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Interviste
26 Settembre

Sulla strada puoi morire ma non invecchi mai

Domenico Rocca

30 articoli
Oscar degli Statuto ha analizzato con noi la condizione odierna delle sottoculture giovanili: dai mods ai casual, passando per gli ultras, qual è stato il passato e quale sarà il futuro.

Le strade sono spoglie. Già da tempo in Europa le sottoculture tradizionali sono sfumate progressivamente per lasciar spazio a culture metropolitane con caratteristiche diverse e per certi versi opposte. La materia prima, i giovani, sono sempre meno. L’epoca virtuale dei social non ha fatto altro che ampliare una crisi già esistente. Abbiamo analizzato queste ed altre tematiche con Oscar, mod di vecchia data e cantante degli Statuto, un veterano delle strade ed un conoscitore di culture underground.


«Il giovane è divenuto merce pregiata»’, diceva il grande sociologo ed antropologo Valerio Marchi. Una delle principali geremiadi di questi ultimi decenni è che i giovani sono sempre meno, ridotti ormai ad un’esigua minoranza, importante per i consumi ma pur sempre minoranza.

Questa è la premessa necessaria per analizzare le motivazioni che spingono, a tuo parere, la gioventù attuale ad allontanarsi da ogni qual forma di sottocultura (intesa nei suoi tratti tipici), identificandosi quasi totalmente in un unico grande agglomerato quale il mondo virtuale. È solo a causa del progresso tecnologico, di un benessere più diffuso, o si sta realmente perdendo la capacità e la volontà di condividere fisicamente esperienze, ideali, battaglie? 

Il punto di vista di Valerio è corretto. Già all’epoca dell’uscita del libro (2004) la società stava invecchiando. C’è oltretutto un importante appagamento che viene dalla comunicazione virtuale che ha proprio deformato la quotidianità, qualunque azione uno compia è già prospettata a quando e come verrà pubblicata sui social, quindi un condizionamento assurdo che cambia quello che è il comportamento giovanile rispetto ad anni fa. L’individualismo c’è sempre stato, adesso forse molto di più. La massificazione non è mai cambiata, c’è forse meno curiosità. Il fatto che per le strade non si incontrino più persone che facciano veramente parte di una giungla urbana culturale – un tempo a Torino potevi trovare a seconda del luogo gruppi ben identificati in una determinata cultura underground (il che ha lati positivi e negativi) – ha ridotto tuttavia la proposta spontanea della strada in maniera notevole.

Delineaci un breve spaccato della Torino anni 80’, fucina di culture underground e movimenti giovanili. Nella tua città, come nel resto dell’Italia, la forte politicizzazione ha in qualche modo condizionato o differenziato gli approcci dei giovani alle sottoculture ed allo sviluppo delle stesse?

A Torino è stata presente una forte politicizzazione, ma meno rispetto a piazze come Roma o Milano. La parte legata all’estrema destra è stata sempre marginale rispetto all’opposta fazione e quindi non c’è mai stato un vero e proprio problema di scontri politici o di zone rosse più che nere. Non possiamo dire non abbia influito sulle sottoculture presenti, ma decisamente meno rispetto ad altri contesti dove lo scontro si è protratto anche successivamente agli anni di piombo. Ciò non toglie che Torino fosse una città dove la tensione urbana è sempre stata alta, poiché era un polo dormitorio, nato, cresciuto e sviluppato a servizio della Fiat.

Tutto era propedeutico a far si che la gente andasse a lavorare rispettando i turni, pochi locali e poco divertimento. Tuttavia, quest’alienazione favoriva la necessità di crearsi qualcosa, quindi la creatività o la genialità più che in altri posti è stata un fattore essenziale che ha portato alla nascita di realtà metropolitane legate alla musica, all’arte. Questo è stato un punto di partenza che ha fatto si che a Torino si sviluppassero dei movimenti underground prima rispetto ad altri contesti più popolati. Torino era una città industriale, dove per gli spazi bisognava lottare, come per difenderli. Ecco perché noi abbiamo avuto la fama di mods ‘’cattivi’’, proprio perché sentivamo l’esigenza di dover difendere anche con la violenza i nostri spazi e la nostra identità.

