Sono tempi duri per l’avvocatura in Italia. Ci sono più avvocati che clienti. E spesso quei pochi clienti non sono neanche solventi. Quando si lavora, si lavora per la gloria, tanto che ormai più di un professionista ha già iniziato a guardarsi intorno per cercare di tramutare in lavoro qualche altro interesse. La vita però è davvero imprevedibile, perché talvolta può capitare, in un ordinario 16 febbraio, che proprio nel paese con la più alta densità di avvocati, Zemanlandia, si palesi all’improvviso l’unica persona presente nel portafoglio clienti unipersonale comune a tutti i professionisti del circondario: Zdenek Zeman.

Zdenek Zeman pronto a vivere dalla panchina il rituale dei 90 minuti

La notizia dell’ingaggio del boemo da parte del Pescara in luogo dell’esonerato Oddo ha sconvolto tutti gli avvocati di Zemanlandia richiamandoli immediatamente all’ordine. Sono passati circa due anni dall’ultima esperienza in Serie A del Maestro, a Cagliari – sì, c’è stata anche l’avventura a Lugano, ma Zemanlandia è un luogo imprecisato dell’Italia –, e nel frattempo molti avvocati hanno sfruttato questa assenza come occasione per dedicarsi ad altro: al sarrismo, al calcio internazionale, al giornalismo, ai concorsi pubblici, alla cucina, qualcuno addirittura al cinema. Con alterne fortune. Ma in realtà la pausa forzata era necessaria più che altro per riposarsi. Perché difendere Zeman affatica. Parecchio. E’ un po’ come essere uno dei quattro difensori schierati nel suo 4-3-3 o peggio ancora il portiere: non stai mai sereno. Prima di scendere in campo sei consapevole che commetterai un errore, e la dissoluzione è una mannaia pronta ad abbattersi sulla tua testa in ogni momento, non valendo a nulla un ipotetico vantaggio anche considerevole di reti. E’ una sorta di vortice in cui per sopravvivere devi trovare la forza e la prontezza di concentrarti su quello che si costruisce prima dell’avvento dell’autodistruzione. Però se per caso l’annunciata catastrofe non dovesse materializzarsi, quella costruzione ti porterà direttamente in paradiso. Fosse anche per soli novanta minuti. Ecco perché sin dalle prime ore che hanno seguito l’annuncio della firma del contratto, tutti gli avvocati di Zemanlandia a spasso si sono ricompattati per perorare la causa del boemo e, in perfetta sintonia di squadra, si sono divisi i compiti per organizzare la strategia difensiva da adottare nel tribunale del calcio che inevitabilmente riaprirà i battenti. In un certo senso sono stati richiamati all’ordine anche i giudici. I quali, specie se impigriti, potrebbero lasciarsi convincere dalle due sole granitiche argomentazioni dell’accusa: la sterminata collezione di esoneri e il numero “0” alla voce “titoli vinti”.

Zeman e Paul “Gazza” Gascoigne: a modo loro, ribelli a tutti i costi

Ma il team di Zemanlandia è più agguerrito che mai, perché la possibilità ancorché remota di vivere delle emozioni forti val bene la fatica che costa difendere il loro unico assistito. E allora subito a rispolverare l’artiglieria pesante delle argomentazioni: il Foggia dei miracoli, il secondo ed il terzo posto con la Lazio, che non arrivava così in alto dai tempi dello scudetto del ’74, il quarto posto con la Roma che l’anno prima aveva rischiato la retrocessione, il Lecce più spettacolare di sempre, le mirabilie del Pescara, le vittorie roboanti contro le scudettate Juventus e Milan. Ma all’occorrenza vi sono anche cadenze argomentative più sottili, di tipo filosofico, come la relativizzazione del concetto di “vittoria”, che può coincidere tanto con il divertimento assicurato agli spettatori quanto con la valorizzazione dei giovani. Forse è proprio la produzione di quest’ultimo elenco il lavoro più gravoso, perché di calciatori ‘creati’ da Zeman ve ne sono a centinaia, e i vari Totti, Signori, Nesta, Nedved, Vucinic, Immobile, Delvecchio, Di Biagio, Di Francesco, Lamela sono solo la punta dell’iceberg. Così come è arduo effettuare un calcolo preciso dei miliardi di lire e dei milioni di euro fatti incassare alle società attraverso la cessione dei calciatori valorizzati proprio dal tecnico boemo: Shalimov, per esempio, passò dal Foggia all’Inter per 17 miliardi di lire, per la gioia di Casillo.

Zeman insegna calcio ad un giovanissimo Insigne

Zeman insegna calcio ad un giovanissimo Insigne

Difendere Zeman logora. Costringe ad andare indietro nel tempo, a filosofeggiare, a ragionare, a calcolare. In queste ore lo studio legale è una polveriera, ma è anche un cantiere aperto ai giovani tirocinanti, ai quali in questa fase è richiesto di individuare materiale pro Zeman nella strettissima attualità, come l’andata degli ottavi di Champions League in cui hanno brillato altre creazioni zemaniane: Marquinhos, Verratti e Insigne. Insomma, il lavoro per gli avvocati non manca, e alla fine potrebbero togliersi anche qualche soddisfazione: non in termini di guadagni bensì in termini di gloria. Quella vera. Perché le emozioni non hanno prezzo.