Il calcio va sempre più veloce. È difficile da seguire per chi lo ama e per chi vi lavora; la vicenda Prandelli dice moltissimo in questo senso. Il punto è che, come ci ha detto Francesco Repice, «questo calcio non lo riconosciamo più, non è quello che abbiamo sempre conosciuto, non ci interessa nemmeno sapere cosa voglia diventare in futuro». Un assaggio del futuro, comunque, ce lo ha dato ieri pomeriggio Dazn.

 

 

Nella settimana in cui per la prima volta nella storia una gara di Liga (Real Sociedad vs Athletic Bilbao) è stata trasmessa su Twitch, lo streaming di Dazn (in Italia) è andato a farsi benedire. Per i tifosi è stata una vera delizia. Alle 12.30 Inter vs Cagliari prima si è bloccata sulle immagini di un Lukaku spazientito, poi si è interrotta del tutto lasciando spazio alla rotellina del caricamento infinito (non diciamo di cosa). Alle 15.00, per concludere un antipasto già ghiotto, Hellas Verona vs Lazio non è mai cominciata. Un fatto gravissimo, che getta un’ombra inquietante rispetto a quello che accadrà nei prossimi tre anni.

 

Così, mentre il Ministro per l’innovazione tecnologica e la transizione digitale Vittorio Colao ribadisce che «il 60% delle famiglie italiane non ha internet oppure manca di una connessione rapida», e il ritorno negli stadi non è ancora un tema affrontato nel nostro Paese, quei già pochi privilegiati che possono permettersi l’abbonamento mensile a Dazn hanno assaggiato il futuro.

 

Mentre l’app Dazn andava in crash – con tanto di petalose scuse del servizio via Twitter –, chi aveva Sky Sport poteva vedersi Inter vs Cagliari in piena comodità, ed Hellas vs Lazio dal 30’ del primo tempo. Sembra quasi di essere tornati ai tempi della Domenica Sportiva. Il che non sarebbe neanche male, a volerci ridere su. Certo, i costi totali sono leggermente diversi, ma questo è solo un dettaglio.

 

dazn

Un font accattivante, senza dubbio. Il contenuto del messaggio un po’ meno

 

 

Non c’è da stupirsi, quindi, che molti italiani stiano tornando (dati TER) all’ascolto delle partite via radio – quest’ultima non solo offre un servizio gratuito, ma di una qualità ben più alta (e avanguardista). Comunque, dare tutte le colpe a Dazn è ingeneroso. D’altra parte, la decisione di spingere per lo streaming a discapito della televisione è venuta da quegli stessi presidenti che, parlando in nome dei tifosi, hanno guardato soltanto alle proprie tasche. Cento milioni di differenza rispetto a Sky: tanto è bastato per far gola ai patron del Belpaese calcistico, abbandonando la vecchia e cara televisione una volta per tutte.

 

 

Il fatto è che, anche augurandosi un miglioramento delle condizioni internet a livello nazionale, l’esperienza della partita dal pc – o addirittura dal proprio smartphone – è una scelta che, fregandosene di milioni di appassionati, va nella direzione dell’aristocratica generazione Z (nata tra il 1995 e il 2010).

 

Secondo gli studi di McKinsey, Eca e Nielsen, non solo i nuovi fruitori non si interessano dell’evento sportivo tradizionale, ma qualora ne prendano parte preferiscono farlo (58%) via social, magari commentando gli avvenimenti in diretta – in questo senso la scelta di Twitch della Liga non deve sorprendere.

 

Ecco perché Dazn dovrebbe preoccuparsi: chi glielo va a dire, a questi, di avere pazienza per il ritardo dello streaming sulla diretta, o per un suo malfunzionamento?

 

Come ha dichiarato il CEO del Liverpool Peter Moore, «combattiamo per il tempo. Il bambino moderno vive atomizzato, 10 minuti qui, 10 minuti là». Sono preoccupazioni condivise da quasi tutti i presidenti delle società di calcio, incluso quell’Andrea Agnelli che punta al Grande Reset calcistico. Il guaio è che, anche per chi ha qualche anno di più, il tempo delle concessioni sta finendo.

 

 

È curioso, se non paradossale, che l’unica “saggia” posizione l’abbia assunta Massimo Ferrero, patron della Sampdoria: «Non ho niente contro DAZN, ma non penso sia pronta. […] La fibra ancora non c’è come dovrebbe. Non svendiamoci». Parole profetiche, pronunciate il 22 marzo. Siamo solo all’inizio, e comunque i profeti non li ha mai ascoltati nessuno. Soprattutto se si chiamano Ferrero.