Mods non è politica, è impegno nel sociale. Anni fa per esempio gli Statuto decisero di devolvere tutti i proventi dai diritti siae della raccolta ‘’i campioni siamo noi’’ al fondo per cassintegrati e licenziati di Mirafiori. Come, all’interno di un contesto partitico come il panorama politico italiano, un movimento o una sottocultura può farsi portatrice di determinati valori?

Per quanto riguarda la cultura della quale faccio parte, quella mods, ha dei valori veramente spontanei, ed arrivano prima di qualsiasi appartenenza politica, dal momento che già dalle origini la prerogativa era fondere caratteristiche, espressioni artistico-sociali ed estetiche provenienti da tutto il mondo. Adesso si parla di multietnicità, ma per i mods è un valore naturale sin dalla fine degli anni 50. Il fatto di ascoltare musica afroamericana o jamaicana, vestirsi con stile italiano ed andare su scooter italiani, oppure i tagli di capelli alla francese, avere una visione globale insomma. Nella realtà italiana ci sono state varie deformazioni e male interpretazioni, è capitato con gli skinhead e così via. Insomma, il discorso delle teste rasate e le classiche solite menate sui segni che contraddistinguono uno schieramento politico, che tanto son piaciute al popolo freak.

Gli Statuto nel 1983. La rabbia e lo stile continuano ancora oggi, non scalfiti dal tempo.

La caratteristica principale di alcune tra le più importanti sottoculture è quella di rappresentare, almeno     inizialmente, i ceti proletari ed economicamente inferiori. Quanto pensi possa aver condizionato nel corso degli anni la progressiva venuta meno di queste accezioni originarie?

Parlando di mods, sono certo che un mod ricco non abbia senso d’essere. Perché la voglia di emergere ed affermarsi come individuo, non per quello che si ha ma per quello che si è, risulta fondamentale per lo spirito mods. Certo, avendo tanta disponibilità economica si è in grado di acquistare i capi più pregiati, gli accessori più esclusivi, ma allo stesso tempo si può non avere nessuna utilità sociale.

Quella ultras è la cultura conflittuale giovanile più longeva e di massa che l’Italia abbia mai visto nascere. Le curve hanno da sempre rappresentato una zona franca, un crogiolo di gruppi tra cui mods, skinhead, sharp e via dicendo. La presenza all’interno di questo macro-universo ultras di questo micro-mondo di sottoculture ne ha favorito la loro crescita e percezione nel tessuto sociale, o ha rischiato che le stesse venissero percepite esclusivamente come pratiche domenicali, lontane da concetti culturali più ampli?

La cultura mods per esempio presuppone uno stile di vita out-line, quindi anche all’interno dello stadio è difficile che un mod come uno skin possano sedere accanto al tifoso che prende posto in tribuna. Partecipare attivamente al tifo è una caratteristica di quei mods appassionati di calcio, che sono comunque una parte ridotta. Tutto ciò sin dal periodo in cui vi è stata la grossa diffusione del movimento ultras, quindi anni 80. Il pericolo è che essendo nomi catalogabili (mods-commando-fedayn ecc) la parola mods venga associata ad un semplice gruppo ultras, questo in Italia è successo qualche volta.

Tra tutti i mods bologna, che hanno usato ‘’impropriamente’’ il nome mods, ma non lo sono assolutamente, hanno addirittura posizioni politiche antitetiche alle nostre. Se qualcuno avesse mai pensato che i mods fossero quelli, allora si, l’immagine può essere stata leggermente danneggiata. Al di là del danno ‘’politico’’, anche dal punto di vista simbolico, le immagini con snoopy non c’entrano nulla con il mondo mod. A Torino la questione è stata diversa, sia a livello estetico che comportamentale. Si è sempre cercato di preservare ed onorare i caratteri originari, così come in altre città dove sono nati diversi gruppi credibili. Non è mai, tuttavia, stato un fenomeno di massa, anche perché proprio per natura i mods non possono essere tali.

