Calcio
10 Giugno 2026

Italia '34, la prima Nazionale di popolo

Il trionfo mondiale che ci consacra al calcio.

La terza decade del novecento è l’ultima nella quale l’Europa esercita incontrastata il suo dominio sul mondo. L’impero britannico ingloba un quarto della superficie terrestre, incalzato da popoli che reclamano un posto più confacente alla loro ambizione. Capofila di queste nazioni, l’Italia. Nel 1934 il tricolore guarda all’avvenire con impazienza e fiducia. È animato da una società che elogia il vigore fisico, l’audacia, l’agonismo come naturale anticamera della guerra, inevitabile prova finale di ogni comunità che voglia essere parte della Storia.

Lo sport segue a ruota. I giovani, inquadrati nell’Opera Nazionale Balilla, si preparano alla vita adulta praticando gli sport che vanno per la maggiore: ciclismo, boxe, scherma, nuoto. Per i colletti bianchi ci sono i motori e il rugby. Ma nei rioni più popolari i bambini inseguono una palla, spesso fatta di stracci. Giocano a calcio.

Il Fascismo lo sa: i giovani fanno tendenza. In aggiunta al sempre maggior afflusso di publico negli stadi e alla passione con cui gli spettatori seguono le partite, il regime si convince: questa passione va incoraggiata.

Pare che il vero obbiettivo di Mussolini fossero le Olimpiadi del 1936, assegnate alla Germania anche come mano tesa dopo la devastante sconfitta della prima guerra. Si ripiega sulla seconda edizione dei campionati del mondo di calcio, e per portarla in Italia non si bada a spese. Viene prospettata alla FIFA di Jules Rimet un’edizione con stadi nuovi di zecca, la copertura radiofonica di ogni incontro, il generoso rimborso del 70% delle spese di viaggio e alloggio delle squadre ospiti.

Rimet non è in una posizione semplicissima perché il regime fascista, tra timori e invidie, non è ben visto nel resto d’Europa. Ma il piano prospettato dagli emissari italiani è senza alcun dubbio il migliore sul tavolo, e Rimet dà il via libera al mondiale di Italia ’34, il primo in terra europea.

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