Carrello vuoto
Andrea Antonioli
7 Gennaio 2019

Se questi sono ultras

Andrea Antonioli

79 articoli
Le curve rischiano di morire di criminalità.

Il calcio è della gente, si sente spesso ripetere secondo un ritornello abusato che, come tutte le frasi fatte, vuol dire poco e niente. Si intende però che il calcio nella sua essenza appartiene ai tifosi, in quanto nasce e prospera per loro merito. Pù volte abbiamo ribadito questo concetto, concentrandoci da sempre sul pallone come fenomeno sociale piuttosto che come show o entertainment. Più volte ne abbiamo evidenziato gli aspetti profondamente umani come l’appartenenza e la rappresentanza, lo schierarsi e anche le modalità guerresche, la comunità e l’unione.

E ancora più in là, tante e tante volte abbiamo preso posizione “in difesa” degli ultras sui quali mediaticamente si spara a prescindere, in una caccia alle streghe che si presta ad interessi maggiori, e che trova in questi ultimi il capro espiatorio perfetto. Tuttavia noi siamo nati per interpretare i fatti, per provare ad essere una voce originale e fuori dal coro. E allora sul tema non possiamo farci invischiare nella dicotomia delle opposte fazioni, tra chi vuole stadi-teatro con prezzi alle stelle e chi porta avanti pregiudizialmente la linea giustificazionista, per cui gli ultras sarebbero gli ultimi interpreti rimasti dell’autenticità, vittime di una immotivata e soffocante repressione.

Dobbiamo allora necessariamente distinguere, soprattutto di questi tempi, il “Che cosa” dal “Chi”. Il che cosa riguarda il tifo, la nascita del movimento e i suoi primi passi, e ci trasporta in una visione del mondo estremamente affascinante che si traduce in forme estreme di supporto e sostegno alla squadra; gli ultras nascono con obiettivi nobili e con un codice di leggi non scritte, e per decenni nel nostro Paese (così campanilistico) hanno colorato gli stadi di tutta la penisola rimettendoci in soldi e salute, e rendendo il calcio ogni settimana un po’ più vivo.

Ultras del Cosenza negli anni ’80

Il Che cosa però in fondo è determinato dal Chi, ed è su questo che ci dobbiamo interrogare se non vogliamo cadere nella propaganda degli “opposti estremismi” (stadi-teatro o ultras vittime). La tesi di base di Valerio Marchi – sociologo, studioso di movimenti giovanili e ultras, e anche autore di diversi libri sul tema – è che le curve siano una cartina di tornasole delle società: condividiamo in pieno questa idea e allora, per quanto riguarda i settori più caldi del tifo, non possiamo sottovalutare il mutamento antropologico che si è verificato in Italia negli ultimi decenni.

Era circa la metà degli anni ’70 quando il movimento ultras in Italia si stava affermando e Pier Paolo Pasolini, poco prima di morire, proponeva le sue letture tanto lucide quanto strazianti dei profondi cambiamenti verificatisi nel popolo italiano (soprattutto nei proletari e nei sottoproletari, che abbandonavano le proprie tradizioni – e la propria stessa classe sociale – per votarsi interamente alla “civiltà” dei consumi fino ad estinguersi).

“È cambiato il «modo di produzione» (enorme quantità, beni superflui, funzione edonistica). Ma la produzione non produce solo merce, produce insieme rapporti sociali, umanità. Il «nuovo modo di produzione» ha prodotto dunque una nuova umanità, ossia una «nuova cultura»: modificando antropologicamente l’uomo, nella fattispecie l’italiano”.

(Pier Paolo Pasolini, «Corriere della Sera», 30 Ottobre 1975

Dicevamo lucidi e strazianti perché fa impressione riprendere gli estratti pasoliniani: proprio negli anni in cui tanti intellettuali progressisti discorrevano di concetti vuoti ed astratti, del Che cosa – inaugurando una spaccatura che è poi esplosa ai giorni nostri, per cui gli intellettuali sono diventati una retroguardia conservatrice –, Pasolini urlava solo contro tutti (o quasi) di concentrarsi sul Chi, sui nuovi volti sempre più cattivi dei sottoproletari romani, sugli efferati reati in aumento nelle borgate, sulla crudeltà che iniziava a dilagare, diventando la regola e non più l’eccezione.

Guardando gli ultras di oggi è difficile non ripensare a Pasolini, a quegli articoli disperati, a quegli appelli lanciati e strillati, ma caduti nel vuoto. Guardando troppi ultras di oggi è difficile non vedere dei para-criminali senza retroterra, vittime non della repressione del sistema ma del tardo-capitalismo, che ha generato mostri.

