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9 Gennaio

Chissenefrega dei tifosi

Questo, in sostanza, è il messaggio congiunto di Lega calcio e governo.

La telefonata di Mario Draghi al presidente della Lega calcio Gravina non metteva il calcio di fronte a una scelta: la obbligava a prendere un provvedimento drastico nel minor tempo possibile. Così, in seguito alla riunione convocata d’urgenza dallo stesso Gravina insieme ai presidenti, si è votato all’unanimità una delibera che limita a 5.000 il numero di spettatori negli stadi per i prossimi due turni di campionato.

Il settore ospiti? Ovviamente chiuso. Il premier, per contrastare l’emergenza (è giusto definirla tale?) covid, aveva imposto al mondo del calcio di scegliere tra le porte chiuse – e il prosieguo del campionato – o l’interruzione dello stesso – ma fino a quando?. La Lega in barba alle promesse di inizio anno, sue come del governo Draghi, ha optato per la soluzione meno drastica e più conveniente per lei e i club di Serie A. Un contentino che accontenta tutti meno che i tifosi.

Ammesso e non concesso che la norma non verrà prorogata (possibilità a cui crediamo poco), non riusciamo a capire il senso di una misura simile. Non troviamo evidenze logiche per cui sia sensato imporre il limite di cinquemila posti. Per quale motivo lo Stadio Olimpico di Roma che ne ha 73.000 dovrebbe poter ospitare lo stesso numero di tifosi del Penzo di Venezia che non arriva neanche a 10.000? Paradossalmente da questa ulteriore stretta i lagunari, invece di perderci, guadagnano un centinaio di posti portando la percentuale di possibili presenze sugli spalti oltre il 50%, il limite in vigore fino ad oggi.

L’impennata dei contagi da 36mila a 200mila in Italia si è registrata tra il 22 dicembre e il 6 gennaio con la Serie A ferma e gli stadi chiusi. Aver costretto la Lega a chiudere gli stadi (dove si entra con Super green pass) è un clamoroso autogol.

Marco Bellinazzo dal suo profilo Twitter, 08.01.2022

Lasciando perdere il curioso lasciapassare per la Supercoppa italiana (evidentemente quel giorno il virus andrà in vacanza), quello che più ci preoccupa è la totale assenza di direzione e prospettiva. Non solo sportiva. Come è possibile imporre agli stadi e ai suoi frequentatori le stesse limitazioni presenti prima dei vaccini, del green pass, infine pure del super green pass? Perché il modello inglese è per noi così inaudito?

Riportiamo giusto qualche dato per far capire come la situazione sia notevolmente cambiata. Da inizio pandemia sono state somministrate 115milioni di dosi, il 90% della popolazione ha ricevuto almeno un vaccino e oltre 22 milioni di italiani hanno già fatto il terzo richiamo. Se da un lato è palese che i vaccini, con questa nuova variante, non coprano dal contagio (oltre 100mila nuovi casi in media al giorno nelle ultime due settimane), dall’altro lato è evidente che proteggano dal ricovero in terapia intensiva. La situazione degli ospedali non è paragonabile alle precedenti ondate e soprattutto, nonostante tutti questi contagi, nessuna Regione è in zona rossa.



Lo stadio è un luogo all’aperto, variabile importantissima ai fine della possibilità di contagio, e per entrare si deve avere il green pass (ora il super green pass). Come ha scritto Bellinazzo e come lui tanti altri, nessun dato testimonia una correlazione tra afflusso di pubblico negli stadi e aumento dei contagi (anche da un punto di vista temporale, diacronico).

Lo strumento per combattere la pandemia ci è stato dato e le persone hanno risposto presente. Che il 90% della popolazione si sia vaccinata è fattuale. Ognuno, magari, con una motivazione diversa: chi per paura, chi rispetto delle 139mila persone che da inizio pandemia a causa del Covid non ci sono più, chi per proteggere i propri cari e chi costretto. Fatto sta che 50 milioni di italiani il vaccino se lo sono fatto e che, magari gradualmente e non come ha fatto il Regno Unito del lupo cattivo Boris Johnson, è il momento di tornare ad avere una vita normale. Anche se le direttive del governo sembrano indicare il contrario.

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