Ci sono luoghi in cui nemmeno lo sport riesce ad unire.
“Nel mezzo della piana, la più ampia ampiezza. Nel mezzo del mare, il fondo più profondo. Nel mezzo del cielo, l’altezza più alta. Nel Kosovo, il campo di battaglia più alto” (poema epico popolare serbo). Correva l’anno 1389, precisamente il 28 giugno, quando nella radura di Kosovo Polje, il Campo dei Merli, si affrontavano gli eserciti del Sultano Ottomano Murad I e del principe serbo Lazar Hrebeljanović (perderanno la vita entrambi); parliamo di una delle battaglie più famose d’Europa, certo non così cruciale come altre per gli equilibri continentali, ma estremamente rilevante e densa di significato.
Parte da lì, da oltre 600 anni fa, la questione del Kosovo: uno Stato riconosciuto solamente da 115 dei 193 membri dell’ONU (diversi dei quali hanno però in seguito ritirato il riconoscimento) e nato grazie all’intercessione statunitense – il “51° stato americano”, come lo definisce anche il Guardian, non perde occasione di ricordare il ruolo del padre a stelle e strisce intitolando ai simboli USA statue, strade, scuole, negozi. Qui ci interessa però approfondire non tanto l’aspetto ‘nazionale’ quanto invece la specifica vicenda di una città kosovara.
Qui campeggia la statua di tre metri di Bill Clinton. Washington? No Pristina, capitale del Kosovo (a Bill è dedicato anche un importante boulevard) / Foto Arian Selmani via Wikipedia
Si tratta della curiosa ed unica città di Kosovska Mitrovica, nel distretto di Mitrovica, nel nord del Paese, confinante con la Serbia. Qui c’è la più grossa enclave di cittadini serbi (presenti unicamente in questo distretto), costantemente vigilati dalle forze di pace internazionali (missione Kosovo Force – KFOR), soprattutto dopo il pogrom anti-serbo del 17–19 marzo 2004. Allora le zone a maggioranza serba vennero messe a ferro a fuoco da migliaia di miliziani albanesi, case e chiese ortodosse furono distrutte, nei paesi più piccoli fu attuata una vera e propria pulizia etnica e numerosi civili serbi furono trucidati.
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