La copertina di questi giochi olimpici non può che essere l’immagine di Ester Ledecka incredula al traguardo dopo aver realizzato il miglior tempo nel Super G femminile. La rider praghese dello snowboard conquista l’oro in quella gara e pochi giorni dopo entrerà nella storia vincendo il titolo olimpico nella sua specialità, lo slalom gigante parallelo di snowboard, dove ha già conquistato coppe del mondo e titoli mondiali. Immaginatevi  Peter Sagan che dopo aver vinto il Giro delle Fiandre prende una moto e dopo qualche gara di studio e qualche buon tempo nelle qualifiche, va a vincere ad Assen.

 

L’incredibile gara di Ester Ledecka nel Super G, che per un centesimo scalza Anna Veith dal primo posto

Tecnici e atlete del Super G dovrebbero farsi qualche domanda sulla qualità dei loro risultati. Ok è vero, siamo al cospetto di un fenomeno senza paragoni reali, quasi un’iperbole (e infatti ce li dobbiamo inventare come Sagan che vince con le moto, Federer medaglia d’oro nel Tennis Tavolo etc), però lo Sci Alpino femminile non vive di certo il miglior momento della sua storia se arriva una ragazza dallo snowboard e batte tutte in una delle 4 gare più importanti del quadriennio.

 

Suzanne Schulting Pyeongchang 2018

L’Olanda dimostra al mondo quanto l’attività multidisciplinare possa far raccogliere frutti importanti. In Italia invece molti tecnici del ciclismo pensano ancora che se uno corre su strada non dovrebbe correre su pista o nel cross e viceversa

A proposito di multidisciplinarietà: l’Olanda del pattinaggio. Lo sport olandese dopo aver dimostrato di recente nel ciclismo col fenomeno Marianne Vos (la più grande ciclista della storia), ma anche con Lucinda Brand ed Ellen Van Dijk, altri esempi di poliedricità, di saper competere ad altissimi livelli su pista, su strada e sul fango del ciclocross, eccola trovare atlete capaci di fare grandi cose nel pattinaggio di velocità in pista lunga e nello short track. È  il caso di Jorien Ter Mors (due ori nel pattinaggio pista lunga a Sochi, uno a Pyeongchang, conquista nell’Olimpiade coreana anche il bronzo nella staffetta dello short track) e di Suzanne Schulting (in foto). La bella olandese classe ’97, cresciuta su pista lunga, va a conquistare un incredibile oro nella gara dei 1000m in pista corta, dove le coreane mettono in scena un harakiri da leggenda, decidendo di buttarsi a terra a due curve dal termine. Primo oro olandese nella storia dello Short Track, secondo titolo per un’ europea (il primo viene conquistato da Arianna Fontana qualche giorno prima). L’Olanda, che  aveva dominato in maniera quasi imbarazzante per le altre nazioni il programma di pattinaggio di velocità a Sochi conquistando 23 medaglie (chiudendo quei giochi con 24 medaglie totali, su 39 partecipanti) con 4 triplette, si ferma (si fa per dire) a Pyengochang a 20 medaglie e 1 tripletta, portando da 1 a 4 le medaglie nello Short Track.

 

Arianna Fontana Medaglia d'oro nei 500m

Arianna Fontana è la prima pattinatrice europea a conquistare un titolo olimpico nello Short Track

 

Restando sulla pista corta, come a ogni edizione ci regala alcune fra le gare più rocambolesche e anche fra le maggiori emozioni in Casa Italia. Arianna Fontana entra nei libri di Storia diventando la pattinatrice dello Short Track con più medaglie conquistate nei giochi olimpici: 8. Con un oro, un argento e un bronzo in questa edizione raggiunge due mostri sacri della specialità come i due rivali che hanno fatto epoca in questa disciplina dandosele di santa ragione: Apolo Anton Ohno e Vitkor An.

Al secolo Ahn Hyun Soo, l’ex coreano non ha partecipato a questi giochi perché è diventato russo in vista di Sochi 2014 (e in patria non se lo dimenticano di certo, immaginatevi Totti che va a giocare un mondiale con il Brasile) ed è rimasto fuori da questa Olimpiade per il caso politico-sportivo di “doping” che coinvolge la maggior parte della nazionale russa. Il karma a volte presenta il conto.