Mods Torino nel vecchio Delle Alpi in occasione di un incontro tra Torino e Rimini nel 2006. Oggi il gruppo occupa la curva primavera nello stadio Olimpico di Torino.

Una sottocultura succeduta in Gran Bretagna a mods e skinhead è quella casual, che rappresenta forse l’ultima trasformazione dell’hooliganismo made in UK. Cosa ne pensi e come consideri la diffusione in Italia e la successiva trasformazione in un progetto distorto da quello originario?

Quando il panorama casual si sviluppò in Inghilterra aveva delle motivazioni ben precise, era un’idea vincente ed inconsapevole, i primi casual non sapevano di essere tali. In Italia arrivò tanti anni dopo, già questo crea alcune differenze. Portare uno striscione con scritto ‘’casual’’ è un bel paradosso. Detto ciò i ragazzi che hanno questo tipo d’approccio, che vestono in questo modo li vedo in senso positivo, perché comunque a differenza di tutta la ‘’tamarreria’’ che affolla le strade – i vari fricchettoni che ci tocca vedere – vi è quantomeno una leggera ricerca nel vestiario ed un minimo di riferimenti estetici. Tuttavia, bisogna riconoscere che i ragazzi che vestono casual negli stadi oggi sono talvolta quelli più facilmente individuabili. In questo momento di forte repressione rispetto molto i ragazzini che si avvicinano al mondo ultras, un tempo era più facile per noi rispetto ad oggi.

Sappiamo che sei un grande tifoso del Toro, in curva primavera il tuo striscione Mods è sempre presente sulle balaustre. Cosa ne pensi di questo calcio, delle derive elitarie che lo investono. Si può decretare chiuso il capitolo targato ‘’Calcio: fenomeno collettivo e di aggregazione popolare?’’

No, da un punto di vista non si può, perché ancora oggi il calcio ha talmente un fascino ed un’importanza nella quotidianità delle persone che non potrà essere sconfitto così facilmente. Io per primo, lucidamente, mi rendo conto che il calcio non ha più i caratteri dei quali mi sono appassionato, ma come me tante persone non riescono a rinunciare a seguire la propria squadra del cuore ed ha tutto ciò che ne consegue. Oggi tutto è stato deformato, ed in tutto ciò hanno pagato esclusivamente i tifosi, il calcio è schiavo delle televisioni e persino il rito domenicale è stato abbattuto.

La partita la domenica, a livello socioculturale, era un appuntamento fondamentale. Così come le trasferte, così come l’ingresso di tamburi o materiale pirotecnico. Per non parlare delle strutture, nel nostro paese ci sono ancora stadi fatiscenti e settori ospiti\lager. Gli scontri ci sono sempre stati e penso ci saranno a prescindere dalle misure di sicurezza.Alcune forme di arresto e di Daspo sono poi inaccettabili, soltanto nel mondo del tifo un soggetto viene diffidato prima di essere processato e con il decreto sicurezza bis queste pene verranno attuate anche nella sfera urbana. Valerio Marchi diceva: ‘’Prima gli ultrà, domani tutta la città’’. Ci aveva visto lungo. Ed infatti adesso lo stiamo constatando.

Torniamo all’aspetto originario di sottoculture mods e skinhead. La vostra linea ed i vostri ideali si basano su un concetto di non omologazione e di libertà da consumismo e mode. Come si può conciliare questo con caratteri determinanti delle stesse sottoculture come la brandizzazione dell’immaginario e la ricerca del marchio?

Il fatto che i mods indossino determinati marchi è legato alle origini. Nella storia si sono poi innescati processi che hanno fatto che si che gli stessi marchi aumentassero notevolmente di prezzo. Noi li indossiamo con una diversa consapevolezza. Fred Perry, per esempio, era un tennista ebreo che ad inizio anni 60 mise in circolazione i suoi capi ad un prezzo molto basso per l’Inghilterra, ed i mods furono i primi ad indossarli per distanziarsi da quella che era l’immagine adulta pur mantenendo un capo elegante.

