Durante la pandemia, con i compari si è detta soltanto una cosa: non ci manca tanto guardarlo o tifare, ci manca prima di tutto giocarci a pallone. E nell’anno primo della pandemia, quello dove abbiamo riscoperto i lieviti, la famiglia, le mura di casa e le cose umane tutte, è col necessario che siamo dovuti scendere a patti. E giocare a calcetto per noi è più necessario di ogni cosa.

 

I baciapile del CTS, che vanno a dormire con il buonsenso della scienza e si svegliano con le teorie della nonna, perseverano a non dare il benestare al ritorno sui prati verdi. Tutto questo mentre in ogni angolo di isole e penisola il fiume della vita ha rotto la diga della paura. Bar pieni, spiagge prese d’assalto, ristoranti affollati, persino gli uffici—per chi ci è tornato—non rispettano più il decalogo minimo di regole razionali o meno che fossero. Tutto sta tornando alla nuova normalità e le sventure promesse evaporano al solleone di questo luglio rovente. Tutto, tranne il nostro amatissimo.

 

alba, calcio, campo

Calcio, calcetto, calcio a 7 o calciotto: riaprite qualunque posto in cui si possa giocare (Photo Pexels)

 

L’unità nazionale che si disgrega per e con il coronavirus, con Roma e governo che guardano basiti sceriffi-sindaco e governatori-ducetti appropriarsi di competenza legislativa, nel tragicomico romanzo collettivo che il Paese ha scritto in questi mesi. Allora l’Abruzzo, per primo a depenalizzare il calcio a 5, a patto che non ci siano contrasti né marcature ad uomo e che siano ben oliate le barre del biliardino che trapassano il ventre dei poveri ragazzi che torneranno a giocare. Poi è stato il turno del doge Zaia, della Liguria, di Sicilia e Puglia di Emiliano, che prima però ha consultato Lopalco, che di mestiere non fa il virologo ma il profeta di disgrazie. Persino l’Imperatore di tutte le Campanie De Luca ieri ha dato il via libera al calcetto.

 

Regione Lazio ha graziato oggi i propri amatori, si dovrebbe scendere in campo già dallo stesso 2 luglio. Attilio Fontana, gatto accompagnato dalla volpe Gallera, ha promesso, dopo un rinvio, che il 10 pv si torna a calciare anche sotto la Madonnina. Le Regioni, che a nostro umile avviso non dovrebbero neanche esistere, godono di questa rinnovata importanza finché possono. Ma a noi serve ora una risposta nazionale che non venga dall’insipido Ministro della Noia Spadafora. Il presidente del consiglio avochi a sé gli strapoteri attribuiti al Gabinetto di Guerra degli Scienziati e ci conceda la totale riapertura del calcetto prima che sia troppo tardi.