Arianna Fontana sale nell’olimpo dello sport italiano, staccando Armin Zoeggeler (a quota 6 medaglie) e Manuela Di Centa (7), con Stefania Belmondo nel mirino (10). A Pechino le primavere per la valtellinese saranno 32: proverà a raggiungerla? La Corea del Sud pregustava il dominio in quello che è uno dei feudi su cui si appoggia l’intera nazione ospitante dei XXIII giochi olimpici e invece a causa di invidie e lotte intestine, apre la porta a diverse altre nazioni, buttando spesso e volentieri medaglie d’oro o doppiette annunciate. Lim e Choi nei 1500m uomini e donne e la staffetta femminile, salvano in parte il bilancio, ma emblematica è l’ultima giornata di gare dello Short Track.

I coreani scendono sul ghiaccio per conquistare 3 ori e 2 argenti, escono con un argento e un bronzo, regalando prima nella spettacolare gara dei 500m maschili, il primo e unico oro dell’intera manifestazione alla Cina e poi all’Ungheria dei fratelli Liu, il titolo della staffetta maschile, primo oro della storia olimpica invernale per i magiari, settima medaglia totale per una nazione che non ne conquistava dai giochi del 1980.

 

Nonostante gli incidenti dello Short Track, questa per i coreani sarà un’Olimpiade assolutamente trionfale e indimenticabile, con un bottino di medaglie totali di oltre il doppio rispetto a 4 anni fa a Sochi e che supera anche le edizioni di Vancouver e Torino, ma soprattutto con la conquista per la prima volta di un titolo olimpico non appartenente alle piste di pattinaggio.

 

Sven Kramer pattinaggio olanda

Sven Kramer, una leggenda dello sport olandese

Nello Speed Skating tra le donne Ireen Wust entra nella storia diventando la prima atleta capace di vincere 4 titoli olimpici consecutivi in 4 edizioni differenti (2 volte nei 3000m 2 volte nei 1500m). Mentre Sven Kramer, che nei Paesi Bassi è una specie di Dio sceso in terra, con l’oro nei 5000 conquista il terzo titolo consecutivo sulla distanza. Kjeld Nuis con la doppietta 1000/1500 è l’unico pattinatore a conquistare due medaglie d’oro in questa edizione ed è il primo a fare doppietta su queste distanze da Calgary ’88. Nella Mass Start vinta dalla leggenda coreana Lee Seung-hoon (ex atleta di short track), l’argento del belga Swings è la prima medaglia per la sua nazione da Nagano 1998 . Tra le donne è sfida Giappone e Olanda, con le portacolori del Sol Levante che riescono a togliere alle orange qualche vittoria; su tutte fa rumore il trionfo nella prova a squadre guidate dalle sorelle Takagi e nella mass start, sempre con una delle Takagi protagoniste (in questo caso la più grande, la Supergirl Nana) e dove l’Italia ottiene una delle sue più cocenti delusioni con il 7° posto finale di una Lollobrigida (a proposito di multidisciplinarietà, la 27enne romana è stata più volte campionessa del mondo del pattinaggio a rotelle) partita con i favori del pronostico alla vigilia. Italia che comunque dopo l’edizione di Torino 2006 guidata dai 2 ori e il bronzo di Enrico Fabris, torna a sorridere grazie al sorprendente bronzo di Nicola Tumolero nei 10000m. Nonostante una federazione piccola che non conta di certo i numeri di sci alpino e sci di fondo e che invece si toglie diverse soddisfazioni con atleti di qualità e in un contesto di livello altissimo.

 