Simile con i jeans che furono indossati per distinguersi da rockers che indossavano Roy Rogers o Wrangler che erano molto più costosi. I Levi’s erano ad un prezzo bassissimo, messi in circolazione in Europa proprio per i giovani che li apprezzavano soprattutto per i caratteri estetici, che è importantissimo. Da lì in poi la storia della Lonsdale, una nota palestra antirazzista di Londra, e via dicendo. Fino a qualche anno fa il marchio era sulla schiena e sul petto di un sacco di tamarri che non sapevano assolutamente cosa fosse. Non è colpa nostra è la società, un conto è indossarli con cultura ed un altro è indossarli per moda.

Il film culto del genere, Quadrophenia, rappresentò il punto di partenza per l’avvicinamento di molti giovani al concetto di sottocultura, specie quella mods.

Molti, in controtendenza con il concetto di ‘’crisi delle sottoculture’’, ne vedono invece in quella Hipster un chiaro esempio, con determinati tratti estetici nel vestiario, una connotazione musicale definita. Noi non siamo d’accordo e ci chiediamo quali caratteri, a questa come ad altre moderne culture underground, mancano per essere definite vere e proprie sottoculture?

Credo semplicemente ci sia un forte riferimento alla parte estetica, più concentrata sui segni di riconoscimento che di ricerca. Ma è palese il fatto che non ci sia una filosofia ed una parte ideologica che possa darne un certo spessore. Il che è sempre stato alla base di ogni sottocultura.

Come stanno oggi le sottoculture in Italia, tra mods e skinhead c’è stato un ricambio generazionale?

Questo è un momento in cui c’è stato, anche per via dei social, un grande ritorno di mods di vecchia data che si erano ‘’persi per strada’’. Ciò dovuto al fatto che non ci sono più quelle grosse tensioni o scontri che avevano contribuito all’allontanamento di molti. In Italia in misura minore rispetto che in Gran Bretagna, dove invece è considerevole. Vengono proprio definiti come ‘’Comedy mods’’, proprio per via del fatto che sono stati alla finestra ad osservare, ed oggi sono tornati. Questi però hanno tutti 50-55 anni circa, e quando i più giovani (che per fortuna ci sono) vanno ad una qualche serata o raduno e vedono questi mods con l’età dei loro padri, si sentono inevitabilmente fuori luogo.

Per far si che questo non avvenga la priorità dev’essere per coloro i quali si sta avvicinando. I migliori mods sono quelli che ancora non lo sanno. Per far si che in Italia i giovani si avvicinino si dovrebbe cercare di portare artisti che possano fungere da stimolo, la musica può essere un catalizzatore. Qualcosa sta succedendo con gruppi musicali come ‘’The spitfires’’ o ‘’subCulture’’ che sono giovanissimi mods seguiti da un pubblico altrettanto giovane. Qui in Italia ci sono gruppi mods, ma si tratta di artisti della nostra età, sarebbe bello se ce ne fosse qualcuno giovane, che seguisse il nostro stile. Noi da sempre come ‘’Statuto’’ abbiamo avuto come priorità quella di far sapere che i mods esistono e di far sapere il nostro stile di vita attraverso la musica.

Cosa consiglieresti ad un giovane che si avvicina ad una sottocultura come il modernismo?

Noi non arriviamo attraverso le pubblicità o le campagne media sul vestiario, sulla musica e sulla cultura, quindi se qualcuno si avvicina lo fa perché è nata già una qualche scintilla, un qualche interesse. Direi al giovane di avere molta più curiosità di quella che hanno adesso, di essere meno passivi e non pensare che non ci sia nulla da fare. Non è un bel momento, non è bello a mio avviso avere vent’anni in questo periodo storico, però avere vent’anni è comunque un patrimonio che deve essere speso bene.

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