A proposito di sparare sulla croce rossa, in effetti…

Ai giorni nostri sono molti “ultras” i primi ad aver tradito la propria “missione” o il proprio codice: non intendiamo fare i perbenisti, e dunque non ci riferiamo certo alla violenza in sé o allo scontro, che è un aspetto imprescindibile del movimento (anche se, ci permettiamo di aggiungere, a determinate condizioni, insomma secondo delle regole non scritte ma note a tutti).

Parliamo invece della corruzione, di legami sempre più stretti con le società che diventano occasione di facili guadagni – leggasi bagarinaggio – ma soprattutto delle infiltrazioni mafiose e criminali che sono diventate la norma e non più l’eccezione. Tutti noi abbiamo visto l’inchiesta di Report, che ci ha portato all’interno della curva bianconera, diventata terra (desertica) di conquista di ‘ndrangheta e mafia. Ma potremmo citare tanti altri casi in cui i padroni della curva sfruttano e prosciugano l’immaginario ultras per piegarlo ai propri interessi.

“Ma la regola riguardante la massa, cioè i milioni di giovani italiani, è la regola della degradazione. E a Roma, appunto, lo è in modo intollerabile. Guardate le facce dei due fratelli Carlino (che hanno assassinato un automobilista, per ragioni di traffico, massacrandolo e spaccandogli la testa sopra l’asfalto). Non vedrete le orribili, pallide, sfigurate sbavanti facce di due assassini: ma vedrete le facce dell’intera gioventù popolare romana. A Torpignattara – dove i due sono nati e vissuti – ormai la maggioranza dei giovani è come loro”.

Pier Paolo Pasolini, «Corriere della Sera, 9 settembre 1975

Scriviamo da Roma, dalla degna capitale d’Italia: non intendiamo generalizzare facendo un torto a tante realtà complesse, ma per quanto riguarda questa città il mutamento antropologico allo stadio è stato evidente e feroce. Basta vederli in volto, come diceva Pasolini, per comprendere la portata del cambiamento epocale avvenuto nel nostro Paese negli ultimi decenni: perdonateci se risultiamo un po’ lombrosiani, ma è sufficiente osservare qualche “vecchio” documentario sui primi anni del movimento ultras per notare la differenza.

Anche nei gruppi maggiori e più rispettati spesso a comandare erano dei “pischelli”, come si dice da queste parti, assolutamente normali, con volti espressivi, sinceri e soprattutto non ancora segnati: gli stessi ragazzi che oggi magari iniziano da adolescenti a vestirsi casual, che hanno la camera tappezzata di adesivi della curva e ne ripetono a pappagallo gli slogan, non rendendosi conto che il loro amore sincero diventa manovalanza per chi, con il tifo disinteressato e la difesa di un’ideale, ormai c’entra poco e nulla.

Dal documentario di Rai storia sul CUCS (Commando Ultrà Curva Sud), un gruppo che ha scritto la storia del tifo in Italia: notare i volti di questi ragazzi, anche la loro goffaggine e l’ingenuità, segni di un amore sincero e incontaminato.

Il dibattito sugli ultras continua a concentrarsi esclusivamente sul Che cosa, sugli ultras in sé, come se fossero uno stesso blocco monolitico immodificabile e immodificato durante gli anni; come se solo loro si fossero incattiviti in questi ultimi decenni, come se unicamente loro abbiano ormai il volto scavato, aggressivo, segnato. Ed ecco che le curve tornano ad essere un perfetto spaccato sociale, uno specchio delle contraddizioni e della crisi irreversibile del nostro tempo.

Il “movimento ultras” è in crisi come tutte le visioni del mondo ai tempi dell’individualismo estremo che o sono scomparse, o si sono moderate, o si sono radicalizzate. Se a questo aggiungiamo che in molte curve ormai non c’è più un controllo capillare, un gruppo tanto per intenderci in grado di dettare la legge e farla rispettare, ecco che emergono le condizioni ideali per le schegge impazzite, per i più violenti, per coloro che rifiutano qualsiasi limite e si spingono all’estremo.

Analizzando i sentimenti con cui molti sedicenti ultras oggi vanno allo stadio troveremo frustrazione, rabbia, esigenza di violenza

L’immaginario dei più giovani che frequentano le curve è permeato dalla violenza, da una violenza però senza legge, individuale e individualista, spinta all’estremo, priva di limiti; e non vuol dire che poi la violenza debba necessariamente esserci, ma significa che l’immaginario è diventato violento. Lo stesso continuare a parlare di “movimento ultras” è di questi tempi fuorviante, perché rispetto al passato esso è molto più slegato, frammentato: di conseguenza è monopolizzato (mediaticamente si intende) dai teppisti, che semplicemente fanno più notizia. 