Sofia Goggia regala all’Italia il terzo e ultimo oro dei giochi coreani

Nello Sci Alpino, Sofia Goggia regala all’Italia il primo titolo femminile della storia in Discesa Libera, diventando la quarta italiana a vincere l’oro nello sci. L’Austria vince il medagliere della disciplina, grazie ai titoli in campo maschile, mentre delude tra le donne dove per la prima volta dal 2002 non vince alcun titolo; a parte le medaglie nel Team Event, l’argento di Veith nel Super G (la Ledecka per un centesimo gli toglie la possibilità di essere la prima donna nella storia a fare back-to-back in super G) e della giovanissima Gallhuber nello slalom speciale, continua il momento di ricambio generazionale per una delle nazioni guida del movimento femminile. Svindal è il primo norvegese a conquistare il titolo olimpico nella discesa libera, mentre Cristian Mayer, che interrompe il dominio norvegese nella specialità (4 titoli consecutivi) è il primo atleta nella storia a conquistare la medaglia d’oro olimpica in super G da campione in carica della discesa. Hirscher grazie alla doppietta Gigante-Combinata (il 4° ad esserci riuscito dopo Sailer, Killy e Thoeni) esce dalla ristretta cerchia dei campionissimi degli sport invernali che non hanno conquistato un oro alle Olimpiadi (tra gli altri Poirée, Jacobellis, Dukurs, Makarainen).

 

Dopo la prima manche dello Slalom, Manfred Moelgg era perfettamente in linea per cancellare lo zero dalla voce medaglie olimpiche dello sci alpino maschile.

 

Le gare dell’Alpino, che insieme a quelle del ghiaccio rappresentano i grandi classici dei giochi olimpici invernali, hanno avuto un riscontro di pubblico poverissimo (e vedere coreani probabilmente pagati per fare le comparse e fingere di tifare per diverse nazioni, metteva addosso ancora più tristezza) e di certo non all’altezza di un evento di questa portata. Ma si sa che il denaro non ha odore.

 

La Svezia firma una storica accoppiata nello Slalom Speciale (unico precedente nel 1968 la Francia con Killy-Goitschel), vincendo tra gli uomini con Andre Myrher e tra le donne con Frida Handsotter se pensiamo che i favoriti della vigilia erano Hirscher, Kristoffersen e Schiffrin, ci rendiamo conto della portata della loro impresa. Nel Team Event che chiude il programma dell’Alpino l’Italia mette in mostra il classe ’99 Vinatzer, autore di due ottime prove, ma esce ai quarti con la Francia pagando la prova di una Chiara Costazza decisamente inadatta alla specialità. Vincerà la Svizzera in finale sull’Austria, medaglia d’oro che fa diventare Wendy Holdener l’atleta più medagliata dello Sci Alpino a questi giochi, superando con 3 medaglie di 3 colori diversi Hirscher e Shiffrin che con il clamoroso flop nello Slalom Speciale si fermano a quota 2.

 

Lisa Vittozzi

Lisa Vittozzi, 23enne sappadina rappresenta il futuro italiano della specialità

Nel Biathlon c’è una grande Svezia, supportata da una federazione che dimostra solidità e programmazione e capace di arrivare al meglio all’appuntamento clou del quadriennio. Per loro il totale di medaglie d’oro in tutta la manifestazione è 7, record di Torino 2006 eguagliato. Nel Biathlon alla vigilia avrebbero firmato probabilmente per una, massimo due medaglie (di bronzo), chiudono invece il medagliere della disciplina battute solo dalle superpotenze Germania (grazie ai due ori di Dahlmeier e al successo di Peiffer) e Francia (con i tre ori di Fourcade), ma davanti alla Norvegia, che conquista solo, ed è proprio il caso di dirlo, una medaglia d’oro. In questa manifestazione sbocciano defintivamente i talenti di Oeberg, oro nella 15 femminile, classe ’95 e argento nella staffetta grazie ad una prestazione in un ultima frazione da urlo e Samuelsson, classe ’97, argento nell’inseguimento e oro nella staffetta maschile dove in ultima frazione Lindstroem, veterano della nazione di Re Carlo XVI, gestisce da fenomeno l’ultimo poligono, mandando in tilt un certo Emil Hegle Svendsen, numeri alla mano, uno dei 5 più grandi biathleti del mondo. A proposito di più grandi biathleti del mondo, se ce ne fosse bisogno, citiamo Martin Fourcade; 3 ori (2 individuali e 1 nella staffetta mista), dopo i 2 (individuali) di Sochi, fanno di lui il più titolato atleta dello sport francese alle olimpiadi. Per il portabandiera transalpino un record dopo l’altro, ora gli manca solo il 5° oro a livello individuale che gli permetterebbe anche qui di staccare Ole Ejnar Bjørndalen. Che possa essere l’obiettivo per continuare fino a Pechino 2022? Per l’Italia due medaglie importanti, entrambe con Dominik Windisch protagonista, che grazie al bronzo conquistato anche a Sochi diventa il biathleta italiano più medagliato alle olimpiadi.

