Papelitos
07 Febbraio 2025

L'inganno del Sinigaglia

La retorica patinata non può nascondere uno stadio ad oggi imbarazzante.

Bisogna ammettere che il tempo passa con grande dolcezza per Keira Knightley. E che vederla esultare al gol di Gabrielloni la avvicina all’immaginario di noi tifosi, rinverdendo nella memoria il simpatico “Sognando Beckham”. Allo stesso tempo va riconosciuto che lo stadio Sinigaglia di Como sorga su uno dei panorami più suggestivi della nostra benedetta terra e che, letteralmente, dal settore ospiti ci si possa bagnare i piedi nelle acque letterarie, proprio sotto alla torre razionalista.

Lo stadio più bello del mondo, perché collocato nel posto più bello del mondo”, per citare Gianni Brera.

Però, il forestiero sa anche che la stessa porzione di stadio è per metà inagibile, una condizione ai più ignota e celata dalla scintillante prospettiva televisiva. Una parte per il tutto che rivela una verità inconfessabile: il campo è imbarazzante, ed inammissibile per la massima serie.

Che la serie A si sia già giocata in impianti inadeguati, non ce ne vogliamo gli storici ed epici Rigamonti o Matusa, oppure costruiti con il meccano (vedi Cagliari), non è un mistero. Quello che non riusciamo a digerire però è la retorica patinata, scintillante, tra volti noti e stelle dello spettacolo, che ammanta la narrazione riguardo il Sinigaglia. Gli stessi lariani oggi tifano su una curva costruita con di tubi di ferro e lamiere, mentre in estate sui distinti sono stati poggiati nuovi seggiolini a favore di telecamere. Ed è meglio sorvolare sul tema della capienza, di poco superiore ai 10.000 posti – sul sito della Serie A c’è scritto 13.602, in realtà son circa 10.500.

Viene da domandarsi se ad una proprietà meno fascinosa e munifica (i fratelli indonesiani Hartono) sarebbe stato consentito di giocare in uno stadio che versa in simili condizioni. D’altronde è ormai famoso il rilancio del calcio a Como come volano per l’economia locale, soprattutto a beneficio di un turismo danaroso. Nulla di illecito a dire il vero, anzi, ma ci sembra che il giornalismo, quanto meno a livello nazionale, difetti di spirito di critico sulla questione.



Ad ogni modo, forse più per decenza che per dimenticanza, sul sito del club non si spende nemmeno una parola sull’impianto, mentre quello della Serie A fino a poco tempo fa pubblicava un’immagine della tribuna dello stadio “Grande Torino” nella sezione dedicata al Sinigaglia – da qualche giorno, per fortuna, ha corretto il tiro.

Ci permettiamo questo sfogo, allora, con la coscienza pulita degli appassionati. E per carità, Dio ce ne scambi da stadi postmoderni con scanner del volto e più telecamere che tifosi. Ma non possiamo nemmeno accettare di crogiolarci in quella retorica di disagio nostrano, che tanto appare esotico ed interessante ai turisti nordici. “In un paese che alla manutenzione preferisce l’inaugurazione” chiediamo rispetto per gli stadi storici, quale il Sinigaglia.

Istituzioni locali e nazionali, club comasco, Trump o Xi Jinping, non sappiamo a chi appellarci, ma non possiamo ignorare il tema: i comaschi (innanzitutto) meritano uno stadio degno di questo nome. E proprio in questi giorni è stata presentata una proposta di progetto per il nuovo Giuseppe Sinigaglia, che dovrà essere ristrutturato e ammodernato. Chi vivrà vedrà. Nel frattempo, la prossima volta che inquadrate Keira Knightley, per quanto ci possa dispiacere, provate anche a girare la telecamera e a mostrare l’altro volto (assai meno affascinante) dello stadio Sinigaglia.


Immagine di copertina via Wikipedia


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