Recensioni
Andrea Antonioli
9 Novembre 2016

L’atto, non l’azione

Recensioni
Andrea Antonioli
9 Novembre 2016

PPP non aveva paura di parlare di calcio

Ritratti
Riccardo Nicolini
9 Novembre 2016

Sòcrates, la via calcistica al socialismo

La democracia corinthiana e il valore della politica, in senso lato.
Storie
Sebastiano Caputo
6 Novembre 2016

Confessioni di un allenatore mancato

A passeggio con Massimo Fini nella bella e grigia Milano alla ricerca del calcio nazional-popolare detestato dagli str*** in tribuna d'onore.