 

Marit Bjørgen a 37 anni diventa l’atleta più medagliata di sempre, negli sport invernali

Sci Nordico: nel fondo maschile dominano Norvegia e Russia, con la Francia capace di conquistare due bronzi pesantissimi sia nella staffetta tradizionale che in quella sprint, andando a prendere l’eredità dell’Italia come forza principale nel fondo, dei paesi alpini. Dario Cologna con l’oro nella 15km è il primo atleta nella storia dello Sci di Fondo a a vincere tre titoli consecutivi nella stessa distanza, mentre fa scalpore il clamoroso 0 alla voce medaglie per la Svezia maschile, che fa da contraltare alle prestazioni ottenute nel biathlon e nell’alpino. L’ultima volta senza medaglie per il fondo svedese maschile è stato il 1994 che fu anno di transizione. 4 anni fa a Sochi, arrivarono 7 medaglie conquistate in 5 gare su 6.

L’Italia, invece, dopo aver dominato tra anni ’90 e primi 2000, strappa un argento con Pellegrino, ma per il resto della spedizione è notte fonda. Una crisi che coinvolge oltre il fondo ( settore maschile e femminile), anche lo Sci Alpino maschile; oltre a non essere riusciti ad ottenere risultati, a parte la medaglia di Pellegrino e qualche lampo di Rastelli e Vinatzer, sembra essere totalmente assente un adeguato ricambio. Un peccato per una nazione che invece in quanto a tecnici e skiman continua a sfornare eccellenze assolute che vanno a riempire i quadri delle altre nazioni. La Finlandia grazie ad una prestazione maiuscola di Iivo Niskanen nella 50km a tecnica classica, conquista l’unica medaglia d’oro di tutti i giochi olimpici. Klæbo con i suoi 3 ori diventa il più giovane fondista campione olimpico e probabilmente andrà caccia di tanti altri record nel futuro. Record stabiliti da una grandissima Marit Bjorgen che con i suoi 2 ori diventa l’atleta con più titoli nella storia delle olimpiadi invernali, raggiungendo a quota 8 i connazionali Dahelie e Bjørnalden, ma scavalcandoli come numero di medaglia assolute, assestandosi alle spalle solamente di Phelps (nuoto 28 medaglie, 23 oro) e Latyinina (ginnastica, 18 medaglie, 9 d’oro). Il suo titolo nella 30km poi, è la medaglia che permette alla Norvegia di conquistare a pari merito con la Germania, il medagliere con 14 ori (eguagliato il record del Canada a Vancouver e 39 totali, record assoluto per i Norge). Record nel medagliere, come per tante altre nazioni, sicuramente avvantaggiato dalle decisioni di falcidiare la spedizione russa prima dei giochi. La Svezia dà filo da torcere alla Norvegia e grazie a Kalla e Nillson conquista 2 titoli mentre gli Usa conquistano la prima medaglia d’oro della loro storia nello Sci di Fondo con Randall e Diggins nella staffetta sprint.

 

La Germania è eccellenza assoluta anche in questa disciplina. Lo dimostrano anche i 3 ori conquistati in 3 gare

Nella combinata nordica dominio tedesco che culmina con la tripletta nella gara LH/10km e con la vittoria nella prova a squadre trascinati da Eric Frenzel, il più grande combinatista della storia. Delude la Norvegia che conquista le medaglia solo nella prova a squadre, Italia lontanissima che fa evidenti passi indietro non solo rispetto ai giochi di Sochi, ma anche rispetto alle uscite degli ultimi mondiali e gare di coppa del mondo. Un vero peccato per un movimento che può contare al suo interno un certo Alessandro Pittin, il fondista più forte del lotto e capace in passato di conquistare grazie a salti di qualità, medaglie olimpiche e mondiali.

 

Stoch conquista il suo terzo oro olimpico nel salto con gli sci, ma per la Polonia – dopo i fasti di Vancouver e soprattutto Sochi – sarà un edizione di giochi olimpici sottotono che non rispecchia quanto di buono fatto in questi anni dalla Federazione degli sport invernali e in generale da tutto lo sport polacco.

