Motori
29 Marzo 2026

Se i piloti si ribellano

In Formula Uno c'è ancora speranza.

A Bologna le campane suonano ancora a festa. E in tutta Italia. Kimi Antonelli vince, anzi rivince, stavolta in un tempio della velocità, quella Suzuka che ha visto scrivere pagine di storia della Formula 1. Toglie sicurezze al più esperto e principesco compagno George Russell che ora deve seriamente preoccuparsi per il resto del campionato. L’Italia torna ad avere non solo un pilota sul tetto del mondo dei motori, ma anche un serio contendente al titolo.



Dietro al talento nostrano che trionfa nel Sol Levante, però, la Formula 1 continua a svelare – stavolta definitivamente – le crepe strutturali più profonde di un sistema basato troppo sull’intrattenimento, ovvero il nuovo regolamento tecnico. Toto Wolff si era sbilanciato a inizio stagione, profetizzando e difendendo d’ufficio la ratio delle nuove regole, neanche l’avesse scritte lui, un’evoluzione verso il “racing puro”.

La realtà vista fino ad oggi, in particolare a Suzuka, racconta l’esatto opposto: un feticismo ingegneristico e commerciale che sta declassando i piloti a gestori dell’energia elettrica, impotenti di fronte al calo di velocità alle alte prestazioni (si parla di quasi 90km/h in alcuni casi come l’Alpine nelle prove) e la conseguente scomparsa delle curve veloci, del limite, del coraggio. A discapito dello spettacolo, quello puro, e anche della sicurezza. Negli abitacoli delle monoposto si consuma una battaglia silenziosa e frustrante: quando addirittura Lando Norris ammette apertamente che “fa male all’anima” veder crollare la propria velocità di ben 56 km/h in pieno rettilineo perché il sistema ibrido ha finito l’energia.

“Che gara a Suzuka, eh?” commenta Norris a fine gara: “La migliore che abbia mai visto. La verità è che non importa ciò che i piloti dicono, per la F1 i fan devono divertirsi”, come riporta HammerTime.

È una frustrazione strutturale che lega il portacolori McLaren al pilota totale di questa epoca, Max Verstappen, escluso nel Q2 e infuriato per una vettura definita “imprevedibile e inguidabile”, totalmente distante da ciò che dovrebbe essere una macchina da corsa.



Sono una sentenza le parole citate da Autosport:

“Ora qualcuno ritiene che a me non piaccia (questa F1, ndr) perché mi manca una monoposto vincente. Se qualcuno la vede così, sappia che io la vedo in ben altro modo. Certo, cerco di adattarmi, ma il modo in cui si è costretti a correre non è piacevole. È davvero controproducente per la guida. Non è quello che voglio fare.”

E ancora:

“La puoi guardare e guadagnare un sacco di soldi. Bellissimo. Ma alla fine dei conti non si tratta di questo, perché la Formula Uno è sempre stata una passione.”

Alla commedia si aggiunge la farsa quando Max saluta sarcasticamente Pierre Gasly in rettilineo dopo essere stato sorpassato. Se gli ultimi campioni del mondo in carica, molto diversi tra loro, parlano in questo modo, non è da meno Charles Leclerc, perennemente frustrato nei team radio dell’impossibilità di fare la differenza andando prima sul gas in uscita di curva, perdendo poi tutto in rettilineo col motore che si “spegne”. Poco da aggiungere. Se la guida diventa un tale esercizio alienante e soprattutto i piloti non possono fare la differenza, non sono messi nelle condizioni di spingere e spingersi al limite, significa che il regolamento ha fallito la sua missione.

Forse le parole più importanti e ordinate le ha messe giù un sempre diplomatico Carlos Sainz Jr, che stavolta è stato netto: “I sorpassi sono superamenti da autostrada, dove premi il tasto del boost e passi. Queste regole hanno troppe lacune, da Miami devono cambiare.”

In più a Suzuka è emerso il tema di una grave pericolosità delle nuove dinamiche di pista, il cosiddetto superclipping. L’incidente di Oliver Bearman alla curva Spoon, complice anche una manovra da strappo di licenza di Franco Colapinto, nato però dall’improvviso rallentamento in rettilineo delle monoposto, è un precedente definitivo. L’impatto a 50G ha avuto conseguenze fortunatamente non gravi per il pilota Haas ma ha segnato il problema e la tragicità di questa F1.

Il CEO di Liberty Media Stefano Domenicali nei giorni precedenti si era espresso per calmare le acque, ricordando che questo “mondo incredibile” sta permettendo a tutto l’ambiente di crescere economicamente. L’emiliano ex ferrarista ha lasciato aperta la porta a piccoli correttivi futuri da parte della F1 Commission, ma l’impressione è che si tratti solo dell’inizio.

Se i piloti oggi si ribellano, non lo fanno per capriccio, non per passatismo, come spesso vengono etichettati coloro che provano a criticare questa deriva tecnocratica del Motorsport, ma perché sentono che la tecnica sta definitivamente soffocando la componente umana. E senza l’uomo, non c’è sport, non c’è spettacolo e checché ne dicano gli americani, non c’è profitto.

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