Il vero problema è che sempre più giovani pensano così, sentono così: oggi la ribellione non si riempie più di contenuti come accadeva mezzo secolo fa ma è fine a se stessa; non sogna un altro sistema ma è schiava del sistema; non produce ribelli o rivoluzionari, ma emarginati che rischiano di diventare criminali. E se già negli anni ’70 per Pasolini non c’era più speranza per i suoi amati sottoproletari, è difficile pensare che oggi ci sia speranza per i nostri – seppur in teoria amati – ultras. Basta vederli in faccia, purtroppo.


Promozioni

Con almeno due libri acquistati, un manifesto in omaggio

Spedizione gratuita per ordini superiori a 50€

Ti potrebbe interessare

Tifo
Michelangelo Freda
19 Maggio 2022

Si può essere ultras a Lipsia?

Un tifo in provetta, o meglio in lattina.
Tifo
Alberto Fabbri
13 Maggio 2022

Le sottoculture contro la società moderna

Intervista a Mauro Bonvicini, esperto ed interprete delle sottoculture giovanili.
Cultura
Diego Mariottini
2 Aprile 2022

Entrenamos en suelo argentino!

Lo sport argentino nel conflitto delle Malvinas.
Tifo
Lorenzo Serafinelli
27 Marzo 2022

L’anima nera degli ultras ucraini

Dalle curve al fronte, tra guerra e ultranazionalismo.
Cultura
Alberto Fabbri
5 Marzo 2022

Pasolini, il calcio e la vita

Il pallone è un linguaggio che riassume l'esistenza.
Tifo
Alessandro Imperiali
1 Marzo 2022

Stefano Furlan vive

La morte di un tifoso, la morte senza giustizia di un ragazzo.
Cultura
Andrea Mainente
10 Febbraio 2022

Vittorio Sereni e il fantasma nerazzurro

Un amore dolce e intenso come pochi, consumato a San Siro.
Tifo
Jacopo Benefico
9 Febbraio 2022

Sparta contro Slavia, storia di un odio

I due volti inconciliabili della Praga calcistica.
Tifo
Alessandro Imperiali
15 Dicembre 2021

Andy Capp tra denuncia sociale e post-modernità

Icona Ultras, il fumetto ha radici storiche e politiche ben definite.
Tifo
Alberto Fabbri e Domenico Rocca
26 Novembre 2021

Curve pericolose: quando le gradinate minacciano il potere

Intervista-recensione a Giuseppe Ranieri, penna militante sulla strada e sui gradoni.
Interviste
Gianluca Palamidessi
21 Novembre 2021

The TED Inside: tifare Roma uccide

Il vero tifoso non vince mai.
Papelitos
Valerio Santori
8 Novembre 2021

Sogno un Lautaro con capelli lunghi e scompigliati

In nome delle radici sudamericane, e della divinità delle punte.
Tifo
Lorenzo Serafinelli
3 Novembre 2021

L’Europa tifa solo il giovedì

Se lo spettacolo non è in campo ma sugli spalti.
Ritratti
Domenico Rocca
3 Novembre 2021

Romeo Anconetani, il vescovo di Pisa

L'urlo della provincia in un calcio a misura d'uomo.
Papelitos
Andrea Antonioli
28 Ottobre 2021

José Mourinho il dittatore

A Roma si governa solo con il pugno di ferro.
Tennis
Marco Armocida
19 Ottobre 2021

Radja Nainggolan, guerriero incompreso

Un giocatore irripetibile, come i suoi eccessi.
Cultura
Andrea Mainente
7 Ottobre 2021

Alfonso Gatto, un poeta allo stadio

Vita, calcio e ciclismo come un'unica testimonianza d'amore.
Tifo
Alberto Fabbri
16 Settembre 2021

O tutti o nessuno: il tifo organizzato si divide ancora

Le curve si dividono sugli stadi al 50%, mentre gli ultras del basket chiedono un confronto alle istituzioni.
Cultura
Francesca Lezzi
10 Settembre 2021

Lo sport nel Nazismo

Una preparazione alla guerra.
Papelitos
Gianluca Palamidessi
19 Agosto 2021

Ci mancava solo la Conference League

La competizione di cui proprio non avevamo bisogno.
Estero
Alberto Maresca
16 Luglio 2021

Viaggio calcistico nel Messico mitologico

Siamo stati a Città del Messico tra calcio, vita e morte.
Tifo
Domenico Rocca
4 Giugno 2021

Nel nome di Antonio De Falchi

04/06/1989: il buio a San Siro.
Ritratti
Matteo Latini
30 Maggio 2021

Agostino Di Bartolomei, orgoglio di Roma

30 maggio, giornata maledetta per il romanismo.
Ritratti
Matteo Latini
18 Maggio 2021