 

Nel salto speciale invece è lotta tra tre nazioni al maschile che andranno a monopolizzare tutti i posti sul podio: Polonia (con Stoch vincerà sul trampolino grande), Germania (Wellinger regala alla Germania unita il primo titolo dal trampolino piccolo) e Norvegia (al primo oro olimpico a squadre). Grande esclusa, una deludentissima Austria. Lontanissima l’Italia che dimostra l’oramai atavica differenza tecnica e di materiali con il resto del mondo. Tra le donne vince nettamente la favorita della vigilia, la norvegese Lundby.

 

Serve domandarsi chi ha dominato anche nel Bob?

 

Negli sport del budello, l’impianto dell’Olympic Sliding center acuisce uno dei settori dello sport italiano dove c’è maggiore crisi. Per la prima volta dal 1988 non arriva la medaglia nello slittino, seppur sfiorata per due millesimi da Dominik Fischnaller, che stecca completamente le prime due manche, salvo poi il giorno dopo stabilire un gran tempo nella 3^ manche, e addirittura il record dell’impianto nella quarta che gli regaleranno la medaglia di legno. La gara segna la prima grande sorpresa di questa Olimpiade. Lo stra favorito tedesco Felix Loch, vincitore a Vancouver e Sochi, esce dalla lotta per il podio con un grave errore a poche curve dal traguardo della quarta manche, mentre era nettamente primo, finendo 5° e la medaglia d’oro andrà all’austriaco Gleirscher fino a quel momento mai sul podio nemmeno in Coppa del mondo. La Germania si rifarà poi, dominando la gara tra le donne (oro e argento), nel doppio (oro e bronzo) e vincendo il Team Relay.

Nel bob a 2 nessun equipaggio italiano qualificato e tra gli uomini arriva l’unica vittoria ex-aequo di questa Olimpiade in condivisione tra Canada e Germania con Francesco Friedrich che raddoppia vincendo anche nel Bob a 4 (dove l’equipaggio italiano finirà quart’ultimo), mentre la Lettonia col bronzo nel Bob a 2 ottiene l’unica medaglia di questa Olimpiade molto complicata per le repubbliche baltiche (nessuna medaglia per l’Estonia, come a Sochi con la Lituania che non ha mai conquistato una medaglia olimpica), nel Bob a 2 femminile vince la Germania dominatrice assoluta anche di questa specialità.

 

Da quando lo Skeleton è tornato ai giochi olimpici (Vancouver 2002), una donna britannica è sempre salita sul podio

Lo Skeleton maschile porta la prima vittoria fuori dal ghiaccio nella storia della Corea del Sud alle olimpiadi invernali, mentre al femminile regala alla Gran Bretagna l’unico oro della manifestazione, come 4 anni fa sempre grazie a Lizzie Yarnold. Edizione record questa per il Regno Unito con 5 medaglie totali, viene battuto il record di 4 medaglie ottenuto a Chamonix nel 1924 e a Sochi nel 2014. Torniamo sulla neve con lo Snowboard, detto di Ester Ledecka, atleta simbolo di questi giochi, arriva il primo oro nella storia per l’Italia, grazie a Michela Moioli, vincitrice del titolo nello Snowboard cross femminile e capace di mantenere fede a pressioni e favori del pronostico.

 

Australia e Spagna di certo non due nazioni abitualmente sul podio nei giochi invernali, a corredo di un podio che vede il francese Vaultier sul gradino più alto come a Sochi 2014

Nello Snowboarding cross al maschile, vinto come 4 anni fa dal francese Vaultier, con il bronzo di  Regino Hernandez arriva una delle due medaglie per la Spagna (l’altra arriverà nel pattinaggio di figura maschile), bottino che risulta essere il 50% di tutte le medaglie conquistate dagli iberici nella storia delle olimpiadi invernali. Grazie all’inserimento delle prove Air, Slopestyle, Halfstyle, con le sue 17 nazioni a medaglia lo snowboard è la disciplina che porta più Paesi sul podio, premiando la bellezza di quattro continenti, comprese Australia e Nuova Zelanda (che non andava a medaglia dal 1992, con Annelise Coberger nello Slalom Speciale). Proprio nello Slopestyle maschile arriva la prima medaglia d’oro per un atleta nato nel 2000: è il caso dell’americano Redmond Gerard, eguagliato poi pochi giorni dopo dalla connazionale Chloe Kim, altra classe 2000, nell’halfpipe femminile. Halfpipe che al maschile vede trionfare la leggenda di Shaun White al suo terzo oro in 4 edizioni.

