Altri Sport
13 Luglio 2019

Federer-Nadal è poesia

Wimbledon, 12 luglio 2019: l'ennesimo atto di un'eterna sfida.

Fermate il tempo, se potete. Ibernatelo qui, nell’immacolato palcoscenico del campo centrale più famoso del mondo. Ripetete all’infinito i gesti puliti nel silenzio iconico di Wimbledon, rotto solo dal celestiale suono delle corde pizzicate dai colpi perfetti dei due giocatori più vincenti nella storia di questo sport. Perché l’eterna sfida tra Roger Federer e Rafael Nadal, va in scena per la quarantesima volta, la quinta sul centrale dell’All England Lawn Tennis and Croquet Club, la prima non valevole per il titolo.

 

A Londra l’appuntamento mancava da 11 anni, quando Rafa aveva “morso” la sua prima coppa d’oro nel 2008 e John McEnroe aveva definito i 5 set disputati come la partita più bella di sempre. E se nello sport i superlativi assoluti sono difficili da avallare, è certo che da oltre una decade questa sfida è diventata l’icona stessa del mondo della racchetta. L’attrazione è magnetica, il fascino di opposti che si attraggono creando insieme una creatura perfetta. L’eleganza classica, quasi plastica di Roger il Grande, nel suo regno ideale, con i piedi fluttuanti sul proprio Eden, splendida divinità senza sudore e senza macchia nel candido abito bianco. Dall’altra parte della rete Rafa il Guerriero, i cerotti sulle dita ricordano i sacrifici di ogni 15 conquistato da un fisico sempre madido e scolpito come una macchina da guerra, che si muove incessante sull’erba battuta della seconda settimana di torneo.

 

Sua Maestà contro il Guerriero nell’atto del 2008: il principio di un’eterna sfida

 

Le tre ore di partita scorrono tra colpi irreali, intensità elettrica e la solita estenuante guerra di nervi che paralizzerebbe il braccio di ogni essere umano, ma non il loro, che sembra fiutare le molecole della storia e si arma in modo, se possibile, più letale del normale. La partita scorre purtroppo più veloce di quanto vorremmo: il primo set lo vince lo svizzero al tie-break, dopo aver servito in modo impeccabile per quasi un’ora. Poi Roger si prende una mezz’oretta di pausa e il maiorchino rimette in parità il conto dei set.

 

La partita cresce di livello nel terzo set e quarto set, in cui Nadal viene tradito dall’efficacia al servizio, l’arma che finora aveva stupito per continuità nel corso del torneo: scendono le percentuali di prime in campo e si alza il livello di aggressività di Federer nelle risposte. Arrivano i break, ma soprattutto alcuni punti chiave vinti dal rossocrociato, proprio in quegli scambi eterni giocati da fondo campo, terra di conquista del 12 volte campione del Roland Garros. Nadal si scompone, anche nei gesti, vengono minate le certezze del suo gioco e l’espressione imperturbabile lascia il posto a smorfie impotenti verso il proprio box. Rafa è alle corde e Roger ne approfitta, non prima di alcuni scambi semplicemente epici in corrispondenza delle palle match non sfruttate dallo svizzero, per mettere il sigillo sulla sua dodicesima finale a Wimbledon.

 

Semplicemente Il Tennis

 

Il match purtroppo deve finire, e vorremmo quasi che nessuno vincesse questa partita: più che altro nessuno di questi due grandi Signori del tennis merita di perdere un match così, mai. L’ovazione dei 15.000 privilegiati del Centre Court ci regala la sensazione sempre più netta di aver assistito alla vera finale di questa 133° edizione del torneo più antico del mondo, con buona pace degli almanacchi. Non ce ne voglia Novak Djokovic, numero 1 al mondo ed eterno terzo incomodo di questa coppia perfetta. Nole, dopo un percorso estremamente agevole, sarà regolarmente in campo domenica a difendere il suo titolo, e certamente avrà dalla sua anche i favori del pronostico per conquistare il quinto titolo a Londra (già in 2 occasioni ha sconfitto Federer in finale).

 

Ma Rafa e Roger sono qualcosa di diverso, un’alchimia che ripercorre la scia delle grandi rivalità celebri di questo sport, Borg-McEnroe, Sampras-Agassi, ma le supera tutte per qualità, importanza e frequenza dei match. L’edizione di Wimbledon che ha visto l’età complessiva più alta dei semifinalisti in campo dall’era Open (133 anni in 4), racconta di un tennis ormai diventato uno ‘sport per vecchi’, mostrando una tendenza alla competitività in età più matura rispetto a quanto tradizionalmente ci aveva abituato.

 

Roger Federer sorride alla Vittoria

 

Sarà difficile, quasi impossibile, capire se la ragione sia l’incontestabile superiorità dei 3 tenori che da 15 anni (con rare eccezioni) monopolizzano i tornei dello Slam, o sia l’arido talento di giovani in grado di scalzarli. Il tempo regalerà il cambio generazionale, ma non affrettiamolo, perché se è vero che nuovi campioni si affacceranno sul circuito, difficilmente potremmo assistere nuovamente a spettacoli come Federer-Nadal. Perché, diciamola tutta, questa partita ha persino sfondato i confini del tennis, assurgendo a una dimensione differente, quasi eterea. Non è più nemmeno tennis.

 

Roger Federer contro Rafael Nadal è poesia.

 

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