Ascoli Piceno, Stadio Del Duca, venerdì 10 maggio ‘24. Dopo nove anni nella serie cadetta, e nonostante la vittoria contro il Pisa, l’Ascoli retrocede in Serie C: nell’immediato post partita, la sala stampa dello stadio è sconquassata dalle bombe carta e dai rumori sordi di una guerriglia che copre le parole del presidente Neri. Il clima è di guerra civile, Ascoli vive la sua ora più buia.
La squadra retrocede, la frattura tra società e tifosi è insanabile: i comunicati della curva sono perentori, i toni definitivi. Peggio delle parole, i fatti: prima della partita, un manichino raffigurante il patron era stato impiccato al cavalcavia di Viale Rozzi, accompagnato dallo striscione “Il dado è tratto / Pulcinelli ratto”. Dopo sette anni tra alti e bassi, l’era Pulcinelli pare inesorabilmente giunta al capolinea: Ascoli è satura, logorata, la piazza invoca un cambio di dirigenza che sembra non dover arrivare mai.
Lo striscione in Viale Rozzi, direzione stadio, apparso il 10 maggio 2024.
La stagione successiva ricomincia ma gli Ultras 1898, principale gruppo del tifo bianconero, disertano le gare interne. Il Del Duca è pressoché vuoto, mentre in trasferta la tifoseria si presenta compatta, perseguendo convintamente la linea oltranzista:
“Meglio una coerente solitudine che un vile compromesso”.
L’annata ‘24/’25, iniziata senza particolari pretese, si conclude con una salvezza scialba e insulsa. Termina la stagione – nel frattempo gli ultrà sono tornati in curva – ricominciano i rumor. Gli acquirenti ci sono, non ci sono, svaniscono; fondi e cordate appaiono, forse compaiono e poi scompaiono. Le voci si susseguono, le trattative sfumano mentre sembra addirittura in bilico l’iscrizione al campionato ’25/’26: l’attesa logora la piazza che sbuffa sempre più. Pulcinelli iscrive la squadra al campionato in attesa di vendere la società, la mediazione da parte del sindaco Fioravanti sembra inefficace.
Ultras 1898 in occasione di Vis Pesaro – Ascoli, novembre 2024
Ascoli Piceno, giugno 2025. Come d’improvviso, la situazione si sblocca: arriva la comunicazione che Bernardino Passeri, proprietario di Distretti Ecologici e fino ad allora sponsor del Picchio, rileva la Società: un lume di speranza si riaccende, Ascoli intravede fievole la luce. La famiglia Passeri entra in punta di piedi, si scopre gradualmente. Ha la gravosa missione di restituire dignità alla storia della piazza: Bernardino Passeri, romano di adozione, ascolano di origine, arriva per ricucire, ben lontano dalla sconclusionata comunicazione social dell’ex patron Pulcinelli.
“Mia madre era di Montegallo”, si presenta: “Quando recentemente si è presentata la possibilità di acquistare l’Ascoli, l’ho sentita come un dovere. Tornare qui è come sentirmi di nuovo a casa”.
Il nuovo presidente si presenta da ascolano, capisce subito che ad Ascoli “accadono cose che sembrano guidate da aspetti non razionali”, dimostra serietà e consapevolezza della ferita lacerante che dovrà contribuire a rimarginare. Smantellata la vecchia dirigenza (ammesso che si potesse così definire), il nuovo DS è Matteo Patti: la squadra prende forma, l’allenatore è Francesco Tomei e la piazza spera sia finito il valzer zampariniano di allenatori che aveva caratterizzato le ultime stagioni.
Dannunzianesimo bianconero in occasione di Ascoli Ternana, gennaio 2026
Arrivano i primi colpi, la squadra acquisisce identità, Ascoli ritrova la propria anima e ricomincia gradualmente a sperare. Sono chiare le intenzioni di Passeri quando il Presidente blocca la trattativa per il centrocampista Elvis Kabashi, che accettando il trasferimento aveva chiesto di vivere nella vivace e mondana San Benedetto. Rispedito al mittente.
“Abbiamo fatto un patto con la città e lo rispettiamo. Se un giocatore vuole venire a dettare le regole, Ascoli non è la piazza dove può permetterselo. Un calciatore che, in una stagione come questa, mette come condizione finale quella di vivere sulla costa, non è ben accetto”.
