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Interviste
9 Agosto

Anastasija Zolotic, vincere per vivere

Eduardo Accorroni

10 articoli
Diciotto anni e già oro olimpico. Due chiacchiere con una predestinata.

Il pluripremiato Goodfellas si apre con la lucida confessione del protagonista Henry Hill, interpretato magistralmente da un indimenticabile Ray Liotta: «Che io mi ricordi, ho sempre voluto fare il gangster. Per me fare il gangster è sempre stato meglio che fare il Presidente degli Stati Uniti d’America». Chiacchierando con Anastasija Zolotic, oro Olimpico di Taekwondo a Tokio 2021 (categoria 57 kg) a soli 18 anni d’età, si ha l’impressione che l’atleta americana condivida con il famigerato Henry la stessa smisurata ossessione nei confronti di un sogno proibito, il quale diventerà il leitmotiv della sua esistenza.

«Ad 8 anni correvo già nei corridoi della scuola, promettendo a compagni ed insegnanti che un giorno sarei riuscita a conquistare la medaglia d’oro alle Olimpiadi. All’epoca nessuno credeva alle mie parole».

La vittoria, nel corso della fulminea carriera della Zolotic, è sempre stata l’unica alternativa possibile; la sola strada percorribile per essere, seppur momentaneamente, in pace con sé stessa e con la realtà che la circonda. Confessa con un candore disarmante che «non c’è nulla di meglio che dare e prendere calci all’interno del Tatami». Se come scriveva Sun Tzu nel suo “Arte della Guerra”, tra il V ed il VI secolo A.C. «Il conflitto è componente integrante della vita umana», Anastasija sembra essere l’incarnazione vivente della filosofia insita in questa massima.

«È stato mio padre a trasmettermi la passione e la dedizione nei confronti di questa disciplina. Ammetto di non aver mai considerato potenziali alternative nella mia vita».

La Zolotic rappresenta, indubbiamente, la next big thing del panorama delle arti marziali: agonista da soli 3 anni, ha già ottenuto i principali riconoscimenti sportivi internazionali collezionando in serie trofei e medaglie, ma ancor prima dimostrando un fervore agonistico unico nel suo genere. Cresciuta esponenzialmente nell’ultimo anno, nonostante gli sfavori del pronostico, è riuscita a superare in finale a Tokyo (con il punteggio di 25 a 17) l’assoluta favorita, la russa Tatiana Alexeyevna Minina. Gradino più alto del podio raggiunto nonostante la rottura del labbro glenoideo, lesione al cercine della spalla, fonte di dolore persistente sia in attività che durante il riposo notturno.

“Voglio altri 3 ori! Anzi, se il mio corpo regge da un punto di vista fisico, vorrei vincerne addirittura 4; non voglio pormi limiti, ho appena iniziato a divertirmi ed ho il tempo dalla mia parte”.


Diventata la prima americana di sempre a vincere una medaglia d’oro olimpica nel Taekwondo, Anastasija non ha nascosto la speranza che il suo trionfo possa ispirare i più giovani. «Vorrei che il mio sport guadagnasse la visibilità e l’attenzione che merita anche negli Stati Uniti d’America. Spero che il traguardo da me raggiunto possa essere di buon auspicio per il futuro della disciplina». Grazie ad uno stile di combattimento caratterizzato da estrema aggressività ed istintività, l’atleta classe 2002 è riuscita a stupire appassionati ed addetti ai lavori per continuità di prestazioni e risultati.

«Credo semplicemente di avere più fame delle mie rivali. Voglio la vittoria più di qualunque altro e spesso riesco a tramutare in realtà questo mio desiderio».

Nelle ultime battute Anastasija sveste per un momento i panni del perfetto American hero, senza macchia né paura. Al contrario dimostra di saper esorcizzare i propri “demoni”, analizzandoli con estrema razionalità e concretezza di fronte ad un perfetto sconosciuto.

«Mi sento da una vita dire che sono troppo giovane, che non posso competere con atleti con più esperienza, che sono troppo istintiva… Non è facile non farsi influenzare dal giudizio altrui, soprattutto se, come me, si è terrorizzati dall’idea del fallimento». 

Ognuno edifica, a propria misura, una sorta di comfort zone che sarà la base per la costruzione del proprio destino: in Goodfellas Henry Hill ed i suoi ‘soci’, anime in guerra per antonomasia, si muovono, con abilità e disinvoltura tra crimini efferati e traffici di sostanze stupefacenti. Per Anastasija Zolotic l’idilliaca zona di comfort è rappresentata idealmente dal Tatami: una dimensione catartica e provvidenziale, fatta di lotta, conflitti e medaglie d’oro. 

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