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26 Dicembre

Il caos plusvalenze e la figuraccia della federazione

Ci risvegliamo tutti sudati, come troppo spesso capita.

Sulla questione delle plusvalenze ci siamo svegliati competenti e giudici tutti all’improvviso. Come se ci volesse un genio a scorgere del marcio dietro l’oro luccicante. Sorgono però due domande: perché per scoperchiare questo vaso di Pandora sono state necessarie due indagini della Procura (una di Torino e una di Milano) mentre UEFA, FIFA e soprattutto la Federcalcio italiana non hanno mai pensato ad accertare la regolarità delle operazioni di mercato? E poi: qual è, nell’epoca dei social e degli sponsor, il criterio oggettivo per cui un giocatore vale o non vale quei soldi?



“A pensar male si fa peccato ma spesso ci si indovina”, diceva Andreotti, a maggior ragione se la Serie A un organo che indaga (o per lo meno dovrebbe farlo) riguardo i bilanci lo ha. Si tratta della Covisoc, Commissione di Vigilanza sulle Società di Calcio Professionistiche. Sembra come se più che non rendersene conto, nessuno ne abbia parlato perché in fin dei conti nascondere lo sporco sotto al tappeto fa comodo un po’ a tutti. A qualcuno per sistemare i conti delle società, a qualcun altro per accedere a quel bancomat chiamato coppe europee e a qualcun altro, addirittura, per iscriversi al campionato.

È mai possibile che nessuno prima dell’inchiesta Prisma della Procura di Torino al cospetto di un bilancio in rosso di 209,9 milioni si sia mai reso conto di 282 milioni di plusvalenze sospette della Juventus? Se tutto ciò che sta emergendo venisse accertato sarebbe di una gravità inaudita. E non per il blasone della società (di cui poco ci importa) ma perché la squadra, pardon, la società, è quotata in borsa. Proprio per quest’ultimo motivo, indagare o meno non è una decisione da prendere per la Procura ma una scelta obbligata. Non si tratta più di ipervalutazioni ma di false comunicazione e false fatture.

Lo sottolinea anche Marco Gervini sul Corriere della Sera: “La questione Borsa (Juve ed Exor) è tutt’altro che un dettaglio, perché gli eventuali illeciti commessi da Andrea Agnelli, Pavel Nedved, Fabio Paratici e gli altri indagati (anche per emissione di fatture per operazioni inesistenti), andrebbero a impattare sugli interessi (e i portafogli) di migliaia di azionisti che hanno fatto le loro scelte di investimento sulla base di informazioni (bilanci, report periodici, comunicati stampa) ritenute vere e corrette”. Il decreto di perquisizione è chiaro e le sue stime sono inquietanti. Nel 2019 al posto di 171 milioni si parla di una perdita d’esercizio di 39 milioni con un patrimonio netto positivo per 31 milioni, quando in realtà avrebbe dovuto essere negativo per 100 milioni. Non cambia la storia neanche nel 2020 (perdita è di 89 milioni anziché 209 milioni) e nel 2021 (209 milioni invece di 240) con patrimonio netto positivo per 28 milioni invece che in negativo di due.


Il giornalismo sportivo, oggi, non può prescindere da conoscenze di tipo economico e giuridico, oltre che appunto sportivo


La federazione fa tutto fuorché una bella figura se per svegliarsi ha avuto bisogno di un’indagine della Consob sui conti bianconeri. Per anni non è stato detto niente e improvvisamente dalla sede Covisoc, dopo le pressioni Consob, esce un documento con 62 plusvalenze, di cui 42 a Torino e le altre 20 sparse per l’Italia.

Anche l’Inter è coinvolta nella questione plusvalenze. C’è una differenza sostanziale però tra le due società: i neroazzurri non sono quotati in borsa, i bianconeri sì. Inoltre, non ci sono indagati ma si tratta di un’indagine esplorativa. Allo stesso tempo, però, Luca Fazzo sul Giornale scrive: “Se si accerta che il bilancio prima del trucco avrebbe reso impossibile l’iscrizione del club milanese alla serie A, le conseguenze potrebbero essere più pesanti”. Radu, ceduto per 8 milioni e poi tornato, valeva quei soldi? Era 19.5 milioni e 11.7 milioni il prezzo di Pinamonti e Vanheusden (entrambi ceduti al Genoa)? Bettella (7 milioni) e Carraro (5 milioni) spediti a Bergamo dove non sono mai scesi in campo per finire nel girone dell’inferno dei prestiti della Serie B costavano così tanto? All’epoca Ausilio venne incensato per il grande lavoro svolto.

Allo stesso tempo però, in quel gruppo di ragazzi basta un solo nome per far crollare ogni certezza inquisitoria: Nicolò Zaniolo. Ceduto per 4,5 milioni oggi ne vale, secondo Transfermarkt, 40. Insomma, la Federcalcio si è finalmente svegliata ma come ha intenzione di agire? Qual è il criterio oggettivo per il quale può dire: questo giocatore può valere al massimo 10 milioni? Anche se non esaustivo, un buon primo passo è vigilare severamente e smettere di sorprendersi. E poi ci auguriamo che, qualora ci siano dei colpevoli, venga usato lo stesso metro di giudizio per tutti. Anche per rispetto di quelle società che hanno subito un danno non banale come il non riuscire a qualificarsi in Europa piazzandosi dietro chi potrebbe aver agito illecitamente. E soprattutto verso quelle piazze che per problemi societari sono dovute ripartire dalla Lega Pro. Beati coloro che avranno pazienza.


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