“Se nel 2020 non sarò competitivo, mi ritirerò”. Valentino si è dato un’ultima occasione mettendo di nuovo tutto in discussione. Come quando, 15 anni fa, scelse di sposare la Yamaha: moto nuova, meno competitiva rispetto alla già collaudata Honda. Alto rischio e poche garanzie: le sfide che piacciono a lui. La prima notte dopo le nozze è di quelle che non si dimenticano: Welkom il luogo, 2004 l’anno. Duello serrato con Max Biaggi: lotta generazionale, di idee, filosofie. Sappiamo tutti come andò a finire.

 

Valentino ha affrontato la questione, ha studiato di nuovo il problema. Lo ha aggirato con la solita naturalezza: un altro aut aut. Perché la moto per lui è tutto. Ne ha fatto quindi una questione di risultati visto che “a 41 anni contano”. Avrà buttato un occhio alla bacheca luccicante, ai cimeli di una carriera epica, irripetibile. Pietre miliari ricoperte dalla polvere del tempo, dai dubbi di un mito offuscato: l’ultima vittoria nel 2017 ad Assen, l’ultimo titolo mondiale più di un decennio fa, all’alba della tirannia Marquez. Sembra passata una vita.

 

Un giovanissimo dottore nel lontano 1997

 

L’ultima stagione è stata una recita da comparsa. Non da lui, non per lui: “Il mio anno peggiore”, aveva sentenziato il Dottore. Diagnosi senza cura. La Yamaha non è quella di un tempo, vero. Ma nemmeno Vale è lo stesso di prima. 41 anni il prossimo 16 febbraio: 25 nel motociclismo, 9 mondiali in 4 classi diverse, epoche che scorrono e si rincorrono. Il suo mondo che cambia, si trasforma. L’entusiasmo di un tempo nascosto dietro il monumento: il 46 giallo ormai brand milionario, asset aziendale, vessillo di un eroe sbiadito.

 

L’amore della sua vita lo ha abbandonato alla prima crisi coniugale. La Yamaha ha scelto “un altro”: Fabio Quartararo. Giovane, bello, forte e soprattutto veloce. 6 pole e 7 podi al debutto in MotoGP. Qualcosa del primo Valentino, con quel sorriso da cartoon e la voglia matta di conquistare il mondo. “La Yamaha aveva necessità di chiudere i negoziati in corso, mi aveva chiesto di decidere all’inizio dell’anno ma non volevo affrettare alcuna decisione”. E ancora: “Ho bisogno di tempo”, la frase con cui (spesso) si chiudono i grandi amori.

 

Vale in sella alla sua Yamaha

 

“Voglio tornare ad essere competitivo nel 2020 ma la MotoGP odierna è dura”. Forse troppo per un quasi 41enne, anche se di nome fa Valentino Rossi. Ha bisogno di risposte, dice. Quelle che “solo la pista e le prime gare possono dare”. Come se gli ultimi due anni non le avessero già date. Sogna un’altra sfida, assumendosi il rischio di un fallimento ancora più grande. In tutto ciò è racchiusa la sua essenza.

 

Se deciderà di correre anche per il 2021, la casa di Iwata lo accoglierà nel Team satellite Petronas. “Contratto e moto Factory”, garantiscono dall’entourage di Vale. “Correre in Petronas non sarebbe poi così male”, confessava il diretto interessato prima del divorzio (quasi) annunciato. Ma la realtà è un’altra: mai come ora il mito sembra perduto, un ricordo vago e lontano del VR46 che fu.

 

Un gigante diventato ingombrante anche per Yamaha, alla costante rincorsa di Honda e Ducati. Marquez e Dovizioso scappano via, lo spagnolo è a un passo dal superare Valentino nell’olimpo mondiale. Non sarà una convivenza tranquilla, certamente. Perché Marquez è un altro aspetto del problema: troppo veloce e famelico. Diverso dai vari Biaggi, Gibernau, Capirossi e Stoner che, con e contro Valentino, hanno segnato l’epoca d’oro della classe regina.

 

Mai come negli ultimi dieci anni il Dottore ha conosciuto la sconfitta, assaporato il fallimento, ingoiato bocconi amari. Lo ha fatto con la pancia evidentemente non ancora piena perché l’indole lo porta a montare in sella, di nuovo e ancora, a caccia di qualcosa di incomprensibile (e inconcepibile) per noi esseri comuni mortali.

 

Marquez-Rossi: passaggio di testimone

 

Una parabola che assomiglia a quella di Francesco Totti. I dubbi, le riflessioni, gli azzardi. Poi l’addio inevitabile dettato da logiche tecniche e programmazione. Il tempo non è clemente con i giganti. Totti come Rossi, la Roma come la Yamaha. Storie che si intrecciano, miti che si confondono. E si perdono.

 

Tira fuori la logica dei risultati, Valentino. Come se il motociclismo, per lui, fosse soltanto questo. “Le motivazioni arrivano con i risultati”, ha detto nel giorno della presentazione della nuova Yamaha M1, la sua ultima moto ufficiale. Non fa mai cenno ai suoi anni perchè “non è una questione di età anagrafica ma soltanto di risultati”. A 40 anni suonati Valentino ha ancora il volto da ragazzino ribelle che impenna per le vie di Tavullia. È la personificazione della sindrome di Peter Pan. Il tempo sembra non scorrere mai. Eppure scorre eccome. Ed è questo il punto.

 

Accetterà nuovamente di arrivare secondo, Valentino? “Mi sentivo umiliato quando leggevo che ero finito soltanto perché ero arrivato secondo. Ho cominciato a sentire che il mio tempo stava finendo”. Giacomo Agostini lo capì a 35 anni. “Se a Valentino non darà fastidio arrivare secondo, perchè ritirarsi?”. Un grande se. Il 2020 sarà la stagione della verità. Il momento più cruciale e drammatico di una carriera immersa nella leggenda. L’anno in cui Valentino dovrà trovare il coraggio di dire basta, e iniziare un’altra vita.

 

Senza moto? No, questo è impossibile.