Nel frattempo la campagna abbonamenti decolla. Ascoli è piazza incendiaria, che vive di entusiasmi e deflagra di tensione e passioni: complice il ritorno, dopo quarant’anni, del derby con la Samb, gli abbonati sono 7.150. S’intuisce che lo stadio tornerà a ruggire, che il Del Duca tornerà ad essere il Del Duca. La stagione dunque ricomincia, tra incognite ed entusiasmi. Subito è evidente il cambio di rotta: la squadra, imbattuta fino a novembre, è al vertice della classifica. La grinta di mister Tomei conquista la piazza, le sette (immeritate) giornate di squalifica diventano nel tempo iconiche.
Il primo snodo arriva il 26 ottobre 2025, nel derby vinto 1-0 grazie allo scavetto di Tommaso Milanese. La cornice è uno spettacolo, il Del Duca esprime in bellezza tutta la tensione che per settimane aveva preceduto la stracittadina. La cavalcata continua, un fisiologico calo tra novembre e gennaio scoraggia e disillude qualche tifoso, la vetta sembra allontanarsi ma il derby di ritorno, vinto al Riviera delle Palme con l’incornata di Corazza al 90°, risveglia la passione verso il finale di stagione. Al rientro dei Bianconeri, il Picchio Village è in totale visibilio.
4 marzo 2026. A parte gli insulti, che lasciamo passare per un derby tanto sentito, una raffigurazione del delirio ascolano post derby: l’estasidel Picchio Village
La rimonta su Ravenna e Arezzo è epica, così come la vittoria contro i toscani, con rigore di Corazza al 99°. Ascoli Piceno è in pieno delirio. La Curva esalta se stessa, sontuosa, e trema ad ogni gara, casalinga e non: monumentali sono le voci e le coreografie degli Ultras 1898, il Del Duca è un continuo sold out. I dispacci del Presidente, il lunedì mattina, hanno ricucito ogni frattura tra piazza e società.
La squadra gira a memoria, il gruppo è un corpo unico, perfetto: per D’Uffizi arriva l’anno della consacrazione, capitan Curado è espressione di un reparto difensivo coriaceo e solido, Damiani è un metronomo impeccabile, mentre in attacco Gori e Corazza – decisivo nelle gare decisive – lasciano regolarmente il segno. Tra i pali, impossibile non menzionarlo, Samuele Vitale è una garanzia. Il Picchio vola.
Ascoli – Guidonia, aprile 2026. Un’avventura, di Lucio Battisti, è stata la colonna sonora della stagione appena trascorsa.
Ascoli Piceno, Piazza del Popolo, 7 giugno 2026. A sera inoltrata, migliaia di persone invadono d’entusiasmo la piazza. Canti e lacrime, cori, abbracci e bandiere: la finale playoff è stata dominata, l’Union Brescia sconfitto per tre reti a zero, è di nuovo Serie B. I playoff sono stati la plastica rappresentazione di un’annata perfetta e di una squadra metodica, regolare e costante, specchio fedele di allenatore e dirigenza.
La notte è tutto un gridare di gioia e cantare la storia, per celebrare la Regina delle Marche tornata sul trono. Piazza del Popolo si colora di bianconero: c’è la squadra, c’è la dirigenza, ci sono gli Ultrà, diffidati compresi. C’è Ascoli, ci sono famiglie e bambini, ci sono gli Ascolani e sicuramente c’è, dall’alto, lo sguardo paterno e commosso del Presidentissimo, che della sua gente diceva:
“Ci sono persone tra i nostri tifosi che nella vita non hanno vinto mai niente. Solo quando vince l’Ascoli si sentono protagonisti, perché riescono a vincere pure loro. Ecco, quando penso a questi tifosi mi commuovo”.
7 giugno 2026. Lo spettacolo di Piazza del Popolo visto dall’alto. Foto di Diego Torresi, Ultras 1898.
A Piazza del Popolo c’è il sogno realizzato, la promessa mantenuta che Ascoli doveva a se stessa e che ora diviene un monito per la stagione a venire. Con la Curva Sud in corso di ricostruzione, allenatore e dirigenza riconfermati, Ascoli si prepara alla Serie B e vuole che la colonna sonora di questa stagione, cantata sempre più a squarciagola, giornata dopo giornata, diventi prassi, certezza. Affinché non sia un’avventura, d’altronde, gli ingredienti ci sono tutti.