Quel galantuomo di Gaetano Anzalone

Tre anni fa ci lasciava un signore del pallone, presidente e primo tifoso della Roma.
Tifo
Alberto Fabbri
6 Maggio 2021

La presa di Old Trafford: un’opportunità per il tifo italiano

La rivoluzione deve essere innanzitutto culturale.
Papelitos
Federico Brasile
16 Aprile 2021

Italianissima Roma

L'arte dell'adattamento e della difesa.
Cultura
Leonardo Palma
7 Aprile 2021

La vita da romanzo di Graham Greene

Un viaggiatore ed esploratore in fuga dalla noia e dall’inquietudine.
Italia
Diego Mariottini
18 Marzo 2021

Un derby degli anni di piombo

L'ultimo Roma-Lazio prima della tragedia Paparelli.
Recensioni
Alessandro Saviano
2 Marzo 2021

Hool non è solo letteratura sportiva

Vite ribelli tra pub, palestre e cimiteri.
Motori
Andrea Antonioli
15 Febbraio 2021

Un direttore operaio, anarchico e conservatore

Chiacchierata d'altri tempi (e in libertà) con Italo Cucci.
Ritratti
Domenico Rocca
6 Febbraio 2021

Erasmo da Taranto

Erasmo Iacovone, l’uomo e il simbolo.
Calcio
Gianluca Palamidessi
1 Febbraio 2021

L’onnipotenza delle radio romane

L'amico/nemico di Roma e Lazio.
Ritratti
Marco Metelli
1 Febbraio 2021

Batistuta giocava con il cuore e segnava come un pazzo

Compie oggi 52 anni Gabriel Omar Batistuta.
Altri Sport
Diego Mariottini
10 Gennaio 2021

Per non dimenticare Ignazio Giunti

Cinquanta anni moriva tragicamente il pilota della Ferrari.
Tifo
Alessandro Imperiali
8 Gennaio 2021

I tifosi del West Ham United tra storia e mitologia

Congratulations, you have just met the Inter City Firm.
Editoriali
Vito Alberto Amendolara
25 Dicembre 2020

Elogio degli stadi pieni

Il regalo che tutti vorremmo: tornare sulle gradinate.
Ritratti
Gianluigi Sottile
22 Dicembre 2020

La guerra di Mario Mandzukic

Un uomo contro lo spirito del suo tempo.
Tifo
Emanuele Meschini
17 Dicembre 2020

Genoa-Siena: tra farsa e realtà

Una tragedia inscenata sul palcoscenico dello Stadio Ferraris.
Ritratti
Luca Pulsoni
5 Dicembre 2020

Jay Jay Okocha ha dilatato spazio e tempo

La magia del 10 africano più forte di sempre.
Interviste
Gianluca Palamidessi
23 Novembre 2020

Una nuova alba per la cultura Casual?

Due chiacchiere con Sergio Tagliabue, tra Joy Division, Casuals e amicizia.
Tifo
Jacopo Benefico
19 Novembre 2020

Marsiglia vs Nizza, il derby del mare

Storia di due città che si odiano da sempre.
Tifo
Alessandro Imperiali
11 Novembre 2020

Gabriele Sandri, storia di un omicidio

Tredici anni fa veniva ucciso un cittadino italiano.
Interviste
La Redazione
6 Novembre 2020

Pierluigi Spagnolo, una voce fuori dal coro

Intervista all' autore de' I ribelli degli Stadi e Contro il calcio moderno.
Ritratti
Domenico Rocca
29 Ottobre 2020

Antonio Sibilia, il commendatore d’Irpinia

Un simbolo, nel bene e nel male, dell'Italia dei presidentissimi.
Storie
Diego Mariottini
1 Ottobre 2020

Quella Roma non sarà un fuoco di paglia

Torniamo nell'ex DDR, subito prima che la Roma diventasse grande.
Storie
Domenico Rocca
25 Settembre 2020

San Siro a mano armata

La parabola criminale di Gilberto Cavallini, dai Boys SAN ai Nuclei Armati Rivoluzionari.
Calcio
Giuseppe Cappiello
20 Settembre 2020

Il calcio a Bari è un Ideale

Il pallone dal basso che non si arrende al business.
Tifo
Domenico Rocca
15 Settembre 2020

Supertifo, il peso del tempo

Parabola della prima storica rivista dedicata al tifo organizzato.
Tifo
Alberto Fabbri
18 Agosto 2020

In curva non sventola bandiera bianca

Malgrado il periodo più buio di sempre, i tifosi non si arrendono.
Calcio
Niccolò Maria de Vincenti
12 Agosto 2020

Pallotta, poche luci e tante ombre

Dopo nove anni di passione termina l'esperienza romana del finanziere di Boston.