 

Tuttavia l’oro più giovane dei giochi arriva dal concorso individuale femminile del pattinaggio di figura grazie ad Alina Zagitova, classe 2002 che in una finale serrata batte la più vecchia (di tre anni) connazionale Evgenia Medvedeva, in quella che sarà una delle sole due medaglie d’oro dell’OAR a questi giochi. Nella gara maschile vince uno dei più grandi interpreti della storia della disciplina, il giapponese Hanyu. L’Italia, pur non raccogliendo alcun metallo, ottiene una serie importante di piazzamenti a ridosso delle potenze delle specialità e della zona medaglie che dimostrano quanto di buono sia stato fatto negli anni, anche in questo caso con una federazione che non può di certo contare i numeri di alpino o fondo.

Il Freestyle, disciplina che in Italia non ha molto seguito e che fa storcere il naso a molti ma che porta a medaglia ben 14 nazioni differenti, tra cui come nello snowboard, Australia e Nuova Zelanda, viene dominato in maniera assoluta dal Canada e regala anche l’unica medaglia dei giochi a due ex nazioni sovietiche come Ucraina e Kazakisthan. Anche la Bielorussia conquisterà una medaglia del metallo più prezioso qui, ma con un contorno di assoluto pregio, l’argento di Darya Domracheva nella Mass start del Biathlon, ma soprattutto l’oro nella staffetta femminile.

 

Nel Curling l’Italia maschile parte bene, salvo sciogliersi col passare dei turni. Visto il successo sugli USA, poi vincitori a sorpresa dell’oro, potrebbe essere stata un’occasione persa?

Il Canada vince la prima edizione del doppio misto di Curling, la prova maschile è vinta a sorpresa dagli Usa (battuti nel round robin da un ottima Italia), che mai avevano conquistate il titolo in questo sport, tra le donne la Svezia, una delle favorite, vince in finale con la sorprendente Corea andando a conquistare all’ultimo giorno il settimo oro per la propria spedizione.

Lungo i confini tra le due coree esiste dal 1953 una zona chiamata DMZ (demilitarized zone) che a dispetto del nome è una striscia di terra dove convivono pace e tensione tenuti assieme da filo spinato, uomini e donne in divisa e carri armati. Il CIO vuole dare in qualche modo un segnale di distensione permettendo la partecipazione al torneo femminile di Hockey di un sodalizio tra le due coree con tanto di sfilata alla cerimonia di apertura e bandiera di una fantomatica Corea unita.

 

Gli Atleti Olimpici di Russia vincono l’oro nella finale di Hockey e canteranno poi sul podio, contro ogni regola, l’inno nazionale russo. Un torneo di Hockey controverso, che meriterà sicuramente un capitolo a parte.

Ma che questo possa essere l’ennesimo tassello per una possibile strategia di riunificazione, e non un’inutile messa in scena, è tutto da vedere.

Venendo all’Hockey giocato, il torneo femminile vede l’ennesimo capitolo dell’infinita sfida tra Usa e Canada (su 6 edizioni 4 vittorie per la foglia d’acero, 2 a stelle e strisce, a parte Torino 2006, quando gli Usa furono eliminati dalla Svezia in semifinale, la finale è sempre stata tra i due stati nordamericani), finita ai rigori e che ha visto la vittoria delle americane. Ma è tra gli uomini che si compie una delle più grandi imprese di questa edizione di giochi: la Germania va a conquistare la finale perdendo con l’OAR (che sul podio canterà l’inno russo) e che in un Olimpiade di livello assoluto per i teutonici, regalerà una medaglia d’argento non pronosticabile in alcun modo alla vigilia. Nonostante la scelta sportivamente assurda della NHL di non far partecipare i propri atleti, è stato un torneo quello di hockey che, tra la favola tedesca, le due Coree unite e i russi che cantano l’inno sul podio contro ogni regola – simbolo della Grande Madre che come bandiera e stemmi era stato interdetto dalle manifestazioni olimpiche – avrà certamente bisogno di essere narrata e raccontata